“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Venerdì, 08 Luglio 2016 09:02

Se l'esperimento fallisce

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Sulla scena del Teatro Piccolo Bellini si trovano una batteria sulla sinistra e una gabbia all’estrema destra, dove un uomo vestito di pellicce suona un contrabbasso. Al centro una scenografia mobile, che ricorda i libri dei bambini tridimensionali, suggerisce gli interni dove si svolge la storia. 

Poco dopo l’inizio entrano tutti i personaggi di questa pièce che quasi sempre troviamo sulla scena, dando spessore corale ad un esperimento teatrale che riprende quello più letterariamente famoso: la creazione del mostro Frankenstein da parte della penna di Mary Shelley. Il romanzo gotico è ripreso nelle linee fondanti della storia ma risulta adulterato da commistioni e incursioni della comicità partenopea, della canzone napoletana (dalla classica alla posteggia), del teatro classico, del Cafè Chantant.
La signorina Sciarlotte Sciarappa, imprenditrice di una ditta di bibite gassate “Sciarappa&Co.”, ingaggia il famoso scienziato Viktor per la creazione di un operaio in puro stile stakanovista. Viktor è aiutato dal frutto del suo primo esperimento malriuscito, Qualk’uno Esposito, detto Qualk, e dalla signorina Frau Helena, detta Frau, vestita, pettinata e perfettamente identica alla mitica Frau Blücher, con qualche tratto di Inge, del film parodia Frankenstein Junior di Mel Brooks. Il prescelto per questo esperimento è il cantante Karamazov, solista del gruppo degli Allegri Posteggiatori. Ma l’arte è più forte degli esperimenti folli di Viktor e del rigore della scienza: il mostro Karamaz-stein conserva le sue doti canore e tutto l’esperimento fallisce miseramente in un concertino finale.
La commistione di stili, il pastiche tra i film, il romanzo, le citazioni come quella sul “salto quantico” fatto dal mostro unita ad una prolissità del testo che ha superato l’ora, hanno creato quello che volgarmente parlando potrei definire “un polpettone”, che vorrebbe essere leggero e saporito, ma che si piazza sullo stomaco senza scampo.
Certo la calura estiva del sottotetto del Teatro Bellini e l’ora tarda scelta per rappresentarlo non hanno favorito la fruizione e la buone disposizione d’animo ma certo che, se non si vuole definire quest'opera un divertissement, non si sa quale altra definizione dargli, volendo anche artatamente farlo.
Il senso di questa (presunta) sperimentazione, il gioco esorcizzante sul deprezzamento dell’artista, sull’alienazione del mondo del lavoro si notano a fatica.
L’ottima interpretazione dei due protagonisti ha salvato ciò che poteva essere salvato: Rosario Giglio è stato un Viktor perfetto con il suo sguardo tra lo stralunato e il comico dai tempi precisi scanditi da un metronomo interno e dalla lunga carriera professionale e l’altro attore che impersonava Karamazov era la spalla adatta alla recitazione di Giglio. Insieme hanno strappato applausi e risate, e si sottolinea anche la bravura dei Posteggiatori Tristi ma, oltre questo, si è assistito ad un mostro di rappresentazione di cui un Festival internazionale di Teatro poteva farne tranquillamente a meno.

 



Napoli Teatro Festival Italia
Frankenstein 'o mostro
scritto e diretto da Sara Sole Notarbartolo
con Pietro Botte, Roberto Caccavale, Anne-Laure Carette, Valentina Curatoli, Davide D’Alò, Emanuele Esposito, Rosario Giglio, Ivan Virgulto
scenografia Peppe Cerillo
luci Giuseppe Di Lorenzo
audio Fiore Carpentieri
costumi Pina Sorrentino
trucco Donatella Podano
assistente alla regia Marco Serra
foto di scena Giusva Cennamo, Cubo Creativity Design
produzione Associazione Culturale Soda Sciarappa
in collaborazione con Interno5
e con Fondazione Teatro di Napoli/Teatro Bellini
durata 1h 30’
lingua italiano
paese Italia
Napoli, Teatro Piccolo Bellini, lunedi 4 luglio 2016
in scena il 4 e 5 luglio 2016

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