“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Martedì, 05 Luglio 2016 00:00

L'Almanacco di Pirrotta allo Steri

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Almanacco siciliano delle morti presunte è il romanzo Roberto Alajmo da cui Vincenzo Pirrotta ha tratto l’ultimo spettacolo da regista e interprete, Almanacco Siciliano, produzione estiva del Teatro Biondo di Palermo. Il testo racconta in soggettiva gli ultimi istanti di vita di uomini e donne uccisi nel corso di cinquant’anni della guerra di mafia in Sicilia, dalle vittime volute – giudici, magistrati – a quelle casuali cui l’autore concede particolare attenzione. Queste sono Biagio e Giuditta, travolti nel ’85 da un inseguimento a sirene spiegate davanti al loro liceo palermitano; sono i gemelli di Pizzolungo saltati in aria insieme alla madre nell’attentato al magistrato Carlo Palermo; sono Gaetano Bottone e Claudio Domino figli di padri sbagliati sacrificati al dio onore.

Asciutto, scevro di eccessi stilistici e emotivi, costruito come un calendario di appuntamenti con la morte – un almanacco appunto – il racconto si nutre della verità di quell’istante di luce prima del buio che nessuno di noi potrà mai riportare in prima persona e che pure qui è narrato in soggettiva. Il sangue però, come nella tragedia classica, viene versato “fuori dalla scena” perché l’autore evita gli eccessi di pietismo e i dettagli cruenti con cui i media ci hanno investito.
Nell’Almanacco che Pirrotta mette in scena nel piazzale Abatelli allo Steri dal 29 giugno al 3 luglio di questa cronaca semplice resta poco: fedelmente al testo le morti vengono dette e non viste, la parola è intima, scaturita dalla drammaturgia in soggettiva, ma lo spettacolo è un’enfatica cerimonia carica di dettagli, soprattutto estetici, agita per cinquantacinque minuti da un sacerdote (lo stesso Pirrotta) e le sue sacerdotesse – Cinzia Maccagno e Elisa Lucarelli – tutti vestiti di bianco. Due file di cuori pulsanti sospesi nel buio costeggiano la scalinata bianca protagonista della scenografia di Claudio La Fata che si staglia sulle mura dello Steri, ex carcere della Santa Inquisizione; a queste macabre luminarie si aggiunge, al centro del palcoscenico, un palo di legno munito di corde intorno al quale sembra ruotare questa liturgia delle morti che culmina nella crocifissione e nel monologo finale in cui Pirrotta si moltiplica freneticamente nelle vittime diventando di ognuna la voce. Questi espedienti scenografici, insieme anche ai movimenti di scena delle interpreti, lenti e sovraccarichi di senso, dicono della regia molto più che del testo. Un elenco di numeri ripetuti in ordine sparso sono le date degli omicidi; una schiera di scarpe spaiate appese sul proscenio sono le strade percorse dalle vittime, quelle che ancora si percorrono. L’orazione è gonfia, declamatoria, intervallata dalle musiche di Marco Betta eseguite dal vivo dai fratelli Mancuso eletti a semidei in cima alla scalinata come su un podio.
Il rischio che la regia di Vincenzo Pirrotta si prende è quello di ridurre a simbolo il senso. Senso che tuttavia si salva nell’interpretazione dello stesso protagonista alla cui fisicità dirompente si appiglia lo spettatore trascinato dall’affannoso e sudato parlare che all’attore siciliano deriva dall’antica tecnica del cunto, lontana qui ma mai abbandonata. La sua voce roca nel petto tremante bene si impasta poi con la partitura dei fratelli Mancuso pur nella diversità degli stili; qui litania e lamento, elencazione e ninna nanna convivono in un suggestivo connubio sonoro che raramente, quando in gioco ci sono i Mancuso, sbaglia il segno.

 

 



Almanacco Siciliano

di Roberto Alajmo
regia Vincenzo Pirrotta
musiche Marco Betta e i fratelli Mancuso
con Elisa Lucarelli, Cinzia Maccagno, Vicenzo Pirrotta e le voci di Enzo e Lorenzo Mancuso
scene Claudio La Fata
costumi Vincenzo Pirrotta
luci Nino Annaloro
assistente alla regia Salvo Dolce
produzione Teatro Biondo Palermo
Palermo, piazzale Abatelli allo Steri, 29 giugno 2016
in scena dal 29 giugno al 3 luglio

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