“Ho forse dormito mentre gli altri stavano soffrendo? Sto forse dormendo in questo momento?”

Samuel Beckett; Aspettando Godot

Martedì, 28 Giugno 2016 00:00

L’assurda danza del capitalismo

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Come si può mettere in scena l’attuale sistema di speculazione finanziaria che domina l’economia e il mondo intero? Ci ha provato la compagnia belga dello Zoo Théâtre con lo spettacolo Money!, premiato in Belgio e presentato in anteprima nazionale per il Teatro Festival di Napoli: un obiettivo non facile per un lavoro frutto di una scrittura collettiva che riesce a trovare spunti interessanti ma che, nel complesso, ci appare didascalico e "didatticheggiante"; l’ironia dei dialoghi e delle azioni non sempre riesce a restituire adeguatamente l’assurdità, né la violenza del sistema finanziario, risultando spesso descrittiva nella funzione di smascheramento – un po’ ingenuo e privo di forza – anziché approfondire gli strumenti trovati e le potenzialità proprie del teatro (così affine ai contenuti rappresentati).

Lo spettacolo è costruito su un palcoscenico vuoto, con al fondo uno schermo su cui vengono proiettate immagini, scritte, numeri, diagrammi. La scena è attraversata da quattro attori (tra cui spicca il bravo Jérôme de Falloise, premiato anche dalla critica) che, di volta in volta, impersonano un cliente e un agente finanziario, uniti e separati da tavolini con rotelle che si muovono, vanno incontro ai clienti e poi si allontanano; oppure ballano, accelerando, raggiungendo velocità pericolose che richiedono di afferrare ben stretto il tavolino per evitare di essere scaraventati via dalla forza centrifuga; tavolini che viaggiano contemporaneamente, e quando ci si stacca da uno ci si può aggrappare ad un altro, sempre spinto alla stessa velocità, danzante all’impazzata al suono della musica.
Una danza spericolata che si avvia ogni volta sostenuta da musiche che chiedono solo di ballare, mentre il ballo stesso chiede solo altra musica per continuare a sostenere il movimento. Tutti ballano, per cui – come afferma un attore – non è simpatico chiedersi nel bel mezzo del divertimento generale: ma che musica è? Allora il ballo ricomincia di nuovo, nuovamente inconsapevole. Però, può accadere che all’improvviso facciano male i muscoli delle gambe, che le gambe non sopportino più la musica.
Può accadere, ad esempio, che un correntista vada in banca e chieda: "Vi ho dato settantacinque euro ogni mese, adesso vorrei capire dove sono i miei settantacinque euro".  Frattanto gli agenti finanziari, da parte loro, costruiscono frasi come in un gioco da tavolo in cui, poste alcune parole chiave scritte su un mazzetto di cartelle (“sicurezza”, “denaro”, “avvenire”, “progetto”... vi compare persino la parola “etico”) sciorinano di volta in volta discorsi persuasivi e ottimistici: la sicurezza dell’avvenire... il vostro progetto è il nostro progetto...
Una scritta compare sullo schermo e si compone a tratti: “quest’uomo sa” ... “quest’uomo sa che non sa” ... “quest’uomo sa che non sa ciò che l’altro uomo sa”.
In fondo la questione centrale è: “fidarsi”, affidarsi. Perché fidarsi è bello, emozionante, come chi si lascia cadere, fiducioso che qualcuno lo afferrerà prima che si spiaccichi a terra, un’emozione tanto più crescente quanto più prossimi al suolo si viene afferrati. "E allora, che cosa ne è di quei famosi settantacinque euro, che erano qua e ho dato a voi?" – "Lei è proprietario di quote azionarie che sono proprietarie di quote azionarie di società, aziende..." – "Sì, ma chi sono?" – "S’informi!" – risponde l’agente allontanandosi elegantemente con il suo tavolino: intanto riprende la musica e, con essa, la danza.
“Ma che cosa accadrebbe se un giorno tutti volessero ritirare i propri soldi dalle banche?”.
Azioni, danze, colloqui, frasi fatte ritornano e si ripetono, una ripetizione continua che porta avanti il gioco, a cadenze di musica, così come si ripete la domanda che irrompe nella danza: ma fino a quando? Non abbiamo raggiunto il fondo?
La cinica risposta di un manager, pronto a rileggere in senso opposto e negativo quelle stesse cartelle utilizzate prima per convincere gli acquirenti, è che il fondo è senza limiti e l’intelligenza non ha più ragion d’essere contro l’ordine del profitto. Lo spirito del capitalismo propugna e asseconda una rivoluzione antropologica; infatti deriva dalla nostra stessa natura, ormai siamo parte integrante e abbiamo preso gusto a tutto questo, le speculazioni vengono da lontano, come guidate da un Dio senza viso.
E se proprio sorgono dei problemi, una crisi, allora intervengono le ristrutturazioni aziendali, per migliorare – si dice – l’organizzazione del lavoro, per valorizzare lo sviluppo professionale dei lavoratori, eliminare costi aumentando profitti e valore delle azioni. Un centro di valutazione s’incarica di studiare a fondo tutto ciò che si fa, come lo si è fatto finora, in quanto tutto è misurabile, rapportabile a numeri che devono produrre numeri più alti: l’area in cui si muove un operaio mentre compie il suo lavoro, il numero dei passi che compie durante una determinata mansione... “Ma poi, al ritorno, i passi del lavoratore sono a vuoto?”. Un’allegoria concretizza l’assurdità paradossale del meccanismo: un vaso che annaffiate sul vostro balcone, un giorno cade in testa a un passante per strada: che fate, se non cambiare vaso?!
Il processo termina, seppure l’inchiesta non può dirsi conclusa, con la proposta della Compagnia: organizzare una prima azione contro tutto ciò – dire no!, boicottare, istituire il reato economico come crimine contro l’umanità. Ma la scelta viene riposta alla volontà degli spettatori, a tutti noi che contribuiamo all’assurda danza: mandate una mail con la vostra proposta...

 

 

 

 

 

 

 

Napoli Teatro Festival Italia
Money !
di Zoo Théâtre e Françoise Bloch
regia Françoise Bloch
con Jérôme de Falloise, Benoît Piret, Aude Ruyter, Damien Trapletti
video Benoit Gillet, Yaël Steinmann
luci Marc Defrise
scenografia Johan Daenen
costumi Patty Eggerickx
direzione tecnica e regia videoBenoit Gillet
foto di scena A. Gomez Garcia
produzione Zoo Théâtre
in coproduzione con Théâtre National de Bruxelles, Théâtre de Liège, L'ANCRE/EDEN Charleroi
con il sostegno di L'Ecole Supérieure d'Acteurs du Conservatoire di Liège (E.S.A.C.T.) e di La Chaufferie Acte 1
paese Belgio
lingua francese (con sopratitoli in italiano)
durata 1h 30'
Napoli, Teatro Nuovo, 21 Giugno 2016
in scena 21 e 22 giugno 2016

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