“Sai che significa esser bruciati / e senza un filo, un'ombra di sorriso? / Sai che significa implorare la gioia, / perché ritorni come un tempo sul tuo viso? / Un mare di fiori gettato su un guitto / non può colmare il suo vuoto orrendo. / Un attore senza voce è un lazzaro / e rotea come una girella nel vento. / Ma egli si ostina a non voler morire / e con desiderio aspetta l'alba / sterminata, gelida, ventosa, / perché è bella la vita, e misteriosa, / e così labile”

Angelo Maria Ripellino

Venerdì, 24 Giugno 2016 00:00

La scomposizione dell'attimo visivo

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Il buio prevale nettamente sui pochi oggetti fiocamente illuminati sul palco: vi è un lungo tavolo posto verticalmente alla platea su cui si intravedono dei calici e dei piatti, inoltre vi sono solo due sedie trasparenti come quelle del designer Philippe Starck poste da un lato e dall’altro di esso. Un grosso schermo rettangolare è posto alle spalle del lungo banco, qui verranno proiettate le immagini che una piccola telecamera calata dall’altro molto lentamente riprende avanzando sul tavolo a raccontarne le minuzie.

Oltre ai piatti e ai calici vi sono delle mele e tre metronomi che scandiscono un’identità di ritmo che non riesce a seguire la parcellizzazione delle immagini. Perfino le vene del legno del tavolo sembrano ingigantite sullo schermo quasi a raffigurare delle enormi fratture. Da questo primo contatto con questa rappresentazione è chiaro che tutto sarà condotto sul filo del micro e del macro, sulla disfonia, sullo sfalsamento dei piani del tempo e dello spazio.
Quando entrano gli attori, tre donne ed un uomo, che mimeranno la gestualità di un pranzo con una lentezza millimetrica, è ancora più chiaro che non vi sarà una trama, una sinossi narrativa, ma che tutto è stato concepito come un’analisi della percezione visiva e dei trucchi, delle illusioni a cui questo senso è sottoposto. In questa analisi rientra il gioco delle ombre tra chi è dietro questo schermo e chi è davanti per cui ombra e personaggio perdono i contorni e i confini. Dopo il pranzo, gli attori diventano danzatori lentamente agili, quasi a misurare lo spazio. Oltre a rarefatte note musicali o suoni parossistici, colpisce lo sciabordare dei passi degli attori sul palco ricoperto di un sottile strato d’acqua, per cui sembra che stiano camminando su una superficie mobile come in un miracolo, mentre il rumore dei movimenti nell’acqua sembra sostituire quello dei metronomi iniziali.  Fasci di luce tagliano, sottolineano e si intrecciano, fumo di scena evoca nuvole tridimensionali che avvolgono i ballerini. Ad un certo punto una sola donna in scena, nel breve lasso di tempo dell’accensione di un fiammifero, pronuncia delle massime in giapponese subito tradotte da una voce maschile fuori campo. “Non esistono cause, solo coincidenze”, “Dove significa solo quando”, “Trova l’angolo morto a cercare il colore”. Di forte impatto è il quadro delle numerose piccole luci che vengono calate dal soffitto e la proiezione finale del mare e della sua risacca che riporta gli attori nella stessa posizione iniziale, senza più la presenza del lungo tavolo apparecchiato.
L’autore e il regista giapponese Shiro Takatani, considerato uno dei più visionari videoartisti del panorama mondiale, studia con ST/LL, che significa "Still", cioè ancòra in inglese, la permanenza dell’attimo che si fa presente due o più volte, quindi con il frazionamento millimetrico del tempo e contemporaneamente l’ancòra visivo che non permette di scindere due immagini simultanee come allo specchio tra visione reale e puro riflesso.
Uno spettacolo considerato un poema visivo, dicono le note di regia, e indubbiamente, pur nella complessità della non narrazione, l’immagine globale colpisce e regala a questo Festival sprazzi di autentica novità.

 

 

 

Napoli Teatro Festval Italia
ST/LL
regia Shiro Takatani
con Yuko Hirai, Mayu Tsuruta, Misako Yabuuchi, Olivier Balzarini
musiche Ryuichi Sakamoto, Marihiro Hara, Takuya Minami
luci Yukiko Yoshimoto
creazione multimediale Ken Furudate
testo Alfred Birnbaum (traduzione italiana Daniela Shalom Vagata)
voce Mauro Vattani
direttore di palcoscenico Nobuaki Oshika
direttore tecnico Thomas Leblanc
tecnico suono Corentin Vigot
tecnico palcoscenico Aiko Harima
assistente multimediale Ryo Shiraki
produzione Dumb Type Office
in coproduzione con Le Volcan – Scène Nationale Du Havre (Francia), Biwako Hall – Center for Performing Arts Shiga (Giappone), Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
paese Giappone
lingua giapponese, italiano
durata 1h 10'
Napoli, Teatro Politeama, 21 giugno 2016
in scena 20 e 21 giugno 2016

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