“E comunque si andrà a teatro perché là ci sono ancora esseri che sudano, che piangono, si tagliano, sbagliano, cadono, si disperano o sono felici. Si andrà a vedere questo evento come qualcosa di non manipolabile, di non bidimensionale”.

Antonio Neiwiller

Giovedì, 23 Giugno 2016 00:00

L'amore che danza

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Il palcoscenico di Villa Pignatelli dove va in scena lo spettacolo La danse des amants di Sara Sole Notarbartolo è meraviglioso e suggestivo: è il prato di una delle grandi aiuole alberate situate alle spalle dell’edificio neoclassico illuminato di giallo e di blu. È un prato che presenta dossi, piccole collinette, che si presta alla perfezione a raccontare il luogo della storia, una festa di paese che tutti gli anni si ripete il 20 giugno del Millenovecento e qualcosa.

Tra gli alberi posti sulla destra e sulla sinistra sono tesi dei fili che reggono semplici lampadine che sono tutte le luminarie della festa di Mirnastorno, piccolo paese italiano talmente minuscolo che non viene nemmeno bombardato durante la guerra perché gli aerei non lo vedono nemmeno per sbaglio, è talmente minuscolo che non ci sono strade che portano al paese e quindi non ci sono neanche per portar via gli uomini da arruolare. Per questo motivo, tutti gli anni la festa si ripete mettendo in scena il copione del corteggiamento tra uomini e donne, tessendo una trama che lascia trapelare tutte le possibili connessioni sentimentali spesso implicite e nascoste delle relazioni tra i due sessi. Sono prima le sei ragazze ad arrivare sul prato correndo, tra gridolini di gioia e salti per la contentezza per quello che sta per accadere. Ricorda la gioia raccontata da Leopardi ne La sera del dì di festa o Il sabato del villaggio, la stessa gioiosa aspettativa mentre si cambiano di abito, mentre una canzone canta: Questo fanne le ragazze innamorate quando non possono dormir...
Successivamente, arrivano quattro uomini accompagnati dal parroco, don Marino che dovrebbe sovrintendere e controllare la liceità e la santità della festa. A poco a poco, attraverso le battute, emergono i personaggi: Gastone, il ricco del paese che ci tiene a far sapere che ha pagato lui la festa, poi Lucia, simpaticamente nevrotica e ansiosa, Tony vestito di bianco come il famoso omonimo Manero del film mito La febbre del sabato sera, il quale non riesce a nascondere la sua relazione con Rita, sposata ad Amilcare che – colpo di scena – ritorna al paese dopo anni, proprio quella sera. L’arrivo di Amilcare dà un giro di vite alla sagra. Il tango delle capinere sottolinea la tensione che cova nel triangolo, come un filo teso tra amore e gelosia pronto ad esplodere con violenza. Il ballo della coppia Nicola e Miriam mostra un legame fortemente voluto dalla donna che approfitta della danza per illustrare i preparativi del matrimonio al compagno che, invece, risponde evasivamente, senza entusiasmo, cambiando discorso, fino ad esplodere alla fine con un: ”Non ti amo più!”.
Non manca in questo microcosmo paesano il ragazzo timidissimo bersaglio di scherzi stupidi, la ragazza stramba, lo stesso parroco che nel crescendo finale scopre la vita, l’amore e si spoglia della veste talare. Su tutto domina la musica: il repertorio è quello romantico dagli anni Trenta a Charles Aznavour con Io tra di voi ed è la cornice perfetta di questa pièce delicata, leggera senza essere banale, anzi. Lo sguardo della regista mette a fuoco la strana dinamica del sentimento amoroso e le sue infinite varianti e racconta di come noi siamo abituati a qualsiasi sorpresa che non diventa più tale, prevedendo l’imprevedibile e sopportando l’insopportabile. Tony, il personaggio in questo emblematico, ad ogni tensione, ad ogni tragedia che accade durante la festa mentre tutti si fermano sull’orlo della débâcle, risolve tutto con un “Balliamo!” e con un “Abbandonati!” rivolto alla donna tra le sue braccia. Un anno dopo, tutto è di nuovo uguale, un ballo continuo destinato a ripetersi. A questo punto gli attori coinvolgono il pubblico trascinandolo sul prato di Mirnastorno dove possono bere vino offerto dai suoi abitanti e partecipare con una bruschetta di pomodoro alla condivisione di un pezzo di vita dove realtà e finzione sono una sola cosa.

 

 

 

 

Napoli Teatro Festiva Italia
La danse des amants
Spettacolo festa

scritto e diretto da Sara Sole Notarbartolo
con Alice Conti, Valentina Curatoli, Andrea De Goyzueta, Marco Fandelli, Antonella Migliore, Roberta Misticone, Marco Palumbo, Peppe Papa, Milena Pugliese, Fabio Rossi, Fabiana Russo, Emanuele Valenti
costumi e allestimento scenico Gina Oliva
fonico Fiore Carpentieri
tecnico luci Renato Cannavaro
disegno luci Paco Summonte
assistente alla regia Marco Serra
organizzazione e distribuzione Paola Boccanfuso
foto di scena Giusva Cennamo
produzione Taverna Est Teatro
in collaborazione con l'Asilo / Il giardino liberato di Materdei
sostenuto da Cantiere Campsirago 2014/2016
paese Italia
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Villa Pignatelli, 20 giugno 2016
in scena 20 e 21 giugno 2016, Villa Pignatelli, Napoli; 27 e 28 giugno 2016, Villa D’Ayala, Valva (SA)

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