”In coscienza, Kàtja, non lo so.“

Anton Pavlovič Čechov

Martedì, 21 Giugno 2016 00:00

"Adiò", il teatro è un viaggio

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“È per farvi sapitòri ‘e ‘sta ferita, per chiedervene scusa, scusa e perdono di una differenza, dello stare nel diverso di un altrove, c’amme fatto, stanotte, lo spettrale tentativo ‘e v’apparì”. 

Anime Vedette, in Co’Stella’azioni
(Enzo Moscato) 

"Mi chiamo Muhammed e queste sono le mie scarpe.
Se devo fare un viaggio sono la prima cosa che metto in valigia.
Queste mi hanno accompagnato nel viaggio, attraverso paesi e deserti. Sono la cosa più importante che ho. Un’altra cosa che mi ha accompagnato è la musica, ma quella non si vede. È qui dentro. Pronta a uscire".


Vico Santa Maria di Vertecoeli è un budello stretto e lungo che collega largo Donnaregina con la seconda parte di via Tribunali. La prima volta che ci vado, chiedo indicazioni a un vispo signore sul motorino che mi fa eco: "Via Vertecoeli?", scandendo bene bene quella “o” che, scomparsa la crasi, ora è la protagonista indiscussa della stramba parola. È in questa strada che si trova il centro di accoglienza migranti: un edificio a più piani, con un grande cancello all’ingresso e un piccolo cortile interno. Ospita richiedenti asilo tra i diciotto e i venticinque anni provenienti da Nigeria, Mali, Gambia, Senegal: per loro questa è solo una sistemazione temporanea. È qui che una volta a settimana, da circa sei anni, Linda Dalisi, regista e dramaturg di Antonio Latella, in collaborazione con la Less Onlus, porta avanti un laboratorio permanente – ma, per sua natura, instabile – di teatro. Instabile perché la Compagnia K. è composta da un nucleo più o meno fisso di napoletani attorno cui ruotano gli altri: c’è chi passa, fa una breve sosta e se ne va; chi resta, almeno per un po’, almeno fino a quando è in città; chi, ogni volta che torna a Napoli, torna anche al laboratorio, che è come una grande casa con le porte e le finestre aperte: sul fuori. Instabile, come il teatro, come la vita di chi è in transito: Hora è egiziano, Oumar viene dalla Guinea, Moussa dal Mali, Muhammed dal Senegal, Jules dal Burkina Faso, la signora Luisa è una delle componenti storiche del laboratorio: più di trent’anni fa partì dall’Argentina per venire a lavorare e, da allora, non ha più lasciato Napoli. Gli incontri, che hanno una cadenza più o meno settimanale, si svolgono tra “Vertecoeli” – come tutti chiamano il centro, conservando la crasi – e Interno 5, spazio teatrale in via San Biagio dei Librai. Qui si lavora molto sul movimento e sulla musica. Nel nero della piccola sala, ognuno è semplicemente un corpo libero di fluire nello spazio, assieme ad altri corpi, assieme ad altri occhi, altre mani. La lingua non serve, non serve tradurre, non serve spiegare. Di solito, quando ce n’è bisogno, ci pensa Papa, senegalese ormai quasi napoletanizzato che segue da tempo il progetto. A Vertecoeli invece si sta in una stanza al piano terra, con i vetri trasparenti che danno sul cortile: qui è più difficile muoversi, lo spazio è stretto; la cosa interessante è vedere chi passa – mentre torna o esce – gettare sempre uno sguardo curioso dentro la stanza.
Questo è un laboratorio di teatro con la "T" maiuscola. A chi non vi ha mai preso parte, Linda Dalisi spiega la differenza tra palco convenzionale e spazio teatrale, l’importanza del corpo, della voce, della musica che vengono prima delle parole: "Senza parole è difficile raccontare una storia ma in teatro è molto più interessante far vedere le cose senza dirle".
La storia di quest’anno è nata da un ufficio di oggetti smarriti: piccole cose importanti – un anello, una foto, un paio di scarpe – che portiamo sempre con noi e che porteremmo in un ipotetico viaggio. Ci sono viaggi brevi e viaggi lunghissimi. Viaggi che uniscono e viaggi che separano. Viaggi che vogliamo condividere e viaggi che, nella loro impossibilità di essere raccontati, creano un vuoto. In questo vuoto si è insinuato, nel corso di questi mesi, il teatro: di nascosto, lentamente, senza clamore; con la forza liberatoria di una danza e la precisione di una poesia.
Di solito, al termine di ogni periodo di laboratorio, c’è un’apertura al pubblico che, in alcuni casi, si è trattata di una vera e propria restituzione in scena del processo creativo. Da una di queste, intitolata Se una notte di mezza estate i Bottom Brothers, è nata l’idea di un lungometraggio girato negli scorsi mesi che è attualmente in fase di lavorazione.
Questo, dunque, per la Compagnia K è un anno particolare. Inoltre, per la prima volta l’apertura non avverrà in un teatro o per strada ma proprio nel cortile del centro di Vertecoeli il 21 giugno alle 20,30, in occasione delle attività organizzate per la Giornata Mondiale del Rifugiato. La restituzione ha il titolo di Adiò, ovvero come i salmoni – Reading di pensieri lungo le rotaie. Senza parole è difficile raccontare una storia ma in teatro è molto più interessante far vedere le cose senza dirle. La cittadinanza tutta è invitata a partecipare. Fatevelo questo viaggio.

 

 

 

 

Adiò, ovvero come i salmoni – Reading di pensieri lungo le rotaie
a cura di Linda Dalisi
con la partecipazione di Antonio Esposito
e con Muhammed Abdala Diagne, Hosameldine Abdelwahab, Luisa Bernardina Bolanez, Elena Cennini, Oumar Cisse, Maria Corbi, Moussa Coulibaly, Papa Massamba Gueye, Jules Illy, Marina Ruggiero, Erik Traore, Geraldina Vespucci
foto Adriano Foraggio
Napoli, Centro di accoglienza di Vico Santa Maria di Vertecoeli, 21 giugno 2016

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