“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Giovedì, 12 Maggio 2016 00:00

La magia del teatro

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Broduei, casi umani in teatro di Maurizio D. Capuano è un racconto sull’esperienza di alcuni possibili retroscena e ostacoli che precedono una rappresentazione teatrale. Nello spazio intimo Zona Teatro Naviganti è come se si facesse ingresso dietro le quinte diventando parte del cast.  L’interazione degli attori con il pubblico supera le classiche aspettative, iniziandosi a creare già mentre si fa la fila per il biglietto. Si stabilisce un contatto sin da subito che non si esaurirà per tutta la durata dello spettacolo: talvolta gli spettatori verranno invitati direttamente ad applaudire, saranno coinvolti e proprio lì vicino a loro, nella platea, è collocata la cabina di regia.

Così il binomio attore-spettatore si concretizza in un tutto organico. Inizialmente si prova un senso di confusione e smarrimento: non è chiaro dove inizi la finzione nel recitare degli attori sul palco e dove si voglia rappresentare la realtà propria degli interpreti. Infatti lo spettatore resta disorientato trovandosi catapultato all’interno di un teatro in cui sono in corso le prove generali di uno spettacolo che sembrano presagire un disastro conclamato. Qui il giovane regista Sam tenta di tenere assieme i suoi attori alla vigilia del debutto, incontrando innumerevoli ostacoli: mentre si recita una scena, di alcuni attori non si sa dove siano finiti perché in realtà sono impegnati dietro le quinte in una partita di ramino, uno di loro si presenta ubriaco interrompendo continuamente le scene, la prima attrice Diane “viene quando vuole, fa il bello e il cattivo tempo”, Ciccio Lotito è il sempre presente scagnozzo del produttore, l’assistente alla regia è inconcludente e poco carismatica... Se aggiungiamo lo scenografo Paul con la mania delle droghe leggere si ha un’idea sommaria dell’estremo disordine che fa da cornice.
Con uno stile comunicativo e coinvolgente, in uno spazio ristretto nel centro storico di Napoli si fondono il buffo, l’anomalo e l’assurdità in un mix particolare da cui trae origine la bellezza della pièce. Sembrano combinarsi il “mondo” e il “teatro” come intesi da Goldoni: il mondo, necessario in ogni tempo della commedia ed esemplificativo di vizi e virtù dell’essere umano; e il teatro che è il modo di mettere insieme gli elementi del mondo, sintonizzandosi con gli spettatori.
Una successione di sketch comici e caricaturali combinati a citazioni colte (da Stanislavskij a Čechov) domina la scena, suscitando risate e ilarità. In prima battuta potrebbe sembrare una scelta che punta solo al mero divertimento ma man mano che gli interpreti vengono a caratterizzarsi si apprende come il riso suscitato sia anche amaro, spunto di riflessione su cosa può essere a volte il teatro contemporaneo. “Mia madre amava il teatro come arte ma oggi è routine. Quando si apre il sipario questi artisti si pavoneggiano, dalle scene si sforzano di tirare fuori una morale ma si porta sempre lo stesso. Ci vogliono nuove forme”: come ne è un esempio questa battuta, il linguaggio della scena è diretto e incisivo ma senza sproloqui né discorsi impregnati di retorica.
Questa commedia musicale ha tempi comici perfettamente riusciti ma fa anche riflettere attraverso la voce dei singoli attori carica di emozioni, vissuti, turbamenti: è questo soprattutto che la rende estremamente umana. È così ad esempio che l’attore Tammy, con un marcato accento francese, in un passaggio, esprime la sua idea sul testo chiedendo al regista di non dare spazio agli stereotipi ma di rendere i personaggi con le loro sfumature e motivazioni, per farli divenire profondamente umani. Oltre alla sua intonazione francese, la prima attrice ha un accento inglese: le diverse cadenze che vengono assegnate agli interpreti rimandano a bagagli variegati di esperienze che vengono fuse e da cui poter attingere. I personaggi sono così ben delineati e nonostante siano tanti si può dire che riescono tutti a vestire in modo versatile e originale ogni singolo ruolo.
Chi è di scena? Nessuno lo sa! In un andirivieni di voci, urla, vicende, i copioni vengono smarriti: regna un caos che destabilizza e in cui il regista si trova a dover promettere che pagherà di più gli attori pur di non far abbandonare loro i ruoli. Sam sembra in balia degli umori dei teatranti, cerca di fare da collante, a volte si sente perso ammettendo: “Se mi importasse dell’onore non farei teatro”. Nonostante tutto, con ostinazione, non si arrende alla degenerazione in corso, non si arrende all’assenza di moralità del cast da cui è circondato che mette in primo piano sempre solo i propri vizi e le proprie difficoltà: “Siete l’antiteatro, siete penosi. Ma impegnatevi”.
Il disordine crea agitazione in quanto la riuscita dello spettacolo, oltre ad essere un obbiettivo del regista, è una vera e propria necessità: è stato finanziato da un produttore teatrale mafioso il cui motto è “cemento e pistola sono la migliore scola” e che ha accettato la collaborazione pur di far recitare la sua “pupa”. Bisogna che sia un successo indiscusso. È da questo groviglio tanto attorcigliato che, dopo una serie di intricate vicende, inaspettatamente nasce una rappresentazione che piace al pubblico, che viene applaudita e acclamata.
A volte ci si sofferma e restano impresse battute che diventano esemplificative dell’intero spettacolo: qui è sul finale che si dispiega il senso complessivo della messa in scena. La magia del teatro ha fatto miracoli non solo per il risultato, ma perché ognuno da questa esperienza ha imparato qualcosa: “Il teatro ha parlato a tutti loro”: il vero successo si configura nel cambiamento, nel moto che ha sconvolto in modi diversi la vita di ogni personaggio. “A me ha detto di non scoraggiarmi e di continuare ad amarlo ed odiarlo insieme”: Sam riprende uno dei tòpoi più comuni della letteratura di ogni tempo per esprimere il contrasto dei sentimenti che la vocazione per il teatro gli evoca. A dispetto di ogni difficoltà, compromesso e impedimento è la passione il vero motore che anima e permette di non arrendersi nel perseguire una meta.
La parte che colpisce di più è forse quando il mafioso Ciccio Lotito (Emanuele Iovino) decide di lasciare quello che faceva per dedicarsi al teatro. Alla domanda del boss: “Sei soddisfatto?”, esclama con convinzione “Certo!”.
La comicità è una medicina: può trasformare e modellare se accompagnata dalla dedizione e dall’entusiasmo per una forma d’arte.

 

 

 

 

 

Broduei, casi umani in teatro
regia Maurizio D. Capuano
con Antonio D’Alessandro, Marilia Marciello, Sara Esposito, Stefania Sarrubba, Fabrizio Botta, Emanuele Iovino, Francesco Saverio Esposito, Gennaro Monforte, Ilaria Incoronato, Peppe Carosella
costumi Federica Del Gaudio
foto di scena Roberto Colasante
produzione Naviganti InVersi
lingua italiano, siciliano
durata 2h
Napoli, ZTN – Zona Teatro Naviganti, 6 maggio 2016
in scena dal 5 all'8 maggio 2016

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