"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Giovedì, 10 Marzo 2016 00:00

La comicità immortale di Andrea Cosentino

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Andrea Cosentino è un attore-isola come l’isola dell’Asinara (Sardegna) su cui ambienta la trama de L’asino albino, risolta sul piccolo palcoscenico del Teatro Atlante di Palermo in un cerchio di gomma che raccoglie tutti i materiali di scena. Ma come quell’isola, che ebbe nei secoli diverse destinazioni (lazzaretto e campo di concentramento durante le guerre, carcere di massima sicurezza poi), anche il monologante sembra aver subito contaminazioni e passaggi che ne hanno rafforzato la comicità: autentica, intrisa di sano cinismo.

La trama è semplice: un colorato gruppo di turisti fa il giro dell’isola tra i relitti del carcere e la natura incontaminata dove resistono ancora flora e fauna rarissime e, soprattutto, il famigerato asino albino, specie endemica dalle origini misteriose. Cosentino fa parlare i suoi folcloristici personaggi a turno delineandone i tratti attraverso piccoli, ma rilevanti, dettagli. Un cappello, una sigaretta, un paio di occhiali da sole o una macchina fotografica, stimolano il nostro intuito proiettandoci nel mondo che sta dietro ad ognuno di loro. E lo fa con tale maestria che scatena la risata e nella battuta più cinica ci fa scoprire una verità assoluta. Lo spiccato senso ironico di Andrea Cosentino non necessita di rocambolesche trovate sceniche, invece, procede con naturalezza intervallato da quel suo intercalare sospeso: “comunque…”. 
In questo marasma di buffe coppie, viaggiatori solitari, sfaccendati, frustati, allucinati, indifferenti, si insinua il tema più serio del rapporto padre-figlio che lo showman, anche lui turista sulla spiaggia incorrotta dell’isola, racconta in prima persona. Quel rapporto che ha dato spesso per scontato, che si limita al dialogo scarno e che il più delle volte si risolve nella domanda “Com’è il tempo lì?”, consueta e cortese. Perché parlare del meteo pare la via più semplice per evitare il silenzio ma, forse, anche il modo più sincero per accorciare le distanze spazio-tempo.
L’asino albino è uno spettacolo sui legami e sul tempo che li regola, che passa e non ritorna. Sul girotondo dell’uomo che stenta a inseguire il tempo, a occuparlo nel modo giusto. È uno spettacolo venato dalla nostalgica voglia di tornare all’infanzia quando le leggi della relatività non erano un mistero e l’unico modo per correre insieme al tempo era scompigliarsi i capelli e non fermarsi mai; quando accettavamo quelle mezze verità che gli adulti inventavano per farci contenti; quando, da figli, non ci chiedevamo come comportarci con i nostri padri. E quando l’asino albino non era un miraggio ma la realtà.  

 

 

 

 

L’asino albino
di e con
Andrea Cosentino
regia Andrea Virgilio Franceschi
collaborazione artistica Valentina Giacchetti
oggetti scenici Ivan Medici
produzione Coop. Lanciavbicchio
progetto Mara' Samort
Palermo, Teatro Atlante, 5 marzo 2016
in scena 5 e 6 marzo 2016

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