"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Martedì, 23 Febbraio 2016 00:00

Ritratto di giacobina napoletana

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Lo spazio scenico ristretto come quello del Ridotto del Teatro Mercadante permette solo scelte registiche essenziali e funzionali. Sara Sole Notarbartolo, la regista dello spettacolo della prima parte del trittico Inizio, sviluppo, fine di donna Lionora tratto dal romanzo di Enzo Striano Il resto di niente, incentrato sulla figura della giovane giacobina Eleonora Pimentel Fonseca, compie un lavoro ulteriore sulla messa in scena: la rende evocativa attraverso le ombre cinesi.

Sul telo bianco che fa da sfondo e parete e sui due piccoli schermi posti alla destra e alla sinistra della scena, si vedono i profili dei personaggi neri su bianco e ne vediamo i gesti, intravediamo i contorni degli abiti, le proporzioni, perfino il paesaggio. Il panorama del golfo di Napoli, del Vesuvio, della carrozza, della strada in cui abita la giovane Eleonora che arriva prima dal Portogallo a Roma, poi da Roma a Napoli, sono resi attraverso le ombre mobili delle sagome degli oggetti. La voce di Eleonora al suo arrivo a Napoli è piena di entusiasmo per questa città, dove il caos sembra regnare sovrano. Vi arriva il giorno della festa di Piedigrotta diretta nella sua nuova abitazione a Santa Teresella insieme alla sua famiglia, alla nonna amatissima di cui porta il nome e allo zio abate che curerà la sua istruzione.
La narrazione in prima persona fatta da Eleonora aggiunge dettagli alle figure umbratili che l’accompagnano, come anche i rumori: del mare, dei cavalli, degli strumenti musicali, che completano il quadro suggestivo. Sulla scena domina la giovane ragazza in abiti settecenteschi, con i capelli corti e il viso fresco che si relaziona ai vari personaggi maschili e femminili interpretati da un attore e un’attrice che spesso da ombre diventano personaggi passando sulla scena. A Stefano Ferraro sono affidati i ruoli dello zio abate, degli intellettuali napoletani illuministi con cui viene in contatto Eleonora a Palazzo Serra di Cassano, il suo primo amore e la sua prima delusione, il sovrano Ferdinando IV, mentre a Irene Vecchia è affidato il ruolo della nonna oltre ad altri femminili.
Si segue il dipanarsi delle esperienze intellettuali di Eleonora, appassionata della poesia, curiosa del suo tempo, avida di conoscere, di comprendere. In seguito la seguiamo nel suo ingresso nella Massoneria, nell’Arcadia, perfino ricevuta a Palazzo Reale per aver composto un testo poetico sul matrimonio del sovrano con Maria Carolina. Tutto raccontato dalla voce di Floriana Cangiano, spesso con un tono monocorde nelle parti della narrazione in senso stretto, più intenso nel recitativo. La musica dell’epoca che fa da sottofondo in modo quasi costante completa la descrizione del mondo giovanile di Eleonora che andrà in frantumi con la morte della madre e con la presa di coscienza di non poter continuare a frequentare il mondo degli illuministi napoletani. Al padre non sono ancora riconosciuti i titoli nobiliari portoghesi, le difficoltà economiche sono sempre più pressanti, la nonna insiste nel consigliare alla nipote un comodo matrimonio che la liberi dalle preoccupazioni per il futuro: “Libertà dalle pene del bisogno”, e sollevi la famiglia da un peso di troppo. Con enorme dolore, Eleonora conviene che per una donna non vi è la possibilità di potersi mantenere con il frutto del proprio lavoro, se non svolgendo mestieri poco dignitosi per una donna del suo rango e si convincerà a trovare un marito. “La libertà deve farti felice altrimenti è ipocrisia”. Finisce qui la prima parte del lavoro drammaturgico di Maurizio Braucci che riporta l’attenzione sulla figura modernissima di una delle intellettuali più importanti della nostra storia.

 

 

 

 

 

Il resto di niente
Inizio di Donna Lionora
tratto da Il resto di niente
di
Enzo Striano
drammaturgia Maurizio Braucci
regia Sara Sole Notarbartolo
con Floriana Cangiano, Stefano Ferraro, Irene Vecchia
costumi Gina Oliva
luci Marco Ghidelli
ombre Irene Vecchia
assistente alla regia Riccardo Pisani
direttore di scena e macchinista Domenico Pepe
elettricista Carmine Pierri
fonico Alessandro Innaro
realizzazione scene Alovisi attrezzeria
produzione Teatro Stabile di Napoli
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Ridotto del Teatro Mercadante, 18 febbraio 2016
in scena dal 18 al 28 febbraio 2016

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