“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Lunedì, 15 Febbraio 2016 00:00

Molière, il grande assente

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Scenografia, assente. Solo due grossi fari sul palco che cambiano colore ed altre luci dalla cabina di regia. Solo tre attori sul palco che giocano a mettere in scena un Don Giovanni di Molière visto in chiave moderna, che non produce gli effetti sperati.

Il capocomico è un attore di secondo rango, ignorante di tecnica attoriale, abbastanza navigato e scaltro da poter ancora illudere un giovane interprete a portare in scena una rivisitazione dell’opera di Molière, aiutato da un’attrice abbastanza consumata da poter reggere il piano del capocomico. L’idea è di mettere in scena Don Giovanni appena morto, invitato da un giovane presentatore, che è Sganarello, vestito di bianco con un cuore di stoffa appuntato al taschino, al talk-show Cuori di pietra. Così tra smorfie facciali, balletti improvvisati, linguaggio televisivo e spot pubblicitari annessi, Sganarello intervista Don Giovanni, vestito in scuro, cravatta rossa come la rosa che porta nel taschino, il baffo da conquistatore, sui suoi amori e la sua filosofia di vita.
Con accento napoletano, questo Don Giovanni ironizza sul suo fascino e sul piacere che prova nella sola conquista delle donne per poi abbandonarle. Non manca nemmeno il colpo di scena, in questa trasmissione, quando Sganarello presenta Donna Elvira, promessa sposa di Don Giovanni che per lui ha lasciato il convento. I due ripercorrono la loro storia d’amore, continuamente interrotti da Sganarello, dalla pubblicità, dallo smascheramento dei ruoli metateatrali per cui Don Giovanni parla come capocomico così come gli altri due. Ad un certo punto i tre attori sulla scena assumono anche il ruolo del pubblico stesso che sta assistendo alla pièce traducendo in parole i possibili pensieri degli spettatori.
Non vi è un oggetto in scena, è tutto mimato e “realmente” finto.
Quando riprende la storia d’amore di Don Giovanni e Donna Elvira, ci si ritrova ancora in televisione nella trasmissione Forum, dove la donna chiede al giudice un risarcimento in denaro per i continui tradimenti dell’uomo. La passione che si concretizza nel colore rosso del vestito paillettato della donna, nella cravatta e nella rosa rossa di Don Giovanni, nel cuore di stoffa di Sganarello, è solo un pretesto per esporre la miseria umana dei personaggi come accade nelle trasmissioni della peggiore televisione. Si conclude il tutto con la voce roboante fuori campo di un Molière, arrabbiato perché il suo Don Giovanni non c’è, gli attori hanno solo perso tempo, trovato pretesti.
In effetti, il regista (Ivan Bellavista) – anche autore, assieme a Sandra Conti e Matteo Di Girolamo – dichiara che la sua opera non vuole raccontare niente, che è solo un gioco e in questo il divertissement si è colto pienamente: la metateatralità ha reso chiare le dinamiche che hanno retto l’impianto della pièce.
Impegnatissimi gli attori, dallo stesso Ivan Bellavista nel ruolo di Don Giovanni a Matteo Di Girolamo, Sganarello, e a Sandra Conti, Donna Elvira, che hanno dato prova di abilità e convinzione necessaria, ma non sufficiente a lasciare una traccia non appena calato il buio in sala.
Nulla di nuovo, nulla di originale. Se questo era il fine del testo, l’obiettivo è stato centrato.

 

 

 

 

 

Molière immaginario
liberamente ispirato a Don Giovanni
di
Molière
di e con Ivan Bellavista, Sandra Conti, Matteo Di Girolamo
trucco e assistenza Marianna Camillò
disegno luci Mattia Vigo
foto Martina Santoro
video audio engineer Luca Bellavista
produzione Compagnia Ivan Bellavista
coproduzione Il Teatro Coop./Produzioni
durata 1h’
lingua italiano, napoletano
Napoli, Galleria Toledo, 11 febbraio 2016
in scena dall’11 al 14 febbraio 2016

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