“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Mercoledì, 06 Marzo 2013 00:26

Ringhia/Mordi/Scalcia: la leggerezza dei "Morti"

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Succede che, per una volta, non sono costretto a spellarmi le dita tra gli scaffali della grande distribuzione per trovare quello che cerco. Per una volta lo scorgo tra le proposte della settimana, quelle consigliate, quelle che beneficiano di vetrine e ascolto "random", incastonate tra gli ammiccamenti adolescenziali del ragazzino sbarbato dal ciuffo antigravitazionale, e la polverosa agonia di mummie che, testarde, rantolano dal loro loculo la sofferenza amorosa in rima baciata.

Succede che libero la cuffia dal suo supporto, così, con una leggera sensazione di scetticismo strisciante che insinua un pensiero sconfortante e molesto: “Che ci fanno questi qui in vetrina? Cosa avranno mai composto di così orribile per meritarsi la ribalta della musica all’etto?”.
Succede che indosso la cuffia, schiaccio play, avverto appena quel rumore familiare del disco che gira vorticoso nel suo alloggio, in quell’istante infinito che separa l’aspettativa dalla conoscenza, l’imprevedibile dalla certezza, la speranza dalla delusione. E finalmente li ritrovo, un po’ d’anni dopo (colpevolmente troppi) i tre ragazzi mascherati, più vecchi ma non invecchiati, anzi, più vivi che mai.
Dove eravamo rimasti? Dove vi avevo lasciati?
L’incedere dimesso della ragazzina dalla pelle di neve catapulta i ricordi sul ponte che attraversa e unisce idealmente quell’inconfondibile sound con la maturità degli anni che trascorrono, cambiano e segnano. E così mi imbatto di nuovo in quel modo di descrivere l’umano sentire con quella leggerezza che contraddistingue i Morti, arricchita però di nuove consapevolezze personali e musicali. Il pop/rock distintivo si affaccia su nuove visioni ed influenze, che definire semplicisticamente reggae (e dub) sarebbe errore, e nemmeno di poco conto (non è con un ritmo in “levare” che mi convincerai che questo è reggae!). È l’atmosfera che si espande che riporta a quella sensazione che non si spiega, non la mera, passiva applicazione della tecnica di genere. Il risultato è che non comprendo, non capisco, non immediatamente; mi districo, o tento di farlo, cerco di superare la meraviglia di qualcosa che non mi aspettavo, forse solo perché non lo avevo mai ascoltato prima, o, perlomeno, non dai Tre Allegri. Sorprendenti ma riconoscibili; diversi, ma loro.
Mi ritrovo e li ritrovo nelle filastrocche metropolitane, nelle immagini allegoriche, nelle ripetizioni ossessive e nella sintesi, nel raggelante contrasto tra l’atmosfera rasserenante e la fredda, inquietante rappresentazione del vivere.
A due anni dall’ultimo lavoro discografico (Primitivi del Futuro) e a poco più di dieci da quello che ancora adesso è il loro più grande successo radiofonico (Occhi Bassi), i TARM continuano ad essere i TARM, presentando un disco complesso con la loro consueta, disarmante semplicità. E come sempre lo fanno con grande classe ed originalità, anche in quei brani quali il singolo di lancio La Mia Vita Senza Te, o la gemella Alle Anime Perse, episodi che potrebbero essere intesi come tentativi di massivo accalappiamento, ma che altro non sono che il manifesto di una cifra stilistica che ne ha contraddistinto da sempre il modo di comporre e di raccontare. E di lasciare libero sfogo all’interpretazione dell’ascoltatore, lontani dal definire un senso unico ed univoco, perché in ognuno vive una storia, ed ognuno la vive a suo modo.
Che poi, del resto, Di Che Cosa Parla Veramente Una Canzone?

 

 

 

Nel Giardino dei Fantasmi - Tre Allegri Ragazzi Morti
Davide Toffolo - vocechitarra
Enrico Moltenibasso
Luca Masseronibatteriapercussioni
Altri musicisti Andrea Maglia - chitarra, basso; Giulio Frausin (Mellow Mood e The Sleeping Tree); Paolo Baldini – chitarra; I Fantasmi (Mimina Di Muro, Elisa Santarossa, Giulia Sgrò, Elena Veneruz e Lorena De Franceschi) - cori
produzione La Tempesta, 2012
tracklist 1. Come mi guardi tu; 2. I cacciatori; 3. Bugiardo; 4. La mia vita senza te; 5. Alle anime perse; 6. La fine del giorno (canto n° 3); 7. La via di casa; 8. Bene che sia; 9. E poi si canta; 10. Il nuovo ordine; 11. Di che cosa parla veramente una canzone

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