“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Martedì, 09 Febbraio 2016 00:00

Il caos primordiale di Roberto Zappalà

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La Nona (dal caos, il corpo) è il titolo dell'ultimo spettacolo del coreografo catanese Roberto Zappalà, in scena al teatro Ponchielli di Cremona il 5 febbraio 2016.
La Nona, l'ultima sinfonia di Beethoven, è la fonte d'ispirazione per questo lavoro della Compagnia Zappalà Danza, terza tappa del progetto "Transiti Humanitatis" (umanità in transito) dopo Invenzioni a tre voci, creazione dedicata alla donna, e Oratorio per Eva, omaggio alla figura simbolica di Eva.

All'apertura del sipario, coperta da una coltre di fumo, si intravede una grande mano di Fatima fiorita, una croce sospesa in aria e dei rossi candelabri ebraici. Mentre l'occhio cerca di mettere a fuoco questa pellicola onirica, entra in scena la prima danzatrice. È silenzio intorno, tutto è sospeso, delicato. Lo spazio viene baciato dai gesti leggeri e puntuali degli interpreti, che entrano l'uno dopo l'altro seguendo la logica dell'accumulazione e della ripetizione.
Dopo questo breve preludio ha inizio la Nona Sinfonia in Re minore di Beethoven nella sua versione trascritta per due pianoforti da Franz Listz. I danzatori sono in ginocchio in una postura meditativa, riflessiva ed intima intenti ad ascoltare le mani vibranti dei pianisti. A distogliere da questa atmosfera simil-religiosa, una grande danza di gruppo che irrompe nello spazio come un caos primordiale. Il gesto segue armonicamente le note della partitura musicale con qualche voluta rottura ritmica ed una delicata attenzione nell'incontro con l'altro. L'impianto coreografico si frammenta e si ricompone con una spontanea fluidità nella visione dell'insieme. Si alternano brevi duetti, sprazzi temporali, cornici perfette nel quadro della memoria, che senza fatica riconosce alcuni movimenti di braccia reiterati e resi importanti rituali di ritrovo.
Lo spazio si svuota progressivamente, l'aria si rarefà, i corpi svaniscono e sulla sinistra, in proscenio, si accende un cono di luce con una pioggia di paillettes, dove fa il suo ingresso in scena Alain El Sakhawi.
La quarta parete viene letteralmente frantumata, dal corpo alla voce, il danzatore francese si rivolge a tutto il creato, senza distinzione di ceto sociale e divertitamente ripete: "Dove sono i pasticcieri?". È a tratti il cappellaio matto del romanzo di Lewis Carroll, o Lumière, il candelabro animato de La bella e la bestia. Segue una lunga processione laica, percorso per raggiungere un luogo fraterno, dove nessuna religione è e sarà mai l'unica e sola professione di credo.
Zappalà ci invita a riflettere sull'uomo e sull'umanità, tramite un iter drammaturgico che ci conduce verso la pacificazione. Il dualismo viene risolto, i conflitti assorbiti ed il caos primordiale ci trasporta in un Eden immaginario, dimensione di un gioco ludico, abitato dai volti dei principali leader religiosi. Un paradiso dove tutto ciò che è disordinato trova la sua collocazione nello spazio e nel tempo.
L'umanità in transito della quale vuole parlarci il coreografo e regista siciliano è di carattere laico, proprio come il movimento che ne caratterizza l'espressione formale e la musica che lo accompagna. Per chi segue da anni il lavoro di Roberto Zappalà è evidente quanto, questo spettacolo, si discosti stilisticamente dai lavori del progetto Re-mapping Sicily. Tuttavia nella Nona la danza afferma un carattere energico, rigoroso, strutturato, capace di comunicare emozioni, turbamenti e deformazioni corporee alla Egon Schiele. Le transizioni sono spesso in dissolvenza ed i tempi teatrali tra una scena ed un'altra rischiano di rallentare il grande impianto coreografico. A riempire gli archi di tempo meno dinamici, i corpi intensi dei danzatori dinoccolati.
In scena, insieme ai due pianisti Luca Ballerini e Stefania Cafaro e ai dodici danzatori della compagnia, anche il controtenore Riccardo Angelo Strano, che canta disteso su un trono.
"Qual è la più grande fede del creato? Quale il più grande tempio da venerare?", "qual è?" ripetono i danzatori a canone. La risposta ci viene servita su un piatto d'argento da Fernando Roldan Ferrer, che, alla fine del suo monologo babelico, afferma: "Il corpo è il nostro tempio, nessuno ha chiesto di averne due". Dal caos, il corpo, unico vero catalizzatore universale di emozioni e pensieri.
Di grande impatto registico è il testo teatrale interpretato da Gioia Maria Morisco Castelli, che recita, come fosse uno sciogli lingua, il passo Ezechiele 25:17 tratto dal film Pulp Fiction di Quentin Tarantino. I costumi di scena, pensati da Roberto Zappalà e realizzati da Debora Privitera, sono abiti di diversi colori in alcune fasi dello spettacolo e arancioni in altre. Il colore arancione rimanda ai fedeli della corrente religiosa induista. Con i brani dell’ode Inno alla Gioia di Frederich Schiller lo spettacolo volge alla fine. Pare che nel mondo tutto sia stato perdonato, che non ci siano guerre in atto tra il mondo occidentale e quello orientale, i danzatori sorridono e saltano di gioia, aprendo un varco di speranza e leggerezza.
Lo spettacolo ha vinto il Premio Danza&Danza 2015 come "Produzione Italiana dell'Anno".

 

 

 

 

La Nona (dal caos, il corpo)
coreografie e regia Roberto Zappalà
drammaturgia Nello Calabrò
interpretazione e collaborazione alla costruzione Maud de la Purification, Filippo Domini, Alain El Sakhawi, Marco Mantovani, Sonia Mingo, Gaetano Montacasino, Gioia Maria Morisco Castelli, Adriano Popolo Rubbio, Fernando Roldan Ferrer, Claudia Rossi Valli, Ariane Roustan, Valeria Zampardi
pianisti Luca Ballerini, Stefania Cafaro
controtenore Riccardo Angelo Strano
assistente alla coreografia Ilenia Romano
musiche Ludwig Van Beethoven Sinfonia n°9 op.125 nella trascrizione per due pianoforti di Franz Liszt
foto di scena Serena Nicoletti
progetto Transiti Humanitatis
produzione Compagnia Zappalà Danza/Scenario Pubblico International Choreographic Centre Sicily
in collaborazione con Teatro Garibaldi/Unione dei Teatri d’Europa (Palermo), ImPulsTanz – Vienna International Dance Festival, Teatro Comunale di Ferrara
durata 1h 30'
Cremona, Teatro Ponchielli, 5 febbraio 2016
in scena 5 febbraio 2016 (data unica)

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