“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Mercoledì, 20 Gennaio 2016 00:00

Direttamente nel quadro

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"L'arte non mette in moto la mente ma l'arresta in una stasi luminosa e muta".
(J. Joyce)

 

Lo spettacolo di Vittorio Zanella è un omaggio, autobiografico, del regista al Museo dei Burattini di Budrio, luogo aperto alla collettività dal 2000 in cui si documenta la storia del teatro d'animazione attraverso uno straordinario patrimonio di burattini, pupi, marionette e teatrini.
In questa rappresentazione, il teatro delle ombre e quello dei burattini, si alternano nella narrazione senza perdere le rispettive peculiarità e poteri incantatori.

Piumetto, il burattino protagonista e alter ego del regista, rivive la sua prima esperienza in un grande museo; la noia e la stanchezza – come spesso accade ai bambini – hanno su di lui il sopravvento e l'esperienza imposta dal genitore rischia di concludersi con una resa fallimentare dichiarata dinnanzi ai colori primari delle geometrie di un Mondrian. L'istinto da solo non basta se non è guidato dalla consapevolezza e dalla ragione, è necessaria la guida di un 'maestro', di un qualcuno che sappia insegnare come guardare un quadro. Questo ruolo di paziente e umile cicerone è assunto da un secondo burattino, il guardiano del museo, che prendendo alla lettera le teorie di Jackson Pollock sulla pittura, insegna al piccolo protagonista il segreto per entrare "direttamente nel quadro", inteso come ciò che "ha una vita propria". In questa – apparentemente ingenua e favolistica – 'trovata', il regista indica la necessità di ricercare l'arte oltre e al di là dell'oggetto fisico esistente che la racchiude, perché l'opera pittorica non si identifica con l'oggetto-quadro composto da cornice, tela e colori impiegati, e nemmeno in ciò che è simbolicamente raffigurato, il suo valore artistico si trova oltre l'oggetto, ed è verso quel luogo – che si trova 'oltre' – che è necessario dirigersi per poter realmente 'vedere'. È il medesimo concetto che fece dire a Magritte che "il quadro deve essere invisibile", nel senso che la potenza artistica del quadro è tutta riposta nell'invisibile "letteralmente ri-velato dalle figure visibili del quadro" (Romano Gasparotti, Il quadro invisibile).
Non a caso il regista ha scelto di iniziare questo viaggio del protagonista 'oltre' il quadro, partendo da una delle opere più famose e scardinatrici della rappresentazione segnica: Composizione di colori di Piet Mondrian; mostrandoci così in modo immediato e diretto "che la nostra esperienza del mondo non si riduce alla visibilità". Nelle forme geometriche e nei colori primari dell'opera del capostipite della pittura astratta, si racchiudono, infatti, tutte le 'esperienze del mondo' che il protagonista di questa rappresentazione andrà a sperimentare.
È così che, nel rosso, la materia diventa luce e, all'interno di un semplice spazio geometrico, si vive l'avventura. Sullo sfondo di altri scenari artistici il teatro delle ombre dà anima e vita ad opere come La Principessa e il Drago di Paolo Uccello o alle forme vaganti nell'universo de Il Carnevale di Arlecchino di Mirò, dove – spiccando un volo nell'aria – la luce trionfa sull'oscurità e il bene vince sul male.
Dall'ottimismo di Mirò si entra nel blu, che accoglie la paura e getta Piumetto – dapprima marionetta, ora ombra proiettata su uno schermo – all'interno de L’incubo di Füssli, nelle fauci di un Saturno che divora i suoi figli di Goya e infine nell'orrore assoluto della guerra racchiuso in Guernica di Picasso.
Per dimenticare gli spaventi del blu, Piumetto entra nel giallo, colore e luogo del gioco, "la Joie contro l'Inquiétude", dove trova "un'arte di purezza e tranquillità" (H. Matisse), che lo invita ad unirsi al girotondo de La Danza di Matisse o a restare sospeso nell'aria all'interno di una struttura Mobile di Calder.
In questo spettacolo di iniziazione all'arte c'è posto anche per la 'sfida' di Duchamp, 'sfida' alla tradizionale fruizione dell'opera d'arte; sorprendentemente, alla visione della Fontana, il giovane pubblico non manifesta alcuna ilarità, evidentemente l'intento della rappresentazione è stato pienamente raggiunto, i bambini hanno forse perfettamente compreso che quell'oggetto 'dissacrante' non è ciò che sembra, Piumetto infatti si astiene dall'usarlo come orinatoio per le sue impellenze di scena, e si trova anche il modo per introdurre il discorso sulla deturpazione delle opere d'arte e sugli atti vandalici che privano le opere della loro anima.
Partendo da una preoccupazione pedagogica, lo spettacolo – utile e istruttivo senza essere pedante – mostra con bellezza e leggerezza il modo corretto per avvicinarsi all'arte e, tra righe di un'esperienza biografica, è possibile cogliere un monito rivolto ai genitori: il successo o il completo fallimento di una nobile intenzione (introdurre i bambini nel mondo dell'arte) dipende tutto dal 'modo' – attivo o passivo – che si sceglie di adottare.                                                                                                               

                           

                                                                                                          

 

 

La fiaba di Piumetto viaggiatore nell'arte
spettacolo di teatro d’Ombre con Bunraku sul tema della storia dell’arte
di Cristina Pellegrini
regia Vittorio Zanella
musiche Mario Gasperi
scenografie Angela Pampolini
animazione Vittorio Zanella, Rita Pasqualini
produzione Teatrino dell'Es – Bologna
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Teatro dei Piccoli, 17 gennaio 2016
in scena 17 e 18 gennaio 2016

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