“Il desiderio del tuo fragile corpo d'attore è il desiderio di una canzone nuova, di un canto nuovo, spremuto dalle macerie”

Leo de Berardinis, in una lettera indirizzata a Enzo Moscato

Giovedì, 14 Gennaio 2016 00:00

Una vita per la poesia

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Il 2016 del Teatro Elicantropo di Napoli si apre con il ritorno in scena dello spettacolo Il cielo di Palestina, regia di Carlo Cerciello, ispirato liberamente ai versi delle poesie palestinesi contenute nella raccolta La terra più amata, che descrive le drammatiche quotidiane vicende vissute dal popolo palestinese, un popolo costretto ad essere sottomesso da un altro per credenze religiose integraliste ed egoiste.

Ad aprire la messa in scena è un video, proiettato nel foyer del teatro, che apre uno spazio di memoria per il pubblico: le atroci immagini di sterminio del popolo palestinese e la morte di una giovane studentessa universitaria americana, Rachel Corrie, travolta da una ruspa mentre cercava di fare scudo con il corpo all’abbattimento di un edificio, immettono in un mondo privo di umanità, accompagnati dalle voci di due attrici, una che canta in palestinese e l’altra in inglese (Imagine di John Lennon), donne che con una speranza immortale fanno appello alla pace.
Il tema dello spettacolo è una chiamata alla riflessione sugli stermini umani provocati da ideali di superiorità che non dovrebbero esistere agli occhi di uomini saggi e che invece hanno portato a far depositare pesanti pietre calcaree nella storia, purtroppo ancora presenti ed irrisolte, in particolare quelle riguardanti il conflitto israelo-palestinese.
Dopo la proiezione, infatti, il pubblico entra e si siede in teatro dove è già pronta una scenetta in cui un gruppo di soldati e cecchini israeliani viene intervistato da un’improvvisata intervistatrice riguardo al loro lavoro di uccisione senza pietà di donne, uomini e bambini. Le battute si susseguono con toni militari, fermi, con cantilene tragicomiche. Le stragi e le uccisioni sono la normalità, lo sterminio è l’obbiettivo, il finto dialogo è un diversivo. Da una nube di fumo si innalza la storia di un poeta, che con i suoi versi e la sua sensibilità artistica loda le vite di un popolo degno di considerazione come tutti e che, invece, è stato trattato contro le regole e le leggi che contemplano l’affermazione di dignità e sacralità della vita. Le memorie ed i racconti del poeta, nonché maestro di scuola, imbarcano gli spettatori sulla nave dei ricordi in cui si aprono via via cabine in cui scene violente affiorano. Il protagonista ricorda, infatti, la triste vicenda di un suo alunno costretto a fuggire lasciando alla mercé dei soldati arabi la madre e le sue sorelle. Interrogatori ed offese si alternano in queste scene di sapore aspro ed amaro, in cui il giovane allievo Phares vede distrursi la sua famiglia. Forse solo la poesia è in grado di rendere immortale le vite di questa popolazione che ancora oggi lotta incessantemente.
L’adattamento di Carlo Cerciello non vuole, però, far passare un messaggio di sofferenza pura e di tragedia, ma, anzi, sembra, da un lato, riportare la storicità e l’obbiettività dei fatti, dall’altro, vuole fare affiorare un senso di naturalità della morte, ovvero di necessità insita nella vita: la morte è, dunque, il fine della vita, il problema è che per il popolo palestinese non è stata e non è una morte naturale.
Gli occhi del poeta, attraverso il loro brillio, descrivono vicende chiare e limpide che sembrano quasi entrare con la stessa lucidità nella memoria degli spettatori. Dopo la violenza delle prime scene, in cui brutalità gratuite in carcere e uccisioni si abbattono sui palestinesi a ritmi serrati, ci si ritrova davanti alla morte del poeta. Dopo i suoi racconti riguardo alla vita ed alla morte degli altri, il tempo arriva anche per lui e si trova faccia a faccia con le guardie israeliane che, scavando sotto le tombe al camposanto, si ritrovano il corpo del poeta. Vorrebbero ucciderlo anche se già è morto, ma commuovente ed ironico allo stesso tempo, è il momento in cui uno dei poliziotti chiede al poeta di scrivere dei versi per lui, il poeta lo fa all’istante ed i versi racchiudono il senso dello spettacolo e della storia: i ricchi hanno dio e la polizia, i poveri le stelle e i poeti. Significa che macchiarsi di pesanti stragi vuol dire perdere di vista i valori umani, significa rincorrere ideali esterni all’uomo, esaltati e smisurati in cui si perdono di vista i limiti e soprattutto la preziosità della vita. Il mondo non deve essere fatto di giudizi, colpe e sensi di colpa, ma di calore, amore, serenità, collettività e relazioni. Eliminare le possibilità di crescita agli uomini significa andare contro il principio inviolabile della sacralità della vita, articolo al primo posto del codice umano. Il lavoro di Cerciello, visionario ma solido e saldo, è stato realizzato con attori professionisti tra cui Raffaele Imparato, Paolo Aguzzi, Gian Marco Ancona, Luciano dell’Aglio, Fabio Faliero, Vincenzo Liguori, Fiore Tinessa e la bravissima attrice Imma Villa, insieme agli allievi e le allieve del Laboratorio Teatrale Permanente ed all'attore palestinese Omar Suleiman nelle vesti del poeta. Spettacolo ben congegnato e soprattutto molto arricchente.

 

 

 

Il cielo di Palestina
regia
Carlo Cerciello
con Omar Suleiman, Imma Villa, Raffaele Imparato, Paolo Aguzzi, Gian Marco Ancona, Luciano Dell’Aglio, Fabio Faliero, Vincenzo Liguori, Fiore Tinessa e gli allievi del Laboratorio Teatrale Permanente (Veronica Bottigliero, Claudia Cimmino, Paola Cipriano, Antonio Coppola, Dario De Simone, Livia Esposito, Gaetano Franzese,  Matteo Giardiello, Annalisa Iovinella, Ianua Coeli Linhart, Giovanni Meola, Monica Pesapane, Carolina Rapillo, Roberta Ruggiero, Sara Savastano, Claudia Sorgiacomo, Agata Spina)
scene Massimo Avorio, Roberto Crea
musiche originali Paolo Coletta
foto di scena Andrea Falasconi
aiuto regia Aniello Mallardo
assistente regia Serena Mazzei
produzione Teatro Elicantropo, Anonima Romanzi, Prospet
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Teatro Elicantropo, 9 gennaio 2016
in scena dal 7 gennaio al 7 febbraio 2016

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