“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Domenica, 29 Novembre 2015 00:00

Piume e lacrime

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Per il Trentennale della Sala Assoli il drammaturgo Fortunato Calvino, legato a queste tavole di palcoscenico dal 1990 con l’opera La Statua e poi con numerosi altri lavori, porta in scena un testo inedito, Pelle di seta, una storia drammatica che ha il fulcro nella figura di quello che è stato definito il terzo sesso e che Napoli ha battezzato da sempre “femminiello”.

Calvino ha sempre indagato attentamente con le sue drammaturgie gli aspetti più oscuri di Napoli, per questo motivo così crudamente reali, come il mondo degli usurai, delle famiglie camorristiche, dell’amore omosessuale anche tra la malavita e il suo sguardo si sta allargando ancora di più ad analizzare la vita degli emarginati, questa volta insistendo con uno studio antropologico seguendo le orme di Annibale Ruccello, trovando espressione in un documentario presentato prima della messa in scena di Pelle di seta.
Calvino ha girato La Tarantina, storia di un transessuale di Avetrana, in provincia di Taranto, che dopo la guerra arriva a Napoli. La vita della Tarantina, narrata dalla stessa protagonista, è introdotta e conclusa da una breve intervista al professore di psicologia clinica Paolo Valerio dell’Università di Napoli che da anni svolge ricerche nell’ambito dell’identità di genere. Valerio rileva come la città di Napoli abbia una cultura antichissima di integrazione della diversità sessuale, considerata sin dal mondo greco come una variabile naturale normalmente oggetto d’arte come nella pittura, nella scultura, nella musica. Forse per le sue radici greche, Napoli ha sempre incluso (per usare un termine che oggi va molto di moda) i femminiélle nella sua tradizione sociale e culturale con Giovan Battista Della Porta, Malaparte e molti altri. Considerati più donne delle donne, dopo il terremoto, anche dopo l’arrivo degli stranieri, questi hanno perso molto della loro identità, perdendo la loro dignità di esseri umani per pochi spiccioli per la sopravvivenza. Secondo la Tarantina, i transessuali hanno cominciato ad avere visibilità dopo la chiusura delle case di tolleranza decretata dalla legge Merlin (1958) e, costrette a prostituirsi sui marciapiedi, hanno perso quel fascino ambiguo e misterioso che l’aveva fatta appartenere ad un mondo che poi non è stato più lo stesso. “Prima le prostitute erano belle, eleganti, non c’era lo squallore di oggi...”.
La Tarantina prima ancora di compiere diciotto anni era la protagonista di tutti i bordelli di Napoli, si era trasferita a Roma dove aveva conosciuto Laura Betti che l’aveva introdotta nel mondo di Fellini, di Pasolini, di Moravia, di Novella Parigini, incantati e incuriositi da una donna bellissima (la Tarantina mostra le sue foto di gioventù), ma che donna completa non era. Una vita condotta ogni oltre immaginazione e nel racconto della donna i ricordi sono sempre intrisi di una dolce malinconia, spesso ironica e dissacrante, ma testimonianza di una vita terribile. Tornata a Napoli vive di prostituzione, di belle amicizie, ed oggi è una signora bizzarra di quasi ottant’anni, che veste con la tuta, i capelli ossigenati con una crocchietta sul capo, le labbra tumefatte dal silicone, ma con un amore per la vita che trasmette in ogni sguardo. Insiste solo sulle persecuzioni della polizia che l’hanno mandata in carcere molte volte per oltraggio al pudore e prostituzione, ma scivola via sul dolore che ha provato quando ha capito a nove anni che la sua diversità la costringeva a lasciare la sua famiglia per Napoli, come il dolore dell’emarginazione che sicuramente ha fatto da contraltare alla dolce vita romana e al suo quotidiano. Della sua vita la Tarantina va fiera perché si considera un’apripista, perché oggi i transessuali, gli omosessuali, non soffrono più le discriminazioni che lei ha sofferto forse anche grazie a lei e a quelli come lei, anche se sicuramente la strada per una piena integrazione è ancora in salita.
Paolo Valerio, la Tarantina e Calvino alla fine della proiezione si godono i meritati applausi prima di iniziare con la pièce Pelle di seta, che non ha bisogno di scenografie, ha solo un leggio posto sulla destra. Voci di passeggeri alla stazione, un altoparlante che indica binari e ritardi accompagnano l’ingresso di un uomo vestito da donna, con l’abito lungo nero e una giacca maschile sopra, che porta una valigia. Quando la apre, si notano sciarpe di piume rosse e bianche: gli strumenti del mestiere. Lei è un trans che si prostituisce nei bagni della stazione di Napoli, adesca inutilmente con ricordi e sorrisini passeggeri distratti e biliosi rimanendo sempre sola, adesso anche cacciata via da casa sua, la carrozza 10. L’unica sua speranza è il ritorno del rumeno Petru che l’ha amata sinceramente chiamandola “Pelle di seta”, partito per cercare un lavoro che mantenesse entrambi. Petru fa capolino nei sogni di donna, come una visione dantesca e, mescolato con la cronaca del suo squallore di vita, sembra più una proiezione della sua fantasia che realtà. L’arrivo di un’altra “collega” vestita di rosso come una diva d’altri tempi (non per nulla si fa chiamare Marilyn) porta la storia alla sua conclusione drammatica perché lei svelerà che Petru è stato assassinato e il suo corpo giaceva in un pozzo da tre anni. È l’arrivo in scena del fantasma del giovane che racconterà i dettagli della sua triste fine, ucciso dal suo caporale insieme ad altri assassini che si sono divisi i suoi guadagni, a mettere fine alla storia. Un altro emarginato che aveva legato la sua speranza di vita ad un altro emarginato. La scena finale vede la donna che dopo queste rivelazioni finge un ultimo alito di vita e si accascia miseramente sulla sua valigia sulle note di una canzone di Charles Aznavour.
Massimo Finelli nel ruolo della protagonista è perfettamente nella parte alternando la voce maschile e femminile del suo personaggio, mescolando dolcezza, rimpianto, rabbia e paura visibili non solo nel gesti, ma appunto nella voce. Peccato solo che buona parte della pièce sia stata una lettura drammatizzata, perché si suppone che realizzata a tutto tondo sia ancora più emotivamente di impatto. Bravi e concentrati anche gli attori che facevano i passeggeri e Petru che, con l’accento straniero perfettamente imitato e la tristezza nello sguardo, promette una solida carriera.

 

 

30ennale Sala Assoli. Teatri, teatro e Quartieri Spagnoli

'E femminiélle

La Tarantina
di
Fortunato Calvino
con La Tarantina, l’amichevole partecipazione di Ivano Schiavi, Paolo Valerio
riprese video Pasquale Dente
produzione Università degli studi di Napoli Federico II (SINASPI-Servizio Anti-Discriminazione e Cultura delle Differenze), Metastudio89
post produzione Fabrizio Pietrafesa
realizzazione audiovisiva (CSI-SAM)
paese italia
lingua italiano

Pelle di seta
di
Fortunato Calvino
regia Fortunato Calvino
con Massimo Finelli, Carlo Di Maio, Stefano Ariota, Antonio Clemente
disegno luci Renato Esposito
assistente alla regia Giusy Izzo
foto di scena Renato Esposito
durata 1h 30'

Napoli, Sala Assoli, 24 novembre2015
in scena dal 24 al 26 novembre 2015

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