"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Mercoledì, 18 Novembre 2015 00:00

La guerra di Delbono e le metamorfosi di Bobò

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Nell'intima e informale Sala Assoli, Pippo Delbono, introduce lo spettacolo che porterà in scena  con Bobò e Pepe Robledo in occasione del 30ennale di Sala Assoli. Ma nel contatto ravvicinato col suo pubblico – come sempre accade – Pippo instaura misteriose complicità e prende ad espandersi; la gabbia dorata delle parole si apre, lo spirito libero sprigiona quel magnetismo tipico delle forze della natura e la presentazione diviene già spettacolo.

Gli aneddoti raccontanti si moltiplicano per gemmazione e, non ostacolati dall'ordine temporale, mescolano le carte del passato e del futuro assumendo l'aspetto delle emozioni. Non sapendo dove la marea evocativa avrebbe potuto condurlo, chiede il permesso di registrasi – col telefonino – affinché, di questo viaggio fuori programma, resti una traccia. Frammenti di una vita ardente, girovaga e 'maleducata'; la sofferenza, le cadute e infine la rinascita: l'incontro con Bobò, il piccolo attore sordomuto sottratto al manicomio di Aversa dopo quarantasei anni di reclusione, da tempo ormai protagonista degli spettacoli di Delbono. Poi il presente, con i nuovi scenari di dolore e sofferenza dai quali prendere spunto per progetti futuri ancora vaghi e indefiniti. Per com'è il mondo, bisogna guardare in basso per vedere in alto, e i campi dei profughi possono dare la giusta prospettiva per farci alzare la testa alla ricerca di maggiori altezze d'umanità.
È la stessa prospettiva scelta per Guerra, il film proiettato al termine dello spettacolo (premiato come miglior documentario ai David di Donatello 2004); girato tra Sarajevo e Gerusalemme il film compie una discesa tra le macerie della guerra, vista attraverso gli occhi dei più deboli. Gli sguardi di Gianluca (il giovane attore down che fa parte della compagnia di Delbono) e Bobò, attraversano quei luoghi di distruzione e morte con l'innocenza dei bambini, mentre le parole di Pasolini seguono le scene come una preghiera. Un vecchio racconta della sua Gerusalemme, in un crescendo di disperazione "Gerusalemme è triste, Gerusalemme ha i colori del lutto, le pietre ascoltano e piangono", poi lo sguardo si innalza e in mezzo a macerie e filo spinato coglie dei pezzi di cielo carichi di speranza. In Dopo la battaglia, Delbono scrive che in tutti i luoghi di guerra in cui è stato, in mezzo alle profonde ferite c'è sempre l'improvvisa scoperta di cose incredibilmente luminose, di cose "talmente luminose che quasi ne avevo dimenticato l'esistenza", ed è verso queste cose che dirige il nostro sguardo. Le immagini di lembi di vita strappata, sparpagliati tra le macerie, sono l'inizio di una ricerca disperata di pulsazioni di vita ancora presenti: negli sguardi dei bambini, nell'ospitalità di un vecchio che può ancora offrire la sua gentilezza, nei fiori che si ostinano a sbocciare in quei luoghi distrutti. Contrasti carichi di domande sussurrate al cielo per le quali non esistono risposte, antinomie incomprensibili, e per questo lasciate intatte nelle loro dissonanze; su questa guerra Delbono cala il suo occhio lucido e con la mano della poesia indica un punto più alto a cui poter dirigere lo sguardo.
Lo spettacolo Aspettando con... Bobò è uno stralcio del precedente spettacolo Barboni, in cui Pippo e Bobò danno corpo a Vladimiro ed Estragone – i due barboni di Aspettando Godot – mentre Pepe Robledo dà loro voce recitando le parole di Beckett. Nel vederli si comprende cosa intenda dire Delbono quando afferma che Bobò ha coniato un nuovo linguaggio teatrale. Il linguaggio di Bobò è fatto di gesti e di espressioni del viso, il corpo rappresenta il suo mezzo d'espressione, ma in questo piccolo uomo 'l'espressione' riesce a diventare parola, linguaggio e poesia. Una spontaneità gentile guida la sua gestualità fragile e delicata. Assieme mimano parte del dialogo beckettiano eseguendo i movimenti suggeriti dalla 'voce': "Dammi la mano". "E se ci impiccassimo?". Uno accanto all'altro rappresentano due opposti, uno accanto all'altro sono una coppia bellissima.
Un'ultima curiosità a proposito delle innate capacità attoriali di Bobò, in Racconti di giugno, Delbono racconta di un'iniziale timidezza del suo attore di fronte al mondo e sul palcoscenico: "Eseguiva subito tutto quello che gli chiedevo di fare nello spettacolo". Adesso non è più così, Bobò ha imparato ad adattarsi ad ogni ruolo con anomica perfezione; in questo spettacolo, come anche in Barboni, solo Pippo si toglie le scarpe e resta con le calze, Bobò, sin dalla prima prova, si è sempre rifiutato di farlo. Solo anni dopo quel primo 'No', Pippo scoprì, rileggendo il testo di Beckett, che nella didascalia solo uno dei due barboni si toglie le scarpe.

 

 

 

30ennale Sala Assoli. Teatri, teatro e Quartieri Spagnoli
Aspettando con... Bobò
di Pippo Delbono
con Pippo Delbono, Bobò
lingua italiano
durata 30'

proiezione del film Guerra
regia Pippo Delbono
con attori della Compagnia Pippo Delbono
fotografia Paolo Santolini
montaggio Marco Spoletini
montaggio del suono Bruce Morrison
prodotto da Daniela Cattaneo-Diaz
produzione esecutiva Paolo Benzi
produzione (h) films di Milano
paese Italia
lingua italiano
colore a colori
anno 2003
durata 61 min.

Napoli, Sala Assoli, 13 novembre 2015
in scena 13 novembre 2015 (data unica)

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