“Sai che significa esser bruciati / e senza un filo, un'ombra di sorriso? / Sai che significa implorare la gioia, / perché ritorni come un tempo sul tuo viso? / Un mare di fiori gettato su un guitto / non può colmare il suo vuoto orrendo. / Un attore senza voce è un lazzaro / e rotea come una girella nel vento. / Ma egli si ostina a non voler morire / e con desiderio aspetta l'alba / sterminata, gelida, ventosa, / perché è bella la vita, e misteriosa, / e così labile”

Angelo Maria Ripellino

Mercoledì, 11 Novembre 2015 00:00

Solo le cozze sopravvivono all’etica

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Un grande pannello posto in orizzontale occupa gran parte dell’assito determinandone lo sfondo, poi una sedia dall’alto schienale con i braccioli posta sulla sinistra davanti allo schermo, completa tutta la scenografia di EterNapoli, tratto da Enrico Ianniello dal romanzo di Giuseppe Montesano Di questa vita menzognera. La sinossi ci presenta la famiglia napoletana dei Negromonte che sono qualcosa di più degli arrampicatori sociali. Vivono in una sfarzosa villa settecentesca a picco sulla città di Napoli, sono imprenditori arricchiti ogni oltre immaginazione con la fabbrica di gassosa, sono senza scrupoli di alcun tipo, hanno frequentazioni intime con il potere governativo che sembrano gestire a loro piacimento.

Il giovane asociale Roberto, pungolato dalla madre arpia a cercare lavoro, si impiegherà come segretario di Carlo Cardano, marito di una Negromonte, un dandy esteta che gestisce una sorta di galleria d’arte fasulla, estremo tentativo di aggrapparsi all’ideale della Bellezza per non soccombere al fango volgare della famiglia acquisita. Cardano introduce Roberto nelle basse viscere delle dinamiche familiari dei Negromonte il cui pater familias è un anziano rancoroso dalla voce roca degna dei migliori film sui mafiosi. Lui, guidato da Calebano, anima nera consigliere del vecchio, ha in mente la creazione di un grande parco tematico che riporti la città ai fasti dell’antica Neapolis greco-romana, con tanto di anfiteatro, calidarium e macellum. Per fare questo sta comprando e vendendo parti della città per raderla al suolo e costruire questo parco dei divertimenti dove tutto è finzione, tutto è fasullo. Calebano è chiarissimo nel descrivere il progetto a Ferdinando Negromonte, figlio volgare della volgarissima famiglia: “È l’economia dell’immateriale, non più produzione di beni, ma la trasformazione del capitalismo in puro spirito”.
Tutto ha un prezzo, tutto può essere comprato, anche “Varufakìs cu tutta ‘a motocicletta”, dice napoletanamente Calebano riferendosi al ministro greco che ha tenuto banco recentemente nelle cronache politici-economiche. A questo sfacelo morale, cercano di opporre stancamente un minimo di etica sia Cardano che Andrea Negromonte, l’ultimo rampollo ventitreenne, che ha in odio i denari paterni e mira ad una vita pauperistica che gli restituisca la dignità. Così tra il pranzo di Pasqua e quello di Natale, si assiste a tutto il campionario di volgarità umane e bassezze materiali che non risparmiano le mogli dei figli Negromonte, la figlia moglie di Cardano, perfino i nipoti degeneri e la nipotina di dieci anni che come Salomè balla per il nonno. I due pranzi alfa e omega sono il trionfo di tutto il commestibile partenopeo che si sfoggia in queste occasioni, ma il finale è drammatico, Andrea si suicida e metaforicamente il pranzo di Natale si trasforma nella moria dei capitoni, di aragoste che si cannibalizzano tra loro, di triglie a pancia all’aria. Trionfano ancora vive solo le cozze, quelle che vivono tra i rifiuti.
Gli attori? Enrico Ianniello. Sulla scena lui è la madre di Roberto, Roberto, Carlo Cardano, Miranda, Bianca, Ferdinando, Calebano, Negromonte senior, i nipoti, Andrea e ancora tutti i comprimari della storia. È sempre un’operazione complessa trasferire un testo narrativo sulle tavole di un palcoscenico che non sempre riesce, ma la scelta del regista di interpretare tutti i personaggi connotandoli solo con la tonalità della voce e con i gesti, peraltro sempre misurati e mai caricaturali, è stata senza dubbio una sfida vinta. Dopo aver visto inizialmente i personaggi presentati uno dopo l’altro mentre la storia si sta sviluppando, in seguito questi dialogano, agiscono in sincrono e Ianniello passa con disinvoltura dall’uno all’altro senza mai perdere il ritmo e la battuta, passando da un registro tragico ad uno comico, dal tono sognante a quello ironico, alternando i personaggi passando dalla parte anteriore del pannello a quello posteriore dove un preciso gioco di luci creava ombre e personaggi. Una prova impegnativa che un attore di spessore che ha sempre avuto tempi scenici perfetti ed un uso della voce da vero trasformista, (come si è visto anche in Jucatùre, altra pièce di Ianniello) rende più maturo il suo percorso artistico.

 

 

 

EterNapoli
di Giuseppe Montesano, Enrico Ianniello
dal romanzo Di questa vita menzognera
di
Giuseppe Montesano
regia Enrico Ianniello
con Enrico Ianniello
produzione Teatri Uniti, Teatro Franco Parenti
lingua italiano
durata 1h 15'
Caserta, Teatro Civico 14, 7 novembre 2015
in scena dal 6 all'8 novembre 2015

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