"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Mercoledì, 11 Novembre 2015 00:00

"Tandem", o dell'equilibrio bilanciato dei corpi

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Artaud diceva che il teatro è la palestra dell’anima. E, se le tavole del palcoscenico sono di legno, un motivo ci sarà. Per esempio, quando in scena ci sono corpi che si stancano e si consumano, è bello sentirne il cigolio, i colpi sordi dei passi, o l’improvviso silenzio della non azione.
Il palco del Piccolo Bellini è nero e nudo. Al centro, c’è una bici a due posti montata su una grande molla che la alza da terra. La base della molla è stabile, ma non è fissata alle tavole del palco.

Tutto inizia con un’incursione di suoni e di corpi che, di soppiatto, fanno capolino sul lato destro del proscenio. Due figure buffe, speculari, di ragazze – jeans, maglietta bianca e ciuffi di capelli esageratamente cotonati – si cercano, s’incontrano, si trovano e si muovono nervosamente, su ritmi beat crescenti e ansiogeni. Rumori metallici di monete tintinnanti e di sbarre di ferro, cui si oppone il calore tondo dei passi veloci e la cadenza sicula dei dialoghi spezzati tra le due. Paola e Federica sono giovani, delicate, audaci, di una bellezza da aggredire, perché inconsapevole, pura. Paola e Federica sono cresciute insieme e ora in una cresce anche il ricordo dell’altra, che non c’è più.
La drammaturgia è costruita per frammenti ritornanti, che partono e arrivano sempre allo stesso punto, in cui qualcosa si è rotto per sempre. Il testo e elementi scenici alludono all’acquisto di una pistola, a un corteo di piazza in cui qualcuno ha sparato. Ma la trama, nel caso di questo spettacolo, passa in secondo piano; forse, proprio il testo è l’unico elemento vulnerabile di questo lavoro, poiché meno potente e, a tratti, quasi pleonastico, rispetto a quello che succede sulla scena.
Il fulcro – fisico, drammaturgico, dinamico – di quest’ora di corpi sudati ed energici, di smorfie, sbavature, tic che diventano azioni caratterizzanti, ripetizioni, umanità organica che si oppone e resiste alla materia artificiale, è quel tandem: baricentro, metafora, espediente scenico e drammaturgico di un’urgenza impellente che sulla scena diventa viva, tangibile, quasi respirabile. Il tandem è un’estroflessione del rapporto tra le due, un simulacro (reale) di forze e umori condensati, mischiati, ancora una volta, concreti: reali. Sul tandem si sale e si scende in sincrono, dai due lati opposti. Ognuna è co-responsabile dell’equilibrio dell’altra e dell’intera struttura/scultura: bisogna ascoltare, rispettare il ritmo interno dei corpi, degli organi, dei muscoli. Quando pedalano rivolte verso il pubblico non si possono guardare, eppure Manuela Lo Sicco e Veronica Lucchesi s’incastrano alla perfezione, complici atletiche di questa singolare partitura psicofisica, su ballate grunge/elettroniche e ombre di corpi pedalanti che si moltiplicano sul fondo della scena – le luci, come la musica, sono semplici e precise, per un allestimento scenico minimale e contemporaneo. C’è un grande lavoro e studio del movimento dietro questo spettacolo; allo stesso tempo, all’intensa fatica “esteriore” e fisica, si contrappone un’intima e interna impossibilità di progredire, l’estenuante ginnastica psico-emotiva delle due protagoniste che pedalano e pedalano non le porta da nessuna parte, anzi, tornano indietro, o meglio: chi “è rimasto” non lascia andare chi non c’è più.
Da questo punto di vista, oltre a essere intriso di riferimenti beckettiani – a tratti ricorda anche il fortunato Maratona di New York di Edoardo Erba – da questo lavoro traspira un importante elemento biografico dei due coautori: Sabino Civilleri (che firma anche la regia) e Manuela Lo Sicco (attrice da tenere d’occhio, in continua crescita) sono i “figlioletti” – si fa per dire – più che legittimi di Emma Dante, con cui fondarono la compagnia Sud Costa Occidentale nel 1999 e con cui attualmente lavorano; la coppia è protagonista di Ballarini, ultima e più intensa parte della Trilogia degli occhiali, mentre nel 2016 faranno parte del cast dell’opera lirica su Cenerentola della regista siciliana. Dopo Educazione fisica, Tandem è la seconda creazione della compagnia costituitasi nel 2011.
Collocato in un’ottica di teatro contemporaneo e performativo, il duo rappresenta una delle realtà più interessanti tra le giovani compagnie emergenti e, elemento da non sottovalutare in questi tempi di leghismo applicato al teatro, del meridione – sono entrambi di Palermo. I due hanno tenuto laboratori con una particolare attenzione alle dinamiche di gruppo e all’ascolto corale, dedicati alla ricerca di un linguaggio teatrale che parta dallo studio delle discipline sportive. Il che, probabilmente, avrebbe trovato d’accordo anche Antonin Artaud.

 

 

N.B.: Le immagini a corredo della recensione sono di Chiara Ferrin (immagine di copertina; seconda immagine dell'articolo); Andrea Casini (prima immagine dell'articolo). 

 

 

Tandem
ideazione e regia Sabino Civilleri, Manuela Lo Sicco
testo Elena Stancanelli
con Manuela Lo Sicco, Veronica Lucchesi
luci Cristian Zucaro
disegno e costruzione tandem Mario Petriccione
musiche Davide Livornese
produzione Associazione UddU
in collaborazione con Santabriganti-Scenica Festival, Festival dell’Incanto, Associazione Demetra
supporto alla produzione ExKarcere CSOA di Palermo, Teatro Nuovo Montevergini
lingua italiano
durata 50'
Napoli, Piccolo Bellini, 6 novembre 2015
in scena dal 3 all'8 novembre 2015

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