"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Giovedì, 05 Novembre 2015 00:00

L'abito del sarto

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Cappello
Quel che è certo è che siamo negli anni ’60, i favolosi. Gli anni del boom economico, delle canzoni d’amore degli urlatori, dei primi sceneggiati in bianco e nero della Rai. Quello che pure è certo, è che chi ci sta di fronte è Pino Strabioli, quello di Colpo di scena, programma sempre della Rai. Ci sta raccontando del modo di ballare di Rita Pavone, del figlio che Mina ha avuto con Corrado Pani, del matrimonio di Sophia Loren con Carlo Ponti.

Ma, attenzione! Non abbiamo acceso la tv. Non stiamo guardando un nostalgico programma televisivo. Pino Strabioli è davanti a noi in carne ed ossa, sul palco di un teatro, luogo che gli è ben noto, e si è incarnato stavolta in un sarto napoletano.

Tessuti e colori
È un sarto amante della musica, molto informato sulle vite dei suoi cantanti e attori preferiti perché passa il tempo libero leggendo riviste di musica e spettacolo. Accanto a lui una giovane aiutante, Nunzia, che ignora canzoni e personaggi, un’allieva da istruire, che permette allo spettacolo di utilizzare Strabioli nel ruolo che più conosciamo, quello al quale siamo abituati, di colui che racconta le storie dei grandi nomi dello spettacolo.
La sartoria è piena di colori: le stoffe, gli scaffali, gli attrezzi. Il sarto stesso è molto colorato, negli abiti e nella personalità che fa subito simpatia. La grigia e goffa Nunzia, che sembra non conoscere la vita, entra in questo mondo colorato in punta di piedi, silenziosa, in cerca della sua tinta più che di un lavoro. Ci sarà per lei un periodo di prova, poi l’impiego sarà suo una volta dimostrato di essere una buona ricamatrice, adatta all’incarico che deve esserle affidato: il confezionamento di un abito da sposa.

Trama
Il lavoro per l’abito da sposa commissionato alla sartoria è lungo e impegnativo e concede il tempo che serve, al sarto e alla sua nuova aiutante, per le confidenze e i pettegolezzi. La trama è semplice e l’evolversi della storia incuriosisce il pubblico e lo diverte.
Le giornate passano, tra chiacchierate e canzoni. Ruolo privilegiato ha Rita Pavone, idolo indiscusso del sarto Lucio, ma c’è posto per Mina e per Caterina Caselli. Le canzoni vengono fuori da un giradischi o dalla radio. Minore spazio è dato invece al televisore, acceso soltanto per assistere alla notizia dell’assassinio del presidente Kennedy. La marea di indizi e notizie storiche che servono a collocare lo spettacolo negli anni ’60 sono forse po’ eccessivi come i ricami fatti di strass e roselline che Nunzia deve applicare all’abito, specialmente sul davanti, ma sono i riferimenti che permettono a Strabioli di interpretare sé stesso e farcelo riconoscere come il presentatore di Raitre seppure in una versione molto più divertente. Con la stessa ironia, Alice Spisa ci fa, invece, vivere l’evoluzione di Nunzia da ragazzina impacciata a donna vendicativa.

Cuciture
Costruito in modo da far presagire con molto anticipo un possibile colpo di scena, lo spettacolo riesce a sconvolgere tutto e a stupire con un risvolto inaspettato all’ultimo secondo. In questo modo tutto quello che si è visto e si è sentito prima viene ripensato, ripreso, finché la piega finale si ricuce all’imbastitura iniziale e tutto combacia.
Il grazioso spettacolo confezionato da Maurizio Panici come un sarto esperto, ci piace e non fa difetto.

 

 

 

 

L’abito della sposa
di Mario Gelardi
regia Maurizio Panici
con Pino Strabioli, Alice Spisa
scene e costumi Alessandro Chiti
musiche Paolo Vivaldi
foto di scena Massimo Achilli
produzione Teatro Argot Studio
in collaborazione con Todi Festival
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Nuovo Teatro Sanità, 1° novembre 2015
in scena 31 ottobre e 1° nvembre

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