“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Mercoledì, 05 Agosto 2015 00:00

Progetto d’Arte: una mano di "Vernicefresca"

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Avellino è provincia sonnacchiosa e borghese, abbarbicata ad una dimensione pervicacemente statica, in cui ogni riverbero culturale, ogni sussulto d’iniziativa che esuli dal consueto fatica ad affermarsi, fatica soprattutto a penetrare e permeare un tessuto sociale endemicamente refrattario, come avvolto in una cappa di ordinarietà. Eppure, negli ultimi anni ad Avellino qualche sussulto c’è stato, qualche scossa s’è avvertita – e vivaddio non era il terremoto – ed in città qualche fremito si è percepito, pur senza che ciò intaccasse e scalfisse l’anima profonda e stanziale di un contesto fondamentalmente conservativo.

Vernicefresca è una realtà che ad Avellino esiste da undici anni, producendo ma soprattutto formando giovani e giovanissimi che s’accostano al teatro; nasce dalla promessa, fatta da Nadia Marcelli a suo padre, di creare una scuola di teatro. E così Vernicefresca è una realtà che oggi, decisamente in controtendenza, scommette su un’impresa: creare un nuovo spazio, una nuova struttura, un nuovo progetto: Progetto d’Arte è il punto di partenza, che sta progressivamente prendendo forma e che cominciamo a seguire dai suoi prodromi per raccontarne la gestazione, per testimoniarne la nascita, per seguirne la crescita.
Lo sguardo che rivolgiamo parte, in un caldo pomeriggio di luglio, dal laboratorio del Maestro Giovanni Spiniello, l’artista che col suo entusiasta e compartecipe supporto ha fornito il volano a questa nuova impresa, della quale ancora non si conoscono né nome né ubicazione, tenuti rigorosamente top secret, ma della quale appaiono già chiari e definiti gli intenti: creare un nuovo spazio per le arti, per il teatro in senso estensivo, all’insegna della multidisciplinarità e dello spirito di comunione col territorio, uno spazio aperto alla città ed alle sue istanze artistiche. Ed è proprio da un artista che parte la spinta propulsiva per un’operazione altrimenti resa ardua dalle difficoltà preventive: “La carica dei 500”, ovvero l’opera, o meglio le opere, realizzate dal Maestro Spiniello e messe a disposizione per finanziare il progetto; cinque soggetti, riprodotti ciascuno in cento esemplari, ciascuno reso unico dalla firma e da un dettaglio, ciascuno messo in vendita al costo di cento euro, ciascuno un mattone che andrà a costruire – e soprattutto a finanziare – il progetto nascituro.
Parte dalla bottega del Maestro Spiniello il nostro viaggio, ed ha come guida Massimiliano Foà, la sua voce accorata nel raccontarci l’inseguimento di un sogno, la necessità di una passione chiamata teatro; era arrivato ad Avellino, a Vernicefresca, nel 2007 Massimiliano Foà, per tenervi uno stage di cinque giorni: non se ne è più andato; oggi lo ritroviamo ancora qui, coinvolto con entusiasmo e fatica, in un azzardo necessario, che ha trovato in un artista che di questa terra è figlio un ‘complice’ e un sodale in un’impresa d’arte che nasce dall’arte per l’arte: “La più bella opera non sono le opere” – afferma il Maestro Spiniello – “ma l’opera che ne nasce”. Ascoltare il Maestro Spiniello possiede l’incanto della semplicità, quella semplicità che proviene dal mondo agreste e genuino delle terre d’Irpinia nelle quali è nato e cresciuto, conoscendone la dura vita di tempi duri, quelli in cui si possedeva un solo paio di calzoni e quel paio di calzoni doveva durare il tempo intero di una vita; terre dalle quali Giovanni Spiniello ha saputo estrarre la propria arte come un frutto terragno per trasfonderlo in tratto grafico, in macchia di colore pastello, terre dalle quali cavare la materia, gli elementi, e farne opera d’arte. L’opera d’arte consiste nel togliere il superfluo, nello sfrondare del pleonastico; così, i racconti del focolare diventano matrice materica, fermentazioni che rilasciano nel tempo sementi di essenza che l’arte impressiona su un foglio bianco, su una tela, su un blocco di pietra.
Fermentazioni e sementi, humus su cui fiorisce una nuova idea, un nuovo progetto, che su questo sostrato si pasce, in comunanza di intenti, in nome d’un afflato comune, che mira ad un obbiettivo condiviso. Progetto d’Arte è già partito, anche se ancora non si vede fisicamente lo spazio; ma ci sono le persone, le idee, un progetto già strutturato che prevede formazione – in linea di continuità con quanto già da oltre un decennio Vernicefresca fa – una stagione teatrale ed un nuovo spazio ad accoglierla. C’è già tanto lavoro alla base, ce ne si accorge vedendo all’opera i ragazzi di Vernicefresca alla Casina del Principe di Avellino, a tenere i laboratori estivi per i ragazzi, a dare continuità alla loro opera di formazione, che in un contesto come quello avellinese rappresenta una piccola grande esperienza in cui far coesistere teatro, canto e danza come discipline da impartire a nuove generazioni dalle quali estrarre una sensibilità artistica: come il Maestro Spiniello estrae l’opera d’arte già contenuta nella materia, così dai ragazzi si può cavare quell’istinto artistico in ciascuno già contenuto in nuce.
L’entusiasmo c’è, ma s’accompagna alle paure, connaturate ad ogni impresa che comporti un coefficiente di azzardo; eppure il sorriso dei bambini, dei ragazzi un po’ più grandi, che partecipano e che sentono di essere parte di qualcosa da custodire come gelosamente proprio, rappresenta linfa vitale per chi, in questo nuovo progetto s’è lanciato credendoci e può su queste basi provare a dare concretezza ad un’idea i cui presupposti appaiono già saldi. Ci sarà poi la riprova dei fatti, ci sarà un nuovo teatro con una stagione da presentare e da offrire in visione; per il momento c’è un progetto e ci sono delle scadenze (ottobre la deadline), ci sono le preoccupazioni e c’è la voglia di fare, ci saranno senz’altro gli ostacoli ma traspare già la voglia di affrontarli con la determinazione di superarli.
E ci sono soprattutto l’entusiasmo e la speranza per una nuova storia da scrivere e da raccontare, per un’esperienza da colorare, che nasce dall’arte per generare arte. Ne abbiamo sbirciato da presso la forma embrionale, come fosse l’ecografia d’un feto in gestazione; ora attendiamo il parto e i primi vagiti, sperando siano abbastanza forti da scuotere il torpore della sonnacchiosa plaga avellinese.

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