“La mia non è indipendenza: è solitudine”

Pier Paolo Pasolini

Venerdì, 26 Giugno 2015 00:00

Il segreto delle cose

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Michèle Noiret ha portato sul palcoscenico del Teatro Mercadante di Napoli uno degli spettacoli più interessanti del Napoli Teatro Festival Italia di quest’edizione che ora sta concludendosi. Interessante, perché ha saputo unire più linguaggi artistici all’interno di un progetto molto originale.
Radioscopies, il cui sottotitolo è “cortometraggio scenico”, prende spunto da un’intervista radiofonica del 1978 di Jacques Chancel all’autore belga di lingua francese Conrad Detrez, in occasione dell’assegnazione del Premio Renaudot per il romanzo L’Herbe à brûler.

Per “Mons 2015” è stato chiesto alla coreografa belga di lavorare su quest’intervista e lei lo ha fatto senza parole, con il corpo, o meglio, il suo corpo che si muove nell’ambiente familiare di casa e che subisce ed agisce in percorsi fantastici fatti di incontri di insetti, identificazione con questi e rapporto oscuro con una presenza maschile.
La storia è volutamente non chiara.
Lo schermo, posizionato sul fondale del palcoscenico, apre lo spettacolo proiettando il video di una donna che, con un vestito rosso scintillante, si muove tra le stanze del suo appartamento con un certo stato d'inquietudine, presagio di qualcosa di inaspettato che potrebbe accadere da un momento all’altro ed ecco che dopo poco spunta sul palco la stessa donna, rimpicciolita rispetto alla sua immagine nel video, che si muove con femminilità in una porzione del palco, tra una forte luce di una lampada ed uno stand di vestiti.
Michèle Noiret ha scelto di ispirarsi liberamente a certi passaggi dell’allucinante auto-fiction contenuta nel libro di Detrez, impregnata di sensazioni forti che la lettura le ha ispirato.
La Noiret, inoltre, trova eco anche in alcune dichiarazioni di intenti di Conrad Detrez, dove i temi salienti sono la violenza, l’immagine in relazione alla realtà, l’ignoranza pericolosa e le tentazioni e le pressioni dei media e della società attuale.
Il video, il passato, ed il live, l’istante, si fondono e si susseguono. Spesso lo stesso cameraman appare in scena per fare, forse, delle prese dirette. Quando lei incontra l’uomo oscuro, questo, appare, poi sul palcoscenico con un assolo fatto di cadute e recuperi al suolo. I momenti di coppia sono molto belli e cinemtografici, richiamano i film di Antonioni e Bertolucci e della Nouvelle Vague francese. Quello che aleggia in tutta la performance e che rende volutamente non chiara la storia è un senso di “segreto delle cose”, cui allude lo stesso Detrez e che si traduce nei rocamboleschi stati di incoscienza dei personaggi. All’inizio, lei trova un insetto enorme ed, alla fine, è lei stessa a diventare insetto, in una memorabile scena kafkiana in cui il corpo della donna è fluidissimo e dalle linee impeccabili. Lei, dunque, si abbandona all’uomo ed all’amore, come una donna che si afferma in quanto “oggetto” del desiderio, oggetto-insetto, come immagine poetica.
I famosi segreti delle loro vite sono respirati dai muri, ma mai detti, c’è sempre un doppio aspetto della realtà che fugge e viaggia alla velocità del tempo.
In questo spettacolo, come anche in Hors-champ del 2013, molto apprezzato per la stessa idea innovativa, si esaminano i principi di un cinema non narrativo, in cui la composizione dell’immagine, della luce, dell’ambiente sonoro si fondono insieme nel “segreto delle cose”, nel parallelo di una realtà non sempre rivelata e che si intende, invece, rivelare. L’ansia di essere osservati, del violare i segreti (nello stile “Grande Fratello”) si tramuta nei difficili rapporti uomo-donna e nella non volontà di definirli, attenti solo alla scorrevolezza delle immagini nel video e di quelle live che disegnano percorsi sinusoidali di sensazioni. I movimenti sono fluidi, forti, legatissimi nelle parti di contact a coppia.
La Noiret ha un fitto curriculum di formazione e lavoro con grandi artisti del panorama tersicoreo ed ha creato, poi, una sua compagnia insieme ad un proprio linguaggio scenico. L’idea del “cortometraggio scenico” è quella di un cinema muto, che del cinema riprende le atmosfere, ed alle parole sostituisce il linguaggio del corpo, al susseguirsi di scene sostituisce un legame di fondo che fa in modo che il video sia sempre un tutt’uno senza pause o passaggi di scene. L’imprevisto accade proprio quando i due performer appaiono realmente in scena, il pubblico lì si è quasi spaventato, la paura che qualcosa intrappolata in uno schermo e per questo non vera si animi ed appaia nella realtà davanti agli occhi senza filtri. Eccolo il segreto, parte del reale che vive già insito in esso e che però non parla, c’è e basta.

 

 

 

 

 

Napoli Teatro Festival Italia
Radioscopies
cortometraggio scenico
soggetto, regia e coreografia Michèle Noiret
creazione e interpretazione Michèle Noiret, Isael Mata
collaborazione artistica Dominique Duszynski
assistente Florence Augendre
film, riprese di scena Vincent Pinckaers
film, regia video Benoît Gilet
composizione musicale originale Todor Todoroff, Pierre-Axel Izerable
musiche Béla Bartok, Music for Strings, Percussion and Celesta – Chicago Symphony Orchestra, direction James Levine; Martinho da Vila, Claustrofobia
archivi sonori  INA Emission Radioscopie 1978, Jacques Chancel/Conrad Detrez
luci Xavier Lauwers
scenografia Sabine Theunissen
costumi Michèle Noiret, Nazanin Fakoor
foto di scena Sergine Laloux
produzione Compagnie Michèle Noiret/Tandem ASBL
in collaborazione con La Fondation Mons 2015, Le Manège.Mons, Théâtre National de la Communauté Française de Belgique – Bruxelles, Théâtre National de Chaillot – Paris, Théâtre Louis Aragon – Scène Conventionnée Danse de Tremblay-en-France
con il sostegno di Ministère de la Fédération Wallonie – Bruxelles, Service de la danse
durata 56’
Napoli, Teatro Mercadante, 22 giugno 2015
in scena, 22 e 23 giugno 2015

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