“E comunque si andrà a teatro perché là ci sono ancora esseri che sudano, che piangono, si tagliano, sbagliano, cadono, si disperano o sono felici. Si andrà a vedere questo evento come qualcosa di non manipolabile, di non bidimensionale”.

Antonio Neiwiller

Giovedì, 25 Giugno 2015 00:00

Tell me ti amo e non ridere di me

Scritto da 

È la notte della festa di San Giovanni decollato, la notte delle streghe e del solstizio d’estate. La festa è nel foyer del teatro Galleria Toledo da dove parte il suono delle tammurriate. È suono propiziatorio, magico, che si balla contrapponendo il maschio e la femmina. Gli Ars Nova Napoli con i loro strumenti sono sistemati sulle scale che  conducono in galleria, la gente li ascolta e tiene il tempo divertita. La festa è anche in strada, perché la musica non si ferma alla porta ed esce nel vicolo dove le persone fanno la fila per entrare a teatro o sono ferme al bar a bere qualcosa. È una sera di festa e si sente nell’aria.

Entrando in sala, agli spettatori è offerto un bicchiere di vino bianco, alcuni siedono sul palco, sistemati in alcune file di sedie sul fondo. La musica diventa più lontana, la sentiamo appena, come se fossimo entrati in casa e avessimo chiuso le imposte. L’altoparlante annuncia che lo spettacolo sta per cominciare e tutti diventano silenziosi, i telefonini si spengono, i bicchieri si vuotano, il vociare si placa con il calare delle luci. L’atmosfera di festa si perde per un attimo ma subito la si ritrova sul palco. Siamo davvero entrati in casa. Juan e la cuoca Cristina ballano rimettendo in ordine la cucina. In alto un addobbo di luci colorate.
È la notte della festa di San Giovanni decollato per i servitori Juan e Cristina e per miss Julia, la contessina. Il testo di Strindberg, nella messinscena di Lorenzo Montanini, dalla Svezia si trasferisce al sud del mondo, in Colombia. Qui Julia è ribelle e svampita, rigida nelle pose, antipatica nella voce ma parecchio sciocchina. Ha voglia di ballare ed è vestita come una danzatrice: il tutù bianco e il coprichignon. Le hanno insegnato a non sottomettersi mai a nessun uomo ma il suo vivere fuori da ogni oppressione maschile è divenuto desiderio di comando che le fa parlare agli uomini ordinando quelli che sono i suoi desideri. Non soltanto perché Juan è a servizio in casa sua ma perché è un uomo. E i suoi desideri, nella notte del solstizio d’estate, quando il sole si incontra con la luna e quindi il maschio con la femmina, sono desideri d’amore. Miss Julia vuole essere amata ma vuole essere amata da un servitore. Quindi la distanza tra i due non è soltanto quella tra i sessi ma anche quella tra i ceti sociali e il contrasto coinvolge il linguaggio che non è più soltanto, come in Svezia, nella scelta del “tu” o del “voi” per rivolgersi all’altro ma riguarda, in Colombia, la lingua con la quale parlare all’altro. Cristina e Juan parlano tra loro in spagnolo e sparlano della contessina in spagnolo. Julia si esprime in inglese e a lei Juan si rivolge utilizzando l’inglese misto a qualche termine o modo di dire spagnolo, come se gli mancassero i giusti vocaboli. Allora anche Julia usa delle parole spagnole nelle sue frasi e visto che siamo in Italia e che la musica della festa era una tammurriata, anche qualche termine in italiano come quando ordina: “Tell me ti amo”.
I movimenti dei tre attori sono i movimenti di un ballo. Essi recitano quasi sempre l’uno di fronte all’altra e solo raramente rivolti verso il pubblico, per questo alcuni spettatori possono stare seduti sul palco e guardare lo spettacolo solo da un punto di vista differente rispetto a chi è in platea o in galleria. L’uomo e la donna si uniscono e si allontanano, si attraggono e si respingono come succede nella tarantella. Però il loro non è un ballo allegro. La musica è suonata interamente dal vivo, dalla violinista Helen Yee che stando sul lato del palco, osserva i movimenti e fa vibrare le corde in modo intenso.
Nella notte della festa di San Giovanni i sogni dovrebbero avverarsi ma quello che Julia racconta è un incubo ed è l’incubo ad a divenire realtà quando la mattina tutto è finalmente più chiaro. In chiesa c’è la messa per San Giovanni decollato, Juan stacca la testa ad un uccellino che sul palco è una mela da mordere. La signorina che non voleva sottomettersi agli uomini diventa schiava del suo servitore. La notte trascorsa nella stanza di Juan le ha tolto l’onore e lei non è mai stata davvero libera di vivere. Vorrebbe scappare ma le è impedito, l’unica via di fuga è la morte. Il giorno è un giorno di sangue. La musica si fa più drammatica, i movimenti febbrili, il ballo è in solitaria, avanti e indietro sul palco, sul tavolo, sulla finestra, è lei l’uccellino nella gabbia fino a che non riesce a romperla e a scorgere che il sole dell’alba è solo un faro giallo.
Miss Julia è uno spettacolo coinvolgente, lo è fin dal momento in cui siamo invitati alla festa, a ballare e a cantare musiche della nostra tradizione. Il miscuglio di lingue è affascinante, a livello sonoro ma anche per l’identità che si riesce ad attribuire subito ai personaggi. Non si fa fatica a seguire la vicenda e per gli occhi e le orecchie tutto è una delizia.
Mi spiace per Julia. L’interpretazione di Tina Mitchell è spinta fino alla caricatura, in platea ridono in molti ogni volta che si mette in posa o ordina qualcosa. Una signora seduta dietro di me, ad un certo punto, ha detto “ecco la scema!”. Gli altri due personaggi, invece, sono sempre seri. Ci si prende gioco della protagonista e noi pubblico siamo complici dei pettegolezzi moralistici dei servi: ci dicono che è pazza e siamo chiamati al riso nel vederla apparire con il suo vestitino, il viso rigido e la mano pronta per essere baciata. E ridiamo quando arriva con la gabbietta dell’uccellino per dire a Juan che vuole portarlo con sé nella fuga perché è l’unica creatura che la ami. Ma Julia è un eroina che lotta contro il potere degli uomini di decidere il destino di una donna e non si dovrebbe mai ridere di lei.

 

 

 

 

Napoli Teatro Festival Italia
Miss Julia
da Miss Julie
di
August Strindberg
regia Lorenzo Montanini
adattamento J. Ed Araiza
con Jhon Alex Toro, Tina Mitchell, Gina Jaimes Abril
musiche originali Helen Yee
costumi Adán Martínez
produzione Vueltas Bravas Producciones
lingua spagnolo e inglese (con sottotitoli in italiano)
durata 1h 20'
Napoli, Galleria Toledo, 20 giugno 2015
in scena dal 20 al 22 giugno 2015

Lascia un commento

Sostieni


Facebook