“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Lunedì, 15 Giugno 2015 00:00

Verso un format non emozionale

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Zimmermann & De Perrot, definiti una delle più importanti compagnie di teatro-circo del panorama internazionale, sono tornati al Napoli Teatro Festival con un nuovo lavoro dal titolo Hallo. Martin Zimmermann, infatti, ha parlato della necessità interiore di creare un assolo che prendesse forma dalla materia della sua vita per raccontare qualcosa di attuale e sociale.

Nel 2010 il gruppo era già sbarcato a Napoli con lo spettacolo Öper Öpis, in cui gli interpreti, danzatori e circensi, si dimenavano tra oggetti e costruzioni che via via si smembravano, simbolo della decadenza geografica ed umana.
In Hallo (“Pronto?”, espressione inglese usata per rispondere al telefono e cominciare una conversazione) Zimmermann afferma che corpo e scena sono due elementi strettamente collegati: l’uno non può esistere senza l’altro. Il corpo, con le sue posture ed i suoi gesti ed atteggiamenti, definisce quelle che sono le “sfumature” di ogni persona. Zimmermann afferma che, osservando la gente per strada, si rende conto che ognuno rivela all’interno di sé vari possibili personaggi, oscillando da una variante ad un’altra in base allo stato d’animo, all’ambiente ed al momento che si sta vivendo. È, dunque, impossibile, essere davvero se stessi e, come sul palcoscenico, si recita, si esagera, ci si trasforma, così Zimmermann ha voluto gettare un suo personale focus su queste dinamiche dell’uomo.
Hallo si svolge all’interno di una vetrina, ambiente che ha visto svolgersi gran parte della vita lavorativa di Zimmermann. Tra varie costruzioni, il corpo si muove ed agisce: scatole di legno permettono strade e passaggi al performer, porte scorrevoli ed intere strutture movibili ostacolano i movimenti che diventano ironici, molto teatrali, espressivi di un disagio, di una pesantezza che grava sul corpo. Il corpo, però, risponde sempre in maniera ironica, ma forse, a mio avviso, con l’uso di un registro registico troppo unilaterale. Suoni e parole si odono ogni tanto. La velocità è una dote del performer che riesce a cambiare situazione, costume ed atteggiamento in maniera quasi fulminea.
La critica espressa, ma secondo me non ben sviluppata, è fatta alla società della moda e del consumo, dove manichini ed oggetti sono preferiti ai caldi rapporti tra uomo ed uomo. Egli, infatti, è solo, ma interpreta tanti uomini, e gli fa da spalla, in qualche scena, un altro perfomer.
Il format scelto e ricercato da Zimmermann è innovativo ed interessante: si tratta di teatro espressivo in andamento di sketch comici, dove le scene si generano a catena ed a reazione e così da una caduta di una porta, poi si cambia con l’apertura di una scatola, l’uso di una giacca e di una pedana in cui il personaggio ruota moltiplicando la sua immagine allo specchio. La dinamica e la velocità dominano: anche i cambi di luce e buio sono calibrati perfettamente, senza mai far rallentare la tensione nel pubblico.
Ho temuto, però, che questa bella ed efficace costruzione non avesse un suo reale sviluppo, che dall’idea di base (critica, elevata e con l’esigenza di un riscontro sociale) si fosse passati, in scena, alla banalità, alla ripetitività ed alla scarsa dinamicità. I movimenti coreografici non si sono rigenerati nel corso della performance ed il registro comico è arrivato alle stelle, diventando prevedibile e soprattutto non attivando nel pubblico il canale dell’emozione. Non c’erano tante emozioni da mettere in comune. C’era un bravo performer che, costruita una bella e complicata scenografia, ci giocava con il suo corpo e con i suoi oggetti in maniera fredda e puramente fisica. Non mi è arrivata emozione o messa a nudo di sentimenti, eppure si parlava della vita di un uomo, pretesto alla nascita dello spettacolo.
Zimmermann ha scelto di mettere in scena il circo della vita, ma senza vita e senza troppi personaggi. Forse, la mancanza emozionale è stata sentita solo da parte mia per qualcosa di personale, ma sono sicura che un teatro che non sviluppa empatia ed emozione non è un bel teatro, nonostante possa godere di forza tecnica, scenica e registica. Non è solo questo che porta uno spettacolo ad essere definito bello, ma lo è quanto è in grado di far vivere delle emozioni allo spettatore che è seduto su una sedia di platea o di palco ed ha deciso di donare tempo e soldi per ricevere in cambio un minimo di accrescimento interiore. Poi, appunto, non è scientifico il fatto che questo capiti, c’è sempre una percentuale di rischio a cui lo spettatore di teatro deve sottostare. In questo spettacolo mi chiedevo quale fosse questo format ricercato e pensavo al mimo, al cabaret, ma non credo che la pretesa di Zimmermann fosse solo questa, soprattutto per la sua bravura di tenere la scena per un’ora da solo senza mai stancarsi. Bisogna però anche non stancare.
Probabilmente la regia e la drammaturgia non sono stati efficaci nella riuscita performativa, ma, in tal caso, credo che Martin Zimmermann sia un’artista interessante nell’uso del format, nelle idee che ha e nella voglia di mettersi alla prova sulla scena con grande entusiasmo.

 

 

 

 

 

Napoli Teatro Festival Italia
Hallo
ideazione, regia, scenografia, coreografia, interpretazione
 Martin Zimmermann
drammaturgia Sabine Geistlich
sviluppo scenografico e coordinamento tecnico Ingo Groher
creazione musicale Colin Vallon
assistente alla regia ed alla coreografia Eugénie Rebetez
costumi Franziska Born
luci Sammy Marchina
suono Andy Neresheimer
direzione di palco Roger Studer
produzione Verein Zimmermann & De Perrot
in coproduzione con Châteauvallon – Centre National de création et diffusion culturelles, Espace Jean Legendre Compiègne – Scène Nationale de l'Oise en Préfiguration, KVS – Koninklijke Vlaamse Schouwburg, La Filature Scène Nationale – Mulhouse, Le Merlan, Scène Nationale à Marseille avec Pôle Cirque Méditerranée (Creac de Marseille, Théâtre Europe, La Seyne sur Mer), Le Volcan, Scène Nationale du Havre, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Maillon – Théâtre de Strasbourg – Scène Européenne, Pour-Cent Culturel Migros, Theater Casino Zug, Théâtre de la Ville, Paris, Théâtre Vidy-Lausanne, Zürcher Theater Spektakel
durata 1h 10'
Napoli, Teatro Mercadante, 13 giugno 2015
in scena dall'11 al 13 giugno 2015

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