“A questo mondo, compagni, il peccato in grado di coprire la spese viaggia liberamente e senza passaporto; la Virtù, qualora squattrinata, la fermano a tutte le frontiere”

Herman Melville

Mercoledì, 27 Maggio 2015 00:00

José Limón: umanità e filosofia nella danza

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Fra le figure rivoluzionarie della danza moderna americana come non ricordare quella di José Limón, probabilmente la più apprezzata nel panorama coreutico contemporaneo per la profonda umanità e sensibilità che caratterizza lo stile dei suoi lavori.
Limón nacque nel Nuovo Messico, il padre era musicista e direttore dell'Accademia di Musica di Culiacán e da giovanissimo venne istruito alla musica e al teatro. Nel pieno della rivoluzione tra classi, per evitare la lotta politica sinaloense, la sua famiglia decise di emigrare negli USA e fu così che José iniziò a studiare arte presso la Lincoln High School per poi proseguire la propria formazione presso la University of California di Los Angeles.

Ventenne si trasferì a New York dove rimase impressionato dall'Ausdruckstanz (Danza Espressionista) del tedesco Harald Kreutzberg in tour nella Grande Mela con Yvonne Georgi. Si ricorda che Kreutzberg fu già allievo di Mary Wigman e Rudolf Laban, due pionieri della modern dance in Europa.
Decise di dedicarsi totalmente alla danza e nel 1929 si iscrisse alla Humphrey-Weidman Studio – poi Dance Repertory Theatre – la scuola di danza diretta e fondata da Doris Humprey e Charles Weidman, punto di riferimento dei più rivoluzionari maestri e coreografi del XX secolo. La Humphrey subito riconobbe in lui un talento creativo, un vigore espressivo ed un’intelligenza intuitiva e nonostante le doti fisiche limitate Limón venne subito annoverato tra i coreografi e danzatori più innovativi di quegli anni.
Di ritorno dal servizio militare, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946 fondò una propria compagnia sotto la direzione artistica della stessa Doris Humphrey, ritiratasi dalle scene l'anno prima per una forma di artrosi. Insieme, partendo dagli elementi basilari del balletto classico come accadde per Merce Cunningham, crearono una nuova tecnica di danza che prese il loro nome e che tutt'ora rappresenta il metodo di insegnamento più diffuso per gli stili moderno e contemporaneo.
La filosofia del movimento per José Limón si fonda sulla metafora dell'“orchestrazione del corpo”: ad ogni sezione del corpo corrisponde uno strumento musicale e la perfetta sintonia tra questi genera armonia e bellezza, una lezione che si collega al pensiero di Nietzsche ed alla figura del dio Apollo come simbolo di serenità, completezza e perfezione.
Legato intimamente alla sua terra, nei primissimi lavori vi erano sempre rimandi alle tradizioni, ai simboli e alle leggende messicane − oltre al noto interesse per i temi biblici e le tematiche sociali − ed intrecciando il suo talento con quello musicale del grande compositore Carlos Chávez, portò il Messico all’epoca d’oro dell'arte coreutica.
Tra i premi per la danza ricevuti e vari riconoscimenti a suo nome, si ricordano il prestigioso premio Capezio. Riceve poi la Laurea Honoris Causa nel 1957 e diviene ambasciatore culturale per gli USA. Nel 1968 viene istituito il premio internazionale di danza José Limón e l’associazione culturale Arte Danza José Limón punti di riferimento della danza in Sinaloa.
L’esperienza personale della guerra lo portò ad interessarsi alla fragile esistenza dell’uomo, alla sua condizione di solitudine e di sofferenza, aspetti che sorgono nella sua opera coreografica attraverso canali fisico-espressivi.
Tra le coreografie più celebri la Pavana del Moro del '49 è certamente una delle più apprezzate del repertorio moderno per l’armonia tra caratterizzazione dei personaggi e loro musicalità. È una creazione ispirata all'Otello di Shakespeare vincitrice del Dance Magazine Award e che nel 1969 venne inserita nel repertorio dell'American Ballet Theatre. Ricordiamo ancora The Traitor del ’54, Missa Brevis e The Emperor Jones del ’58, Psalm del ’67, ispirato al tema biblico dei trentasei saggi che si accollano tutti i dolori terreni e The Unsung del '70, che canta la gloria di sette capi indiani – da Toro Seduto a Corvo Rosso – danzato da sette uomini sul ritmo prodotto dal proprio respiro e dal rumore dei loro corpi.
L’aspetto più affascinante della danza di Limón è la sua forma teatrale, emotiva ma al tempo stesso leggibile ed accessibile: Il pubblico percepisce facilmente la drammaturgia e i diversi temi trattati poiché il significato è trasmesso con energia fluida.
Una danza poetica quella del coreografo messicano che ancora oggi, a trentacinque anni dalla sua scomparsa grazie all'attività della sua compagnia, emoziona e continua a diffondere un messaggio di speranza, di salvezza e progresso per l'essere umano.

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