“Ho forse dormito mentre gli altri stavano soffrendo? Sto forse dormendo in questo momento?”

Samuel Beckett; Aspettando Godot

Mercoledì, 27 Maggio 2015 00:00

La danza dell'assenza

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Erminia Sticchi al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli ha portato in scena uno spettacolo sui desapareçidos argentini, dal titolo omonimo. Nonostante il piccolo spazio del palcoscenico, ha deciso di utilizzare tutto lo spazio del teatro a cominciare dalla platea dove i danzatori/attori, sparsi tra il pubblico, iniziavano ad entrare nella sensazione triste e malinconica dell’assenza, della scomparsa e del tempo che, trascorrendo, getta alcune cose nell’oblio.

La scelta tematica dello spettacolo è molto forte e radicata nella storia, evento di cui si è già parlato in molte occasioni ma forse mai con il corpo e con la danza, anche se la coreografa napoletana ha deciso, però, di farsi aiutare dalle parole dell’attrice Mapi Verona e dalle video-proiezioni di Nestor Aiello. La coreografa ha già lavorato ad altri spettacoli legati al sociale come per esempio Santa Scampia, che andò in scena a Napoli nel 2007, dove anche prosa, movimento e video-art si intrecciavano. Questo invece, d’ora in poi – afferma la coreografa – inizierà il suo tour salutando la città di Napoli per un po’.
Raccontare con la danza tematiche sociali, storiche e politiche è davvero una scelta coraggiosa per un coreografo e la differenza sta nel punto di vista, nella struttura e nella qualità con cui si vuole rappresentare. La scomparsa umana, il cercare e non trovare uomini, il non sapere, che non è la morte, è un evento che colpisce spesso l’umanità a causa di terremoti, alluvioni, maremoti, crolli e stragi politiche, e la funzione dell’arte è quella di impedire l’oblio e tenere viva la memoria e trasferirla in un mondo parallelo dove l’astrattezza diventa immagine di realtà e connessione di sentimenti. Le donne-danzatrici dello spettacolo della Sticchi hanno interpretato le madri e le vittime delle stragi argentine davanti ai discorsi politici dei dittatori in videoproiezione sul fondale del palcoscenico, e le frasi coreografiche hanno cercato di esprimere i valori dell’assenza e della lotta, della solitudine, del potere, della supremazia.
Forse il legame tra movimento, parola e video non è riuscito a creare un buon collante ed ha rischiato di far cadere lo spettacolo in un frammentarismo che offuscava il senso del tema scelto ed anche la presa di posizione del coreografo stesso in merito alla questione, calata all’interno dell’espressione artistica, ma non è semplice.
Le danzatrici e l’unico danzatore sono un gruppo coeso e bravo tecnicamente, e che riproducono lo stile della coreografa con virtuosismi tecnici e ricerca contemporanea, soprattutto nel lavoro al pavimento. L’espressività del volto teneva i personaggi in uno stato di perenne sofferenza e drammatismo, a volte un po’ disturbante o forse eccessivo. Non è tutto il corpo che con le sue tensioni muscolari è in grado di rendere il dramma e di raccontarlo nella sua astrattezza? Mutarlo in sensazioni che attivano un’empatia con il pubblico che prova dentro di sé quella stessa sensazione pur non avendola davanti in maniera concreta e descrittiva?
I cambi di costumi erano frequenti e veloci, i rumori delle mani battute a terra e dei piedi che con i tacchi alti creavano una danza dei rumori erano altri elementi molto usati ed intrisi di drammatismo, ancora una volta, a mio parere, un po’ troppo eccessivo.
Le donne passavano dal ruolo di madri, con le immagini fotografiche dei figli scomparsi in mano, a ragazzine in top e coulotte che con orsacchiotti ed altri oggetti d’infanzia imploravano di tenere vivo il ricordo, ed alla danza poi subentrava il racconto della verità storica, mimato dai costumi e dai disegni spaziali dei corpi, anche il canto faceva assaporare il senso della storia e della maternità violata.
Inoltre, la possibilità di un mondo fatto di uomini di legno, burattini di un circo, era alle porte, spogliato poi dalla realtà dell’assenza. Molti erano i quadri dello spettacolo, i sapori, gli odori ed i colori, ma forse troppo episodici, credo, per una volontà dichiarata della coreografa.
Ma il rischio è stato che a metà spettacolo, il tutto sembrava essere all’interno di scatole cinesi senza soluzione di continuità e di fine.
Forse una maggiore condensazione e un focus più netto avrebbero reso più snella ma essenziale ed unica la pièce, che comunque ha saputo creare un’architettura di scene non semplice, in cui i colori, gli umori e la storia apparivano chiaramente, nonostante lo spazio piccolo, e travolgevano un pubblico attento e partecipe con i suoi numerosi applausi.
Il teatro è sempre un momento di riflessione interna e connessione con il sé, con la storia del sé e con la storia dell’umanità ed è sempre visione di quello che piace e che non piace, è selezione e presa di posizione.

 

 

 

 

 

 

 

Desaparecidos
regia e coreografia
 Erminia Sticchi
danzatori Amanda Trulio, Marianna Iacopino, Cristina Rinaldi, Anna Mangani, Annalisa Pistone, Imma Tammaro, Roberta Ventre, Ilaria Punzo, Christian Pellino, Vanessa Trulio, Francesca Amoruso
voce Mapi Verona
video-art Nestor Aiello
testi Erminia Sticchi
foto di scena Alessandro Vitiello
produzione Skaramacay Art Factory
Napoli, Nuovo Teatro Sancarluccio, 23 maggio 2015
in scena 22 e 23 maggio 2015

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