“Che diamine, se sapessi chi è Godot non credete che l'avrei detto nell'opera?”

Samuel Beckett (ai critici)

Domenica, 17 Maggio 2015 00:00

Una mimesi confusa

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Omaggiando Pier Paolo Pasolini, si ricorda la figura del poeta, dell’intellettuale, del drammaturgo; omaggiando la memoria di Pasolini, nel quarantennale della morte, il ventaglio delle scelte possibili è ampio, potendosi avvalere delle sue parole scritte, proposte e riproposte, o anche cimentandosi con la rielaborazione del suo lascito ideale.

Teatro Grimaldello cerca di compenetrare e compendiare queste forme, strutturando una messinscena, introdotta da un reading a due voci, in cui le parole pasoliniane riecheggiano messe in relazione con quelle di altri scrittori, trasversali per epoche ed ispirazioni (da Melvile ad Oriana Fallaci), ma soprattutto prendendo le mosse da La Divina Mimesis e dal suo lascito frammentario e ferale in cui si condensa la visione del mondo dell’ultimo Pasolini, che assimilava il suo universo contemporaneo ad un girone dantesco.
La parte eminentemente teatrale, diretta da Antonio Grimaldi, vede invece susseguirsi in scena una serie di immagini dal forte potere evocativo, capaci di ricreare in assito suggestioni di ispirazione pasoliniana (e, perché no, a tratti anche felliniana). Per taluni tratti la messinscena fa tornare alla mente il lavoro di Pippo Delbono: certe immagini, certe suggestioni, i girotondi di corpi nudi, il cui utilizzo sembrerebbe suggerire il ritorno ad una primigenia, adamitica purezza e la necessità di una palingenesi, ricorda molto visivamente Orchidee.
Il gioco delle suggestioni istoria la scena per campiture successive – in cui i corpi nudi di un uomo e di una donna rappresentano elemento di contiguità e raccordo – a partire da una processione di corpi vestiti di nero come corvi, intorno ad un corpo che giace riverso in centro di scena e che sembra alludere al corpo mortale dello stesso Pasolini. I corpi in scena giostrano in una coralità d’azione che si snoda lungo un filo drammaturgico che non appare ben definito; pur nella sua estetica policroma e capace di accalappiare l’occhio, la partitura complessiva di questo lavoro ci appare come un risultato teatralmente troppo esile, che sembra condensare fondamentalmente gli esiti di un laboratorio teatrale in una messinscena non ancora del tutto compiuta, i cui contorni drammaturgici non appaiono ben delineati. Tanta energia si sprigiona dai corpi in scena, fino al quadro corale finale, che in movimentata coreografia vede gli attori muoversi e contrapporsi in variopinti costumi su una spiaggia, giocando e contrastandosi, urlando a piena voce o solo muovendo le labbra contro le diversità. È come se ci si ricollegasse, nel finale, a quanto letto in esergo, a quella concezione sostanzialmente pessimistica e smarrita condensata nei frammenti de La Divina Mimesis.
La strutturazione drammaturgica però non convince nel suo complesso, troppo esile per potersi dire compiuta, troppo proclive all’affastello d’immagini senza che queste riescano a comporsi in un tutto organico, lasciando in evidenza un certo gusto estetico, capace sì di produrre una visione che denota capacità nella costruzione visuale, ma rimanendo sostanzialmente priva di un’impalcatura drammaturgica in grado di sorreggere la composizione visuale.
Suggestioni e citazioni pasoliniane punteggiano la messinscena, riferimenti al cinema ed alla scrittura emergono con buona riconoscibilità, eppure non appaiono funzionali ad una rielaborazione consequenziale, ma piuttosto frammenti di un collage che va a comporsi sul palco in maniera confusa, come isolati lampi poetici che non trovano una quadratura complessiva.
Il lavoro strettamente attoriale è buono, segno di una preparazione efficace e mirata, che vede gli attori in scena muoversi con coordinazione e affiatamento; si vede che alla base c’è un lavoro di compagnia ben svolto e che probabilmente assolve soprattutto ad un compito propedeutico e formativo. Resta però l’impressione di un senso di indefinito, di incompiuto, come se Davanti agli occhi abbisognasse ancora di un labor limae che ne cesellasse la struttura drammaturgica, coniugandola adeguatamente alla propria capacità d’impatto scenico e visuale.
Una mìmesis, se vogliamo, nel senso etimologico del termine di “riproduzione”, che però non raggiunge ancora il senso compiuto di rappresentazione teatrale.

 

 

 

 


Nel ventre della balena
reading di Davide Speranza, Enrico Goka
Davanti agli occhi
regia Antonio Grimaldi
con Pia Ansalone, Elvira Buonocore, Paolo Cipriano, Cristina Cordiano, Gemma de Cesare, Massimo Deo, Gianluca De Stefano, Alessandro Gioia, Luisa Lorenzi, Cristina Milito Pagliara, Gabriella Orilia, Ada Perazzi, Matteo Rinaldi, Rosazoe Russo, Angela Salvio, Alessandra Sandybelle, Alfonso Tramontano Guerritore, Massimo Villani, Anna Rita Vitolo, Antonio Grimaldi
produzione Teatro Grimaldello
lingua italiano
durata 1h
Nocera Inferiore (SA), Teatro Diana, 15 aprile 2015
in scena 15 aprile 2015 (data unica)

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