"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Giovedì, 07 Maggio 2015 00:00

Immagini corporee

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Corpo a tre ali è un’improvvisazione tra movimento e suono, dettata da un forte ascolto tra due danzatori, Fabrizio Varriale e Teri Jeanette Weikel, ed una violinista, Silvia Tarozzi. La Compagnia Danza Flux, composta da Fabrizio Varriale e Chiara Alborino, ha instaurato uno dei tanti ponti artistici che crea nel napoletano per far approdare nuove o storiche generazioni di artisti internazionali. In questo caso, è giunta a Napoli Teri Weikel, danzatrice e coreografa californiana, che è stata per anni coreografa e maître de ballet presso la Donald Byrd Dance Foundation a New York e diplomata dal 2002 nel metodo Feldenkrais che applica sempre nelle sue classi di danza.

La Weikel appartiene al filone performativo della danza contemporanea americana ed è tuttora attivissima nella ricerca coreografica. Lo spettacolo si è basato sull’improvisation e sull’happening, dove il movimento si fa guidare dal suono e dalle proposte vibrative e viscerali dello strumento musicale. L’inventore dell’happening fu Merce Cunningham che operava nel campo improvvisativo accompagnato dalle musiche di John Cage e vedeva cosa accadeva ai danzatori in quel momento scenico, ovvero dava vita all’atto performativo in cui tutte le arti si combinavano in maniera casuale generando qualcosa che fosse puro movimento astratto, senza emotività o coerenza narrativa.
I due danzatori, dunque, decidendo alcune proiezioni spaziali, si trovano a danzare sia a terra che in piedi, in coppia o in assolo, ed un rapporto leggero con la terra giustifica una ricerca verso l’alato, gli uccelli, la migrazione nello spazio. La violinista spazia da musica classica a suoni dettati da un viaggio dell’archetto in tutte le parti del violino, attenta, propone la sua energia musicale ai performer e allo stesso modo capta la loro. Gli stimoli sono vicendevoli: i due lavorano sugli impulsi, sull’imitazione, sulla sorpresa, sulle dinamiche ed i ritmi. Pochi sono i momenti di contact e per lo più in camminate circolari. I due, infatti, come bambini o vecchi amici corrono insieme.
Spesso si avvicinano alla violinista, confabulando, spesso la loro danza è conversazione, dialogo che il pubblico non sempre riesce a capire, sembra si rivelino dei segreti, dove spunta un sorriso, una carezza, un passaggio di energia movimentata. La presenza è austera e fondamentale, gli sguardi si cercano e sorridono, l’ironia e la comicità rientrano nelle partiture improvvisate. Entrambi i danzatori hanno un movimento fluido ed a volte, invece, volutamente scattoso. Teri si muove con naturalezza e morbidezza nell’uso delle gambe, Fabrizio lavora sull’energia che attraversa tutto il corpo e dalla testa si dilunga al tronco, le mani e le braccia sempre attive ed espressive, lo sterno sorprendentemente svuotato.
Teri è maestra di Fabrizio; infatti, da giovanissimo lui danzava nella sua compagnia a Modena, dove la danzatrice californiana si stabilì appena arrivò in Italia dall’America. La sintonia tra i due è proprio indice del rapporto maestro-allievo, ed è come se i loro corpi fossero contenitori della stessa energia, un’energia che fluisce incessante e si incanala nella stessa missione. La loro danza richiama l’infanzia, il volo basso sul suolo, la misura del corpo, la circolarità dell’insieme, la voglia di gioco, è un continuo dialogo fatto di botta e risposta, a volte assecondando le parole dell’uno, altre volte dibattendo attraverso proprie partiture l’altro.
Le danze sono sempre nuove, i movimenti mai ripetuti, seppur nell’improvvisazione questo è facile che accada. La loro cura, invece, evita ogni sorta di cliché e sperimenta le dinamiche del corpo negli orientamenti spaziali. Le entrate ed uscite sono sempre in punti diversi dello spazio ed i passaggi dall’assolo all’assolo o al duetto sono sempre un po’ ovattati e sfumati.
Lo spettacolo si è rivelato, dunque, un incontro con il pubblico, in cui raccontare una serie di immagini con il corpo ed il suono, sviluppare un’attenzione all’unisono fatta di sguardi e percezioni profonde, in cui respirare tutti insieme, e farsi guidare dai suoni magnifici della musica per essere aperti e ricettivi su ciò che può accadere e che accade realmente.

 

 

 

 

Corpo a tre ali
improvisazione per due danzatori e un musicista
con Fabrizio Varriale, Teri Jeanette Weikel
musica Silvia Tarozzi
produzione Compagnia Danza Flux, Artisti Drama
durata 1h
Napoli, Teatro Piccolo Bellini, 3 maggio 2015
in scena 3 maggio 2015 (data unica)

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