“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Martedì, 05 Maggio 2015 00:00

La presenza dell’essere

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La natura delle cose ama nascondersi, celebre massima dell’oscuro filosofo greco Eraclito che fondava la visione della vita sulla “coincidentia oppositorum", simbolo che il reale è velato da qualcos’altro e che ogni presenza ed essere è tale perché cela e contemporaneamente afferma un suo opposto. Lo spettacolo, firmato dalla compagnia napoletana Danza Flux, che opera un’interessante ricerca nel campo della danza contemporanea, si è ispirato al verso eracliteo ed alle riflessioni di un altro filosofo, contemporaneo, Jean-Luc Nancy, che molto ha indagato l’universo della danza.

Nancy ha scritto riguardo all’immagine della presenza che precede la nascita stessa dell’essere, in cui luce ed ombra sono necessari per un percorso di reale identificazione ed appartenenza di uno spazio.
L’idea registica e coreografica di Fabrizio Varriale ha scelto quattro donne, i cui movimenti ruotano attorno ad un perno, un tavolo, unico oggetto in connessione con la realtà. Le protagoniste impersonificano degli uccelli ed il passaggio iniziale da buio a luce è lento e pallido. Il ritardo nell’accensione delle luci permette la messa a fuoco, l’osservazione e la visualizzazione dell’immagine, in cui pian piano si delineano le caratteristiche delle presenze. Gli uccelli sono l’immagine della leggerezza e leggeri sono i loro movimenti, morbidi e spesso in punta di piedi, e gli uccelli si incontrano e migrano in posti caldi.
All’inizio, una donna di spalle, voce presente, dona ad un’altra le sue piume ovattate, che sembrano zucchero filato, e l’uccello comincia la sua danza, fluida ma scattosa. Intanto, un’altra con un becco giallo ed il volto coperto di nero, salta sul tavolo ed osserva. La voce (l’attrice Monica Palomby) guida le tre danzatrici in uno scambio viscerale di parole, che provengono dalle poesie di Mariangela Gualtieri, e che animano il processo fisico.
La scelta musicale tocca corde molto profonde, è sempre su un livello alto, difficile da eguagliare, a volte, con il movimento. I processi fisici e creativi, invece, sono chiari, puliti e precisi, lenti gli ingressi ed i cambi di scena, chiara la sensazione del “celato”, di qualcosa che non scoppia, ma il respiro spesso affanna. Le danze sono assoli, in cui, a volte, scattano momenti di contact o di imitazione ed eco del movimento, altre volte sono duetti e si ripetono. L’immagine iniziale delle donne intorno al tavolo spesso si ripete all’inizio di nuove scene ed alla fine si ricompatta come se niente fosse accaduto, come se un’immagine fissa e ferma, una fotografia, si fosse improvvisamente animata ed avesse compiuto un viaggio atemporale.
Le luci scelte sono molto essenziali, chiaroscurali, il gioco luce-ombra, dettato dalle parole di Nancy, è diventato protagonista, pochi e fiochi i fari utilizzati, ma chiari nell’illuminare i volti degli uccelli.
La ricerca della natura delle cose s’insegue all’interno di scanditi processi fisici ad andamento di climax crescente che cercano di sbloccare l’energia, rivelare, analizzare creativamente la presenza, lo stare, in continua relazione con l’altro. Le danze si sviluppano sempre in senso circolare ed il basso è sempre una spinta per elevarsi. Le donne-uccello non tendono a spiccare il volo, ma si tengono a mezz’aria per farsi vedere.
In alcuni passaggi, la scelta registica ha preferito silenzi musicali, forse per rendere chiaro il suono dei respiri, respiri che spesso erano all’unisono.
Questo lavoro è una messa in scena di concetti, che divengono “aria” e “polvere” nella danza e che escono fuori da una ricerca estetica per valorizzare i processi fisici e spirituali che un corpo compie all’interno di un campo di ricerca stabilito.

 

 

 

La natura delle cose ama nascondersi
regia e coreografia
Fabrizio Varriale
danzatrici Chiara Alborino, Giulia Ferrato, Lia Guseyn-Zade
voce Monica Palomby
produzione Danza Flux
durata 50’
Napoli, Teatro Piccolo Bellini, 2 maggio 2015
in scena 2 maggio 2015 (data unica)

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