“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Sabato, 02 Maggio 2015 00:00

Gioco di specchi

Scritto da 

Si apre la tela sul buio che non è ancora azione. Un proiettore fa scendere il suo cono di luce dall’alto. Poi un altro, a illuminare della panche rosse. Poi di nuovo buio. Azione. Quattro figure sedute su panche rosse, fisse, immobili, lo sguardo duro, corrucciato, quasi ieratiche. E poi compare Amleto, alto e pallido, avvolto in una coperta di lana a quadri e recita il titolo: Hamlet travestie, da John Poole e Antonio Petito a William Shakespeare. Non siamo in Danimarca però, ma a Napoli, o forse piuttosto nell’hinterland napoletano. Amleto Barilotto ha perso il padre in un incidente d’auto, la madre, lo zio e il cugino si arrabattano come possono, per ripagare il debito contratto con il perfido don Gennaro e Ornella, la sua fidanzata, aspetta un figlio da lui.

I ragazzi di Punta Corsara hanno ridotto al minimo la scenografia e gli attrezzi scenici, ma non si sente la mancanza di nulla. Azioni, oggetti, luci, gesti, parole, tutto sembra asciugato e ridotto all’essenziale, come essenziale è il tema. Come dice lo stesso Amleto, parlando dell’opera di Shakespeare “è nu libr’ addò ce sta tutt’ cos’..amore, tradimento, odio...”. Tappeto sonoro la tonda parlata vernacolare, crassa, opulenta, le voci registrate degli spacciatori sotto casa “Altolà! Chi va là? Ch’è avè?”, le voci del mercato, quasi una musica,le due canzoni che segnano i due mondi messi in scena, Napoli e i suoi neomelodici da un lato, l’Inghilterra e la musica pop dall’altro. Il contrasto tra Amleto e il resto della sua famiglia si gioca anche sul filo sonoro, un battito di piede sostituisce il tasto play per far partire o spegnere la musica: “mo c’a stut’” biascica lo zio e sbatte rabbiosamente il piede per terra.
Non lo capiscono Amleto i suoi parenti, da quando legge ha scoperto i pensieri e “cchiù libri legg’, cchiù addiventa scem’”. Dorme, legge, ascolta questa musica che loro non capiscono, non va più a fare i mercati. Anche Amleto non capisce più la sua famiglia, si sente altro e allo zio che continua a ripetere la necessità di stare bene tra loro, perché “Nui simm’ na cosa sola, na sola famiglia”, risponde “accussì tanto famiglia, accussì poco simili”.
Come è morto suo padre? È stato davvero un incidente? Fin qui sarebbe stato un esperimento interessante di trasposizione dell’antico tema tragico in una realtà geografica, sociale e culturale completamente diversa, un travestimento della vicenda. Hamlet travestie va oltre e in un raffinato gioco di specchi traveste, in questo Amleto travestito, il Don Fausto di Antonio Petito, che a sua volta parodiava il ben più aulico Faust. Nulla è detto esplicitamente, tranne la menzione di Petito nel titolo, ma il cognome di Amleto, Barilotto, il nome del padre di Ornella, don Liborio e la soluzione escogitata sono il riflesso distorto di quello. Anche nel Don Fausto c’è un protagonista che ha perso di vista il senso della realtà: la soluzione escogitata dal deus ex machina don Liborio consiste nel fargli vivere un’apparizione diabolica per spaventarlo e farlo rinsavire.
Qui don Liborio, detto o’ professore, ha dato da leggere Amleto al ragazzo, e sarà ancora lui, deus ex machina, a trovare la soluzione alla sua pazzia, fargli rivivere la vicenda per guarirlo, altrimenti, sono sempre pronte le carte per interdirlo e ottenere la pensione di accompagnamento. 'O professore inanella parole e concetti rotondi e insensati, parodiando, con altra lingua, le tirate ai limiti del non sense dei personaggi petitiani, “Chiarito che è fuori di sé, bisogna capire la causa dell’effetto”. Tutta l’azione diventa allora un gioco di teatro nel teatro, con continui riflessi tra i personaggi in scena e quelli rappresentati, finché vita e teatro si uniscono con esiti distorti e sorprendenti, come si conviene ad una riuscita parodia.

 

 

 

 

 

 

NB. In allegato la precedente recensione di Hamlet Travestie scritta da Il Pickwick
Ragionando (Alessandro Toppi, 20/10/2014)

 





Hamlet Travestie
da
John Poole e Antonio Petito a William Shakespeare
di Emanuele Valenti e Gianni Vastarella
con Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Carmine Paternoster, Valeria Pollici, Emanuele Valenti, Gianni Vastarella
regia e spazio scenico Emanuele Valenti
aiuto regia Gianni Vastarella
drammaturgia e organizzazione Marina Dammacco
disegno luci Giuseppe Di Lorenzo
collaborazione artistica Mirko Calemme
produzione Punta Corsara/369gradi
in collaborazione con Teatro Franco Parenti
con il sostegno di Olinda, Armunia/Inequilibrio Festival, Fuori Luogo-La Spezia
lingua italiano, napoletano
durata 1h
Napoli, Teatro Nuovo, 29 aprile 2015
in scena 28 e 29 aprile 2015

Lascia un commento

Sostieni


Facebook