"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Mercoledì, 22 Aprile 2015 00:00

La poesia corporea di Sonia Bergamasco

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Amelia Rosselli è una poetessa contemporanea, morta suicida a Roma nel 1996. La sua poesia teatralizzata da Sonia Bergamasco e musicata da Rodolfo Rossi è giunta sul palco di Galleria Toledo dove la bella e versatile attrice le ha dato forma teatrale.
L’attrice, uscendo da un involucro di tulle, ha trasformato le poesie scelte e da cui ha tratto ispirazione in suono e corpo, grazie agli interventi musicali di Rossi, che con marinba, tum drum, wave drum, piatti e percussioni ha costruito una colonna sonora della poesia ed un vero e proprio concerto di versi.

La Bergamasco ha dato voce alla poetessa scegliendo una serie di versi, difficili ed imperscrutabili, tratti per lo più da La Libellula (Panegirico della libertà) del 1958, quali specchio dello stile della Rosselli, e li ha presentati in un grande foglio ad uso pergamena. La voce si fa grave, acuta, folle, calma, triste e malinconica, segue il flusso della musica e dei sentimenti della donna. La condizione di limite spaziale è specchio della condizione emotiva e della confusione di un passato controverso ed oscuro. La Rosselli, infatti, perse i genitori molto piccola a causa del loro orientamento comunista e fu costretta a sistemarsi in Italia, dopo l’esilio parigino, situazione che le procurò problemi psicologici che si tramutarono poi in malattia. Spesso si firmava con il nome della madre, Marion, e forti sono gli argomenti di solitudine, illusioni ed inganni nella sua poesia.
La Bergamasco ha scelto testi simbolo della poesia della Rosselli e ne ha dato corpo nelle variazioni della voce, mettendo in pratica gli insegnamenti di Carmelo Bene, con cui la stessa Rosselli lavorò nel 1962.
La grande componente fonico-acustica presente nella poesia della Rosselli è stata curata dalla voce della Bergamasco, non solo in scena, ma anche in un laboratorio che nei giorni precedenti ha tenuto al teatro sull’uso della voce come strumento espressivo. Ed, in effetti, la voce grave insieme ai sospiri è arrivata al pubblico come strumento integrato all’“armamentario” usato in scena dal musicista.
I versi di La Libellula sono un inno alla ricerca mistica di una gioventù ostinata, dove tra immaginari paesaggistici interiori e putrido materialismo, la donna dialoga a tu per tu con il sentimentalismo, la spiritualità, confessando disequilibrio e perdita. “Nel mezzo d’un gracile cammino fatto di piccole erbe trastullate e perse nella sporca terra, io cerco, e tu ti muori presso un albero infruttuoso, sterile come la tua mano. O vita breve tu ti sei sdraiata presso di me che ero ragazzina e ti sei posta ad ascoltare su la mia spalla, e non chiami per le rime”: i suoni e le parole rimbombano, si ricaricano, l’attrice, segna delle pause, riavvolge la sua pergamena e ricomincia.
Spesso l’incipit è un “Non so...”, se il sorriso arriva, se l’abbandono è un rilassamento o ancora un vano cercare.
Queste pulsioni della voce e del respiro musicale sono un retaggio anche del poeta Dino Campana, la cui poesia orfica ed oscura ben rassomiglia a quella della Rosselli.
Mi ha colpito molto la fluidità ed il collante perfetto tra poesia, teatro, musica e corpo: il movimento fluido del busto e delle braccia della Bergamasco ha messo in scena la Rosselli donna con tutte le sue inquietudini. Inoltre la Rosselli era conoscitrice e studiosa di musica, come etnomusicologa, e per questo motivo l’idea della Bergamasco di unire corpo, voce e suono è molto calzante con l’immagine e la figura della poetessa.
La Rosselli poetessa è l’artefice di una scrittura femminile, che annulla l’uomo e che riscopre l’io tormentato e classificatorio, e che opera su sillogismi ed antitesi (“E l’uno era una donna, e l’altro non era un uomo”). La donna spesso è chimera, sirena, figura mitologica e deformata. Il risuonare, il richiamare sono le azioni più pregnanti ed il corpo costretto in uno spazio invisibile e stretto emana segnali di insofferenza ed intolleranza.
Il simbolo maschile, interpretato dal musicista e dai suoni, ha creato un insolito dialogo-contrasto, dove più volte l’attrice appare scossa dal suono degli strumenti, e volge le spalle ai movimenti dell’uomo.
Le luci, curate da Cesare Accetta, sono semplici ed essenziali, puntamenti lievi sul volto dell’attrice, puliti, senza sbavature.
Lo spettacolo si è retto su un sottile filo di essenzialità e pulizia, dove corpo, suono ed anima hanno rivelato il loro splendore.

 

 

 

 

 

 

Salmo della gioventù
liberamente tratto dall'opera poetica di Amelia Rosselli
ideato ed interpretato da
Sonia Bergamasco
drammaturgia sonora Rodolfo Rossi
disegno luci Cesare Accetta
foto di scena Fabio Maggi
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Galleria Toledo, 18 aprile 2015
in scena dal 16 al 19 aprile 2015

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