“Piovve tanto forte che tutti i porci diventarono puliti e tutti gli uomini sporchi”

Georg Christoph Lichtenberg

Mercoledì, 15 Aprile 2015 16:51

I giochi dei grandi

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Bambini che giocano a fare gli adulti e adulti che impersonano dei bambini in giochi tutt’altro che sognanti e gioiosi. Questo è Giochi di famiglia di Biljana Srbljanovic, messo in scena, nello scorso fine settimana, al Teatro 99Posti di Mercogliano, Avellino. A rileggere l’opera Gianni Di Nardo che ha anche guidato il Co.C.I.S., la compagnia stabile dello stesso teatro.

I quattro interpreti hanno ben reso la complessità di questa nuova produzione che ha chiuso la stagione teatrale 2014-2015 dello spazio irpino. La Trilogia di Belgrado dell’autrice serba è composto di tre parti, di cui Giochi di famiglia è la seconda, pubblicata nel 1998, mentre la prima è Trilogia di Belgrado e la terza è Supermarket.
Nello sfondo della rappresentazione c’è la guerra di Belgrado, una guerra vista con gli occhi dei bambini che – pur se finita – continua a vivere nei loro giochi intrisi di crudeltà e di assenza di speranza, e legata a un mondo adulto feroce e per nulla vicino ai più piccoli. In realtà l’ambientazione si svolge nella periferia degradata di una città senza nome, tanto che in un passaggio della rappresentazione si parla persino di cambiare città e trasferirsi ad Avellino. I protagonisti sono quattro bambini che giocano a fare gli adulti in una società vista come caotica e piena di orrori, in cui la cattiveria narrata nei sette episodi che si susseguono si mescola alla comicità che spesso suscita un sorriso amaro. Si gioca alla famiglia e vengono proposte scene di vita quotidiana, vissuta: madre picchiata dal marito, figlio preso a cinghiate dal padre perché non vuole mangiare, mogli disinteressate dei mariti, figli che restano sempre piccoli, viziati o anche contrastati nei loro sogni, per terminare con l’uccisione dei genitori, svolta sempre in maniera diversa. Il bambino si libera dei genitori strangolandoli, sparandoli, bruciandoli vivi o anche per crepacuore, perché questi genitori sono assenti o distratti, ripiegati in ruoli chiusi e insuperabili, dove la donna nel ruolo di madre o di figlia è per lo più maltrattata e umiliata e, in alcuni casi, è lei la vessatrice sciocca. È un testo non semplice, che provoca avversione per la crudezza di quanto narrato e che lascia molti dubbi e interrogativi su questa realtà così assolutamente divergente con quello che dovrebbe essere il vissuto dell’infanzia: i bambini si comportano da grandi ed hanno perso, per via della guerra o della crisi, la speranza e gli ideali, per cui non c’è nulla per cui valga la pena vivere.
Tutto questo è reso in scena con un alternarsi di personaggi che invecchiano e ringiovaniscono e a volte cambiano pure sesso, un gioco di rappresentazione che sulla carta potrebbe rivelarsi irto di difficoltà e prodigo di perplessità per un pubblico non adeguatamente preparato. A scongiurare tale rischio ci pensano i quattro attori coinvolti, in modo convincente e anche un po’ ironico: Gianni Di Nardo, che interpreta un padre trasformista, grottesco e aggressivo; Maria Irpino, madre ossessiva o indifferente e sempre donna nevrotica; Vincenzo Albano, figlio ingenuo e infantile, insieme vittima e carnefice; Samantha Rossi, figlia disperata e triste che per lo più è un cane che guaisce il dolore di esistere. Proprio a lei è dato il compito di chiudere la rappresentazione in un monologo accorato e triste, dopo che il suo personaggio è stato per lo più silente per tutta la rappresentazione. Performance intensa anche fisicamente – simpaticamente accompagnata da buffi costumi e trucchi – che si svolge in una baracca in cui vive la famiglia in un desolato paesaggio di periferia (o anche di guerra) realizzato funzionalmente con cartoni e strutture leggere pensate dal compianto Antonio Ippolito (scenografo e fondatore del 99Posti e del Co.C.I.S., recentemente scomparso). La regia di Di Nardo ha messo in risalto movimenti e voci, luci e spostamenti, al suono della nota canzone Vengo anch’io, no tu no di Enzo Jannacci. Un ottimo lavoro di squadra che chiude la terza rassegna del Teatro 99 Posti, anche quest’anno impegnato a cercare compagnie teatrali e spettacoli lontani dal proporre l’intrattenimento scontato di molte produzioni “maggiori”, e invece ostinato nell’offrire al pubblico opere non banali, quelle che alimentano il teatro più autentico, che lasciano in eredità momenti di riflessione e confronto.

 

 

 

 

Giochi di famiglia
di Biljana Srbljanovic
messinscena e regia Gianni Di Nardo
con Gianni Di Nardo, Maria Irpino, Vincenzo Albano, Samantha Rossi
musica di scena Enzo Jannacci
scenografia Antonio Ippolito, Gianni Di Nardo
consulenza artistica Paolo Capozzo, Maurizio Picariello
costumi e trucchi Elda Martino
produzione Compagnia Stabile Co.C.I.S. – TEATRO 99POSTI
foto di scena Costantino Mauro
lingua italiano
durata 1h 20'
Mercogliano (AV), Teatro 99Posti, 11 aprile 2015
in scena 11 e 12 aprile 2015

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