"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Mercoledì, 15 Aprile 2015 00:00

Il catalogo della paura

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"La consolazione è il massimo servigio che la fiaba possa rendere a un bambino".
 (B. Bettelheim)

 

Per sconfiggere la paura non c'è niente di meglio che affrontarla con metodo scientifico e approccio razionale, al fine di dimostrare in modo apodittico che: la paura-non-esiste! Così dice il professor Aristide Menelao Fanfulla da Lodi, studioso di 'paura' e meglio conosciuto nel campo come "professor paura". Quello a cui il professore vorrebbe farci assistere è, quindi, un convegno, un serissimo convegno in cui una volta per tutte verrà messa la parola fine a questa strana suggestione identificata col termine di 'paura'.

Al bando le vecchie formule favolistiche come i 'c'era una volta' evocativi di antichi castelli, foreste incantate e stanze oscure precluse all'accesso. D'altra parte queste formule consuete ad altro non servono che a mettere gli ascoltatori al sicuro, introducendo fatti remoti già giunti a conclusione e quindi ben lontani da chi ascolta, che abita altri luoghi e un altro tempo. Ma dato che – come a breve sarà dimostrato – la 'paura' non esiste, si può fare a meno di queste formulette di salvaguardia, e anziché lasciare che sia la fantasia del lettore a trasferirsi nei luoghi remoti dai quali è sempre possibile tornare senza essere fatti prigionieri, il professore ha scelto di adottare il metodo inverso: stanare tutte le paure dagli angoli più tetri della fantasia trasportandole nella realtà. Nulla da temere, il programma è un bianco cappotto di asepsi scientifica con tanto di catalogo che canonizza i più assurdi tremori da vanificare per sempre. Ma i piani dell'illustre professore vengono un po' ristrutturati con l'ingresso del suo aiutante – Miro Vladimiro – un omone grande e grosso che crede moltissimo nella 'paura' e con essa ha da sempre una grande intimità.
Le paure di Vladimiro superano il catalogo del professore e soprattutto tendono a manifestarsi in continuazione e verso qualsiasi cosa; il convegno va pertanto rimandato, certe cose devono essere affrontate a caldo, catturate e neutralizzate.
È così che dal buio si passa al "lupo nero". Su uno schermo vengono proiettate immagini da lanterna magica, ombre poetiche prendono forma e movimento, un lupo nero con inquietanti occhi rosso fuoco viene strappato dalla sua favola e condotto alla casa di una bambina, con la quale dovrà vedersela. Non si tratta di Cappuccetto Rosso, la bambina si chiama Matilde, e la sua assenza di paura le permette di elaborare raffinate strategie di raggiro che terminano con la bellissima immagine di un lupo nero rispedito nella sua irrealtà con dei palloncini colorati.
Il catalogo è ancora lungo – il professore lo insegna e Vladimiro lo sa – ragni, streghe, fantasmi e maestre cattive, e poi c'è l'uomo nero. Per quest'ultimo è pronta la seconda storia che prende forma con dei pupazzi animati. Eugenio è un bambino di quattro anni molto solo, la sua babysitter teutonica è un incrocio tra una Signora Rottenmeier e una Frau Blucker e promette piccole coccole col matterello ad ogni disobbedienza. Ma quando il matterello non basta ricorre all'uomo nero che vive nella foresta nera. Eugenio, nella notte più lunga e cupa della sua infanzia, con l'aiuto di un piccolo amico roditore, riesce a rinchiudere il suo incubo in una valigia. Seguendo l'esempio, tutti i bambini della città fecero lo stesso e le fronde degli alberi presto si riempirono di valige piene di brutti pensieri da archiviare.
Ora che tutte le paure sono state allontanate o impacchettate, per il professore il lavoro potrebbe considerarsi terminato; ma non per Vladimiro che preso coraggio mostra la sua valigia dalla quale escono storie antiche di paure lontane e lucciole che diventano stelle per illuminare le notti più nere. E poi c'è l'ultima paura del timido Vladimiro, la più inconfessabile di tutte perché terribilmente vera. "Qual è questa paura?" chiede il professore, l'assistente punta il suo dito tremante guardando in faccia quella paura dicendole: "Solo poco poco". Il pugno brandito dal professore parte e si avventa sull'omone fragile ma poi si ferma in tempo... ha capito, lui stesso, a volte, costituisce una paura. Forse ha sbagliato, forse la scienza in queste cose c'entra poco, forse la paura esiste davvero.

 

 

 

 

BU BU SETTETE! Fammi ridere che non ho paura
ideazione e regia Gianfrancesco Mattioni, Silvano Fiordelmondo, Diego Pasquinelli, Simone Guerro
interpreti Silvano Fiordelmondo, Simone Guerro
scene e costumi Marina Montelli
musiche originali Simone Guerro, Nicola Paccagnani
lingua italiano
durata 55'
produzione Teatro Pirata di Jesi (Ancona)̀
Napoli, Teatro Galilei 104 – Teatro Le Nuvole, 12 aprile 2015
in scena 12 aprile 2015 (data unica)

 

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