"Quella di cui godevo in quei giorni afosi, camminando sui larghi marciapiedi di via Manzoni e di via Merulana, al riparo del fogliame dei platani, era indubbiamente una felicità partorita da un'illusione; l'illusione di un piccolo numero di strade e incroci capace di suggerirmi la sensazione, razionalmente insana, che esistesse per me, come per chiunque altro, un luogo capace di farmi sentire a casa, qualunque disastro fosse in corso o mi pendesse sulla testa"

Emanuele Trevi

Sabato, 11 Aprile 2015 00:00

Drammaticità e Burlesque

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Ad inaugurazione della rassegna napoletana Quelli che la Danza, dedicata interamente alla danza contemporanea ed organizzata dal direttore artistico del CDTM (Circuito Campano della Danza), Mario Crasto De Stefano, è andato in scena sul palco del Teatro Nuovo il Bolero di Michele Merola interpretato dalla MM Contemporary Dance Company, una delle realtà più affermate della scena della danza contemporanea italiana.

Il coreografo, campano e poi emigrato a Reggio Emilia, dove ha sede la sua compagnia, ha visto nella celebre opera del 1928 voluta da Ida Rubistein, danzatrice dei Ballets Russes, una metafora dell’esistenza umana, ed in particolare una dinamica dell’amore che inevitabilmente attraversa fasi di seduzione, inganno, disinganno, illusione, disillusione, sorpresa, sconcerto e che si innesca viaggiando attraverso i contatti umani.
A fare da guida ispiratrice c’è stata sicuramente la riproposizione ossessiva e meccanica del ritmo della partitura musicale, modificata dall’originale di Maurice Ravel, a cura di Stefano Corrias.
L’amore, rappresentato da quattro danzatori che, sul finale, si moltiplicano in sette, è inteso anche come immagine di sensualità, dove la qualità del movimento, fluida, danzante e vigorosa nella sua tenuta fisica, intreccia i corpi dei danzatori in un’inesauribile ambiguità in cui le ossa stesse ed il bianco della pelle si confondono e si mischiano. All’inizio, quando le luci sono spente ed il sipario lentamente inizia ad aprirsi, due danzatori uomini, dal movimento liquido, danzano morbidamente l’uno negli spazi vuoti del corpo dell’altro, sperimentando linee parallele, opposte, successive, e sembra quasi che i loro corpi si modifichino in un’incessante fluidità.
Gli spazi si aprono, le prospettive rivelano angolature corporee non ancora esplorate e i due corpi si sommano e si sottraggono.
Simboleggiano, dunque, il mondo dell’amore omosessuale che dura fino a che non sono inghiottiti in un muro pieghevole dal quale “partoriscono” altri uomini e donne che si alternano in assoli e duetti. Qui, i corpi chiari si illuminano grazie alla dinamica del movimento che delinea, di volta in volta, lo spazio, allarga le posizioni degli arti, in un continuo respiro ciclico e sospeso.
Attraverso quel muro mobile, le coppie si scambiano da destra a sinistra, i personaggi scompaiono e riappaiono, sempre in maniera fluida, come se si presentassero al pubblico di volta in volta in casi umani differenti e situazioni relazionali plurime. Il muro credo che voglia rappresentare l’inconciliabilità tra i due sessi, ma anche la possibilità che questa, apparentemente negativa, possa trasformarsi in energia creatrice.
All’interno della scrittura coreografica, i tre frammenti sottolineano i momenti più intimi, e più veri degli esseri umani, quando si è lontani dagli sguardi degli altri, e lontani dal rumore assordante del mondo. Gli sguardi sono scatenanti, a volte segni di sfida, a volte intese, sono segnali da cui nascono prese, salti, incontri e scontri.
Nella versione di Michele Merola, Bolero viene dunque raccontato come una non-favola fantastica ma possibile, verosimile.
Dopo una breve pausa, la stessa compagnia ha danzato Carmen Sweet di Emanuele Soavi, con musiche di Bizet e Los Panchos, una pièce nata con l’intenzione di riproporre l’opéra-comique parigina del 1875. Questa coreografia è una creazione esclusiva di Soavi - coreografo che lavora dal 2004 in teatri e festival nazionali ed esteri- per la MM Contemporary Dance Company.
Le azioni sono permeate da forte ironia, a tratti di stile burlesque, ed i danzatori “giocano” fin dall’inizio con il pubblico, lo coinvolgono con ammiccamenti, sguardi e contatti diretti.
Ogni danzatore interpreta uno dei personaggi dell’opera, rivendicando la sua identità grazie ad una lavagnetta con su scritto il nome. Carmen, Micaela, Frasquita, Mercédès, Don José, Zuniga, Escamillo danno sfogo alle loro passioni ed anche qui la componente che esplora i rapporti umani è da guida, in modo però ironico e sarcastico rispetto al Bolero che, invece, colora la scena di drammaticità. Gelosia e desiderio sono i sentimenti onnipresenti, accompagnati dalle musiche di Georges Bizet e del gruppo canoro Los Panchos.
L’atmosfera è giocosa, variegata: le situazioni, gli incontri si svolgono in più punti contemporaneamente nel giorno in cui tutti i personaggi si ritrovano nella Plaza de Toros di Siviglia per la corrida ed attendono curiosi Escamillo, che crede che Carmen sia solo sua.
I danzatori sono ricoperti di polvere, confusi nei loro vizi, e rivelano un carattere prettamente istrionico, essendo tutti immagini della passione e del tradimento di Carmen. I movimenti sono fluidi, sfruttano la forza di gravità, ricercano la ripetizione e la buffonaggine, sperimentano il gesto teatrale che diventa movimento di tutto il corpo. Con i loro gesti bizzarri, tentano di far evitare lo scontro tra Don José ed il Toreador, mentre Micaela si aggira sola, nell’ombra, tentando di attirare amore ed attenzioni.
I costumi di scena, realizzati da Alessio Rosati e Nuvia Valestri, sono colorati: vestitini per le donne e tute per gli uomini. Gli uomini hanno atteggiamenti feminei, eccetto nei passi a due, dove anche il costume viene buttato via ed il corpo appare quasi interamente nudo.
Quando poi José viene rifiutato da Carmen, la uccide soffocandola e la situazione diventa tetra, la passione si spegne, la morte sembra vincere sulla passione e sul divertimento.
Ma la passione e l’amore, nella musica e nel ricordo, non si spengono mai ed i danzatori, scesi in platea, invitano il pubblico a danzare, sempre con i loro caratteri istrionici, sensuali, gioiosi ed anche il sentimento della morte, nonostante l’immagine di un teschio fisso sul palco, viene allontanato.

 

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La MM Contemporary Dance Company è una compagnia di danza contemporanea diretta dal coreografo Michele Merola e sostenuta dall’A.S.D. Progetto Danza di Reggio Emilia. Formata attualmente da sette danzatori solisti, è nata stabilmente nel 1999 come centro di produzione di eventi e spettacoli e come promotrice di rassegne e workshop con l’obiettivo di favorire scambi ed alleanze tra artisti italiani ed internazionali. Il repertorio della compagnia, che ha sede a Reggio Emilia, è ricco e variegato, grazie ai lavori coreografici di Michele Merola ed alle creazioni firmate da coreografi europei ed italiani come Mats Ek, Karl Alfred Schreiner, Emanuele Soavi, Enrico Morelli. Nel 2010 la compagnia ha vinto il prestigioso premio “Danza&Danza” come migliore compagnia emergente ed oggi è,  a tutti gli effetti, un’eccellente realtà di creazione e diffusione della danza contemporanea in Italia.

 

 

 

Quelli che la Danza 2015
Bolero
coreografie
Michele Merola
musica Maurice Ravel, Stefano Corrias
interpreti Stefania Figliossi, Paolo Lauri, Fabiana Lonardo, Enrico Morelli, Giovanni Napoli, Nicola Stasi, Lorenza Vicidomini
disegno luci Cristina Spelti
costumi Alessio Rosati
con la collaborazione di Nuvia Valestri
foto di scena Maurizio De Nisi
produzione MM Contemporary Dance Company
Napoli, Teatro Nuovo, 8 aprile 2015
in scena 8 aprile 2015 (data unica)

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