"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Mercoledì, 01 Aprile 2015 00:00

In ricordo della Grande Madre

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Il 1° aprile il mondo del teatro ricorda la scomparsa di colei che probabilmente è stata la figura più importante e rivoluzionaria della storia della danza contemporanea ed è considerata ancora oggi come la “madre” della modern dance americana: Martha Graham.
La Graham nasce in Pennsylvania nei pressi di Pittsburgh, nel piccolo centro abitato di Allegheny e la sua vocazione per la danza sboccia quando nel 1911 ha modo di assistere ad uno spettacolo della danzatrice Ruth St. Denis.

Fu cosi che dal 1913 seguì corsi di danza e teatro presso la Cumnock School di Los Angeles, per poi entrare nella Denishawn School – la prestigiosa scuola diretta proprio dalla St. Denis e dal compagno Ted Shawn – e rimanere nella relativa compagnia per circa sei anni. Riconosciuto subito in lei un grande talento interpretativo e coreografico, Ted Shawn la promosse a sua assistente e nello stesso periodo la danzatrice conobbe il compositore Luis Horstcon, con il quale in seguito iniziò a collaborare artisticamente muovendo i primi passi da sola.
Dal 1923 al 1926 insegnò alla Eastman School di Rochester ed è in quest'ultimo anno che avvenne il suo debutto a New York come coreografa con lavori musicati oltre che da Horst, da grandi musicisti del tempo quali Satie, Debussy e Ravel.
Nel 1927 fondò la Martha Graham School of Contemporary Dance, ed una compagnia costituita da sole donne. Le sue prime creazioni si legavano a tematiche sociali, e nel 1929, con la coreografia di gruppo Heretic, si comincia a delineare il suo linguaggio intimo ed innovativo.
Ma il capolavoro della Graham è sicuramente l’assolo creato per se stessa nel 1930, Lamentation, nel quale vi è la traduzione danzata del sentimento di una donna: chiusa nel proprio dolore di lutto – rappresentato da un tubo elastico di colore porpora che avvolge l’interprete – la danzatrice è seduta su una panca al centro della scena e con gesti  forti e spigolosi plasma forme indefinite nello spazio.
Gli anni che seguirono furono caratterizzati da altri lavori di spirito prettamente americano, come Frontier del 1935, dedicato alla conquista del selvaggio West, oppure Appalachian Spring (1944) nel quale per la prima volta compaiono le sculture del grande Isamu Noguchi, che spesso collaborerà con la Graham favorendo un discorso innovativo dal punto di vista simbolico e comunicativo per ciò che riguardava l'interazione tra scenografia e coreografia.
Nel 1939 vennero accettati nella compagnia i primi danzatori, Merce Cunningham ed Erik Hawkins (suo futuro marito) e gli anni Quaranta furono segnati dalla tournée negli USA e a Cuba.
Il teatro danzato della Graham durante il periodo del dopoguerra viene oggi definito “mitologico”: attraverso le figure mitiche della letteratura classica, presero vita rappresentazioni che guardavano alla condizione esistenziale e psicologica dell’uomo, all'agire umano, secondo una sorta di analisi interiore. Attraverso l’identificazione dello spettatore con il danzatore ed il suo vissuto, i movimenti creati per tali spettacoli agivano come visualizzazioni di ferite ed inquietudini appartenenti alla società dell'epoca.
Tra i titoli più conosciuti che rientrano in questa fase sono da citare certamente Errand into the Maze (1947), ispirato al mito del Minotauro e del filo di Arianna, Cave of the Heart (1946), dedicato al mito di Medea e Giasone e Clytemnestra (1958) che narra della sorella di Elena, moglie di Agamennone, la quale sacrificò la figlia Ifigenia per favorire la partenza delle navi da guerra contro Troia.
Clytemnestra è un'opera d'arte completa per l’uso dei costumi, delle musiche, delle scenografie, in cui per la prima volta la coreografa mette in scena una situazione di flash-back.
Intorno al 1970 Martha Graham decise di abbandonare le scene e di esibirsi un’ultima volta, scelta che le procurò un lungo periodo di depressione.
Tra i meriti della Graham vi è sicuramente quello di aver ideato e creato una tecnica in grado di formare danzatori contemporanei, un vero e prorio programma didattico con annesso vocabolario, qualcosa che prima di allora non esisteva se non per la danza classica accademica.
La base del lavoro di Martha Graham nasce dai movimenti di respirazione, e la zona del bacino – in cui ha origine la vita – è il nucleo da dove si sviluppa e propaga il movimento chiave della tecnica grahamniana: il principio di opposizione tra contraction e release.
La Graham introduce poi altre possibilità di studio come il contatto viscerale di tutto il corpo del danzatore con il suolo e gli effetti della gravità su di esso, a discapito della danza accademica che predilige l'immagine di una ballerina eterea e che si eleva verso l'alto sulle punte.
Rispetto ad altri pionieri dei primi del ‘900, la Graham ha saputo scavalcare i limiti espressivi e le rigidità del balletto classico donando alla danza una verità profonda, una “nascita”.
La sua è un'arte drammatica e vera come la vita, una danza tridimensionale ed ampia, e la sua esperienza, il suo stile deciso e minimale, ben si collocano negli spazi sociali e geografici degli U.S.A.
Con un repertorio di 177 lavori Martha Graham fu coreografa e drammaturga per il suo osservare e sentire il mondo, le relative pieghe e contraddizioni sociali, la drammaticità dell'esistenza e le contrapposizione fra i sessi.
Tutto ciò spiega le prestigiose onoreficenze ricevute nel corso della sua lunghissima carriera durata fino al 1991, anno della sua morte: citiamo la medaglia presidenziale degli Stati Uniti (1976), rilasciata dal presidente Gerald Ford in persona e nel 1984 la Lègion d’Honneur del governo francese.
È stata una madre a tutti gli effetti anche per aver formato intere generazioni di danzatori, nomi che hanno lasciato il segno come il già citato Cunningham ma anche Paul Taylor, Anna Sokolow, Martha Hill, Bertram Ross.
È merito di Martha Graham, punto di riferimento spirituale dell'epoca moderna, se oggi esiste la possibilità per l'uomo di ritrovare la coscienza e la realizzazione di sé attraverso le arti performative.

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