“Sono la lepre molto avanti alla muta dei miei critici”

Virginia Woolf

Domenica, 22 Marzo 2015 00:00

Alla ricerca del “grande io”

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Ambra Angiolini è V, protagonista del testo di Stefano Benni dal titolo La misteriosa scomparsa di W., nel riadattamento teatrale di Giorgio Gallione. L’attrice, che in questo spettacolo è per la prima volta da sola su un palcoscenico di teatro, approda a Napoli, al Teatro Nuovo, dopo già cinque anni di “viaggio” del testo.
Questo è formidabile, divertente, dissacrante, folle, burlesco, ironicamente critico della società e degli individui. Parla della storia di una donna apparentemente qualsiasi, ma invece folle, quasi magica, animata dal desiderio e bisogno di amore ("e in quell’attimo, miracolo, per la gioia a tutti i parenti ricrebbero i capelli, e una suora cresimina si spogliò dalla sua palandrana rivelando un corpo stupendo, abbronzato, nato per l’amore…") e che ripercorre ironicamente la sua vita, dialogando con i tanti pezzi di sé, alla ricerca dell’incontro con la sua metà complementare, ovvero W.

L’incontro c’è già stato o deve ancora avvenire? Per rispondere a questa domanda la donna fa un’analisi, quasi psicoterapeutica, del suo passato, passando in rassegna gli incontri fatti con persone reali e non, alla ricerca disperata e disorientata del suo “grande io”, il completamento di sé attraverso l’altro e l’accettazione di sé come piccola unità, unica e necessaria, del grande mare del macrocosmo.
Il nonno Wilfredo, persona d’animo sensibile, ed uno dei cinquantuno nonni che stanno nella testa di V, diventa il primo candidato, il fidanzato Wolmer con cui la donna ha trascorso seu anni e due mesi il secondo. Con Wolmer, il suo animo calcolante ha contato il numero e la percentuale di baci, orgasmi, risate avuti con lui. Eh si, V è impressionantemente razionale, calcolante, numerica, associativa, di associazioni a catena che la incastrano in questo continuo viaggio mentale.
La scenografia è specchio della mente: luci che si illuminano e cambiano colore alimentano le sensazioni e gli umori dei suoi differenti pensieri, ombre decretano i cambi di personaggio, una finestra, una porta, dei cubi bianchi e dei conigli. I conigli con le orecchie a forma di V animano il suo subconscio e lei, biancovestita, si muove leggiadra e potente sulla scena del suo cervello.
Ambra Angiolini, dopo il David di Donatello e il Nastro d’Argento per il film Saturno contro di Ferzan Ozpetek, è davvero intraprendente in questa interpretazione, riesce a variare l’intensità della voce (sempre forte e chiara), le tipologie di personaggio, i movimenti scattosi e quelli fluidi, in un continuo flusso incessante.
Ma sarà stata, invece, la compagna di banco Wilma la sua ricercata metà? Si ricorda dei momenti trascorsi insieme in classe, dei primi amori, della bellezza di Wilma e del complesso di inferiorità che nutriva verso se stessa alla vista dell’amica appariscente. Ma neanche Wilma fu. V lo capisce dopo aver rievocato tristemente i ricordi dei loro ultimi incontri, ormai grandi, mature, con le rughe, fino all’avvenuta morte di lei, dopo innumerevoli colazioni insieme in un bar di vecchie e svampite pettegole.
Tutti questi ricordi sfumano pian piano e V appare come una moderna Alice nel paese delle meraviglie, sente quei vuoti, quegli ingrandimenti della realtà, quelle sfasature, quei punti di non ritorno, tutti li percepisce, dentro e fuori di sé. Si chiede, allora: “Sono sempre io quella sbagliata e disadattata oppure anche gli altri contribuiscono al sorgere dei miei incastri mentali?”.
Forse il coniglio Walter è l’unico in grado di donarle quella misteriosa metà e permetterle l’unione di tutti i pezzi, di tutti i frammenti i cui confini sente ben chiari. Ma neanche lui, simbolo forte della sua fantasia, sarà il prescelto.
Ed allora come farà V? Resterà nella continua ricerca, nel percorso dissacrante della perdizione, nel continuo flusso matematico di idee e pensieri, senza trovare soluzione, se non nella possibile accettazione di tutto ciò, nell’analisi lucida ed oggettiva della realtà, nella visione fuori e non più solo dentro di sé.
Le parole di Stefano Benni, ben sostenute dall’attrice, sono parole di rabbia e lotta verso la ricerca della necessità di sopravvivenza e la difesa dello spirito critico di ognuno, cosa molto difficile nel clima politico e sociale in cui ci troviamo in questo momento storico. È, quindi, un richiamo alla volontà di accettazione, che deve nascere in ognuno di noi, non come dinamica statica, passiva e vittimista, ma come sguardo attento e lucido sulla realtà, che permette di agire sempre al meglio ed al massimo delle proprie possibilità in ogni situazione che ci si propina davanti, contro le ipocrisie e le falsità. Solo così, a piccoli tasselli, il mondo potrà cambiare. Me lo ha raccontato la stessa Ambra, con cui, dopo lo spettacolo, sono riuscita, insieme ad altri spettatori, a scambiare due chiacchiere. Lei, davvero umile, è uscita dal camerino, pronta ad accogliere il pubblico entusiasta, che l’ha accolta con fiori, abbracci, complimenti, risate e gioia.
Il testo di Benni è stato scritto vent’anni fa e la prima interpretazione teatrale la fece l’attrice Angela Finocchiaro nel 1994. Poi è toccato direttamente ad Ambra Angiolini su richiesta del regista Giorgio Gallione che ha lavorato alla messa in scena del testo. Il testo, dice Ambra, ha accompagnato le dinamiche della sua crescita personale ed artistica in questi anni e, così, racconta: "Beh, il primo anno, il testo mi dava molta rabbia, mi generava lo sgorgare di qualcosa di personale ancora irrisolto, il secondo anno, invece, l’ho vissuto in maniera divertente, perché evidentemente ero a lavoro con quelle parti di me, poi il terzo anno l’ho sentito come un grande messaggio di speranza. Ora lo vivo in maniera distaccata, non mi tocca più, io non sono come V, ho risolto molte cose nella mia vita ed ora non incontro più ipocrisia e falsità, ho imparato a difendermi e la risposta è stata trovare le persone e le situazioni giuste in cui sentirmi rispettata". Ambra continua: "Inoltre, la tenuta dello spazio in questo spettacolo richiede molta energia e la danza classica che ho fatto da bambina mi ha aiutato molto, perché ora mi sento sicura della mia presenza scenica e riesco a muovermi con facilità sul palcoscenico".
Ed in effetti, Ambra si muove benissimo, riempie il palco come triplicandosi, quadruplicandosi, tanto che sembra di vedere contemporaneamente più personaggi in scena. L’interpretazione del testo non sembra semplice ed, invece, anche questo per Ambra non è stato affatto un problema: "Ho imparato il copione in un mese, facevo una pagina al giorno. Quando sei motivato e pieno di entusiasmo, nulla ti spaventa, nulla ti sembra difficile, affronti tutto con leggerezza".
La ricerca incessante di W. è, forse, un tacito grido verso la leggerezza, il compimento della retribuzione karmica della vita, un appello all’impossibilità di scrutare profondamente l’essere, perché imperscrutabile, eterno, imperituro, ma mutevole. Importante è trovare un centro, un posto di vedetta ed un onesto spirito di osservazione. L’ispirazione alla Alice di Carroll è chiara: conigli in scena, ansia del tempo, variazioni di dimensioni nella voce e nell’interpretazione. Il testo di Benni è un mondo ricco di tante cose, riflessioni, dissacrazioni, gioie, sofferenze, rabbia e…speranza.
Ognuno di noi, alla ricerca della sua W., in realtà, chiede solo di allargare il suo “piccolo io” nel mare del “grande io”, di riconoscersi in un disegno di vita più grande, che vada al di là degli incastri mentali personali e della scombinata frenesia.

 

 

 

 

 

La misteriosa scomparsa di W.
di
Stefano Benni
regia Giorgio Gallione
con Ambra Angiolini
scene e costumi Guido Fiorato
musiche Paolo Silvestri
luci Aldo Mantovani
lingua italiano
durata 1h 30'
Napoli, Teatro Nuovo, 19 marzo 2015
in scena dal 18 al 22 marzo 2015

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