“Sai che significa esser bruciati / e senza un filo, un'ombra di sorriso? / Sai che significa implorare la gioia, / perché ritorni come un tempo sul tuo viso? / Un mare di fiori gettato su un guitto / non può colmare il suo vuoto orrendo. / Un attore senza voce è un lazzaro / e rotea come una girella nel vento. / Ma egli si ostina a non voler morire / e con desiderio aspetta l'alba / sterminata, gelida, ventosa, / perché è bella la vita, e misteriosa, / e così labile”

Angelo Maria Ripellino

Giovedì, 19 Marzo 2015 00:00

Venere, femminista del nostro tempo

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In una deliziosa sala, di elegante stile, con poltroncine bianche, e con le fattezze e l’atmosfera di un salone casalingo, è andato in scena lo spettacolo del regista e attore Nico Ciliberti, Venere in pelliccia, ripresa del riadattamento teatrale di David Ives al romanzo dello scrittore austriaco Leopold von Sacher- Masoch, dal quale deriva il termine “masochista”, insieme alla sua variante “sadomaso”.
Il luogo a cui mi riferisco è Il Pozzo e il Pendolo, sito nell’antico Palazzo Petrucci di Piazza San Domenico Maggiore a Napoli, posto ormai storico (lo dicono tutte le locandine appese sulle pareti della scalinata che arriva fino all’appartamento adibito a teatro) che alla mia ancor giovane esperienza e conoscenza era sfuggito finora. L’accoglienza casalinga, come già in altri contesti napoletani, conduce armoniosamente il pubblico verso la sala teatro.

Il romanzo di Masoch, Venere in pelliccia (Venus Im Pelz), fu scritto nel 1870 ed è stato riadattato sia teatralmente – da Ives appunto – che cinematograficamente da Roman Polanski, due anni fa, in un film visto dalla critica come il testamento artistico del regista.
Nico Ciliberti, volutamente o meno, ha ripreso la stessa ambientazione del film di Polanski: due sessi a confronto nella finzione scenica e nella realtà quotidiana, due anime distanti e vicinissime, due persone che, attraverso il teatro, cercano di dare spiegazione alla loro vita.
Tommaso Novelli sta visionando, sbuffante, le aspiranti attrici alla parte di Wanda von Dunajew, protagonista dell’opera. Insoddisfatto nel non riuscire a trovare la donna giusta per la parte, al cui adattamento ha lui stesso lavorato, parla al telefono con la compagna Stefania che lo rassicura dicendogli che sicuramente l’attrice giusta sta per arrivare.
Ed arriva, infatti, trafelata, dalle spalle del pubblico, Wanda Giordani, un’attrice strampalata, che sembra più una prostituta che una donna di nobili costumi, la quale si scusa per il ritardo e chiede di poter fare comunque l’audizione.
Tommaso, dopo una convinta iniziale ostinazione a non volerle fare il provino, viene poi attirato dall’entusiasmo quasi puerile della donna. Iniziano, allora, a recitare quasi tutto il copione, a cui Wanda dice di aver dato solo uno sguardo, mentre sembra, invece, ricordare tutto nei minimi dettagli e si diverte addirittura a dare delle dritte di recitazione allo stesso Tommaso che interpreta la parte di Severin. I costumi dell’epoca, recati da Wanda e le loro voci si intrecciano in un piano parallelo alla realtà: da un lato, i due personaggi, vivono nel tempo dell’opera teatrale, dall’altro, vivono il tempo della loro conoscenza.
Ma Wanda, che per puro caso ha lo stesso nome della protagonista dell’opera, sembra non essere reale, è tutto e l’opposto di tutto, è una creatura che sembra essere arrivata da chissà dove, ma che ha ben capito lo spirito del testo teatrale ed i punti in cui questo rispecchia la vita stessa di Tommaso. È una donna che sa già, per questo sembra essere quasi una divinità.
Il romanzo di Masoch è un testo erotico, scandaloso, in cui la donna “perde”, sottomessa all’uomo e di questo Wanda Giordani è pienamente convinta e cerca infatti di persuadere Tommaso che invece si cela dietro seri sentimenti portati in luce nel romanzo.
I due non si comprendono, ma provano a farlo intorno al teatro ed alla letteratura: l’erotismo e la curiosità alimentano l’andamento del loro rapporto. I piani affettivi, temporali e spaziali si sovrappongono, non si riconosce più dov’è la finzione e dov’è la realtà e soprattutto laddove non si riescono a trovare risposte in un “luogo”, le si cercano subito nell’altro.
Il tutto si svolge dunque in una sera. Chi è, allora, Wanda Giordani? A telefono con “la sua dolce metà” è bugiarda e si spaccia per una prostituta, a Tommaso rivela di essere una detective ingaggiata dalla sua fidanzata per mettere alla prova il suo amore, insomma bella lo è, pungente molto.
È lei che propone a Tommaso di aggiungere la prima parte del romanzo all’opera teatrale, ovvero quella in cui appare con una pelliccia la dea Venere. Ma se Wanda la Venere fosse la dea in persona giunta dall’Olimpo come vendicatrice delle donne? Se fosse lei la vendicatrice della Wanda dell’opera? (che era la moglie stessa di Masoch).
Le risposte a queste domande non sono fondamentali quanto invece le sensazioni lasciate dallo spettacolo e le libere ed individuali interpretazioni del pubblico.
Gli attori, Nico Ciliberti e Lucia Rocco, sono fenomenali, concentrati, pungenti, comici e tragici, attenti. Lo spettacolo richiede davvero molta concentrazione, è tutto su di un solo fiato, vengono districati i problemi di potere tra i due sessi nel corso della storia e la vita difficile dei teatranti, costretti a rincorrere le concretizzazioni delle loro idee. Credo che questi siano i due filoni conduttori. Wanda attrice è, dunque, una specie di Venere nera che appare dal nulla per vendetta femminile e per mettere in luce la vita di Tommaso.
“Il Signore Onnipotente lo colpì e lo mise nelle mani di una donna”, citazione biblica apocrifa dal libro di Giuditta, posta in epigrafe al testo teatrale, è il concetto che muove il masochismo maschile ed il potere aggiudicato dalle donne che vogliono affermare il loro rispetto, dopo continue repressioni nel corso della storia. Wanda Giordani non è assolutamente “una timorata di dio”, ma una donna pagana scesa in terra per rivelare e denunciare anche l’aspetto femmineo insito in ogni uomo, come in Tommaso. Quando egli interpreta la parte di Wanda von Dunajew gli riesce benissimo (bellissima interpretazione di Ciliberti).
La recitazione è coinvolgente, intensa, raffinata, veloce e porta avanti quel sottile ma presente desiderio sessuale masochista che regna tra i due personaggi, i quali finiscono per non sfiorarsi neanche. I piani temporali, spaziali ed emotivi dello spettacolo sono molteplici: vita, teatro, romanzo, finzione, reazione spirituale, reazione emotiva. Sono perlustrati bene nel loro intreccio intrigato che vuole districarsi, e vuole districarsi da solo, come dice Tommaso in una sua personale aggiunta al testo. Tommaso è “adattato” alla vita, Wanda Giordani giunge per distruggere la sua routine, è l’immagine della donna che con sicura sensibilità colpisce i punti deboli dell’uomo.
E l’uomo come reagisce? L’uomo resta intricato nelle sue paresi mentali, dalle quali finge di volersi districare, e per questo resta sorpreso, quasi indifferente ma ferito.

 

 

 

 

 

Venere in pellicia
da Venus in Pelz
di
Leopold von Sacher-Masoch
adattamento teatrale David Ives
regia Nico Ciliberti
con Nico Ciliberti, Lucia Rocco

lingua italiano
durata 1h 15’
Napoli, Teatro Il Pozzo e il Pendolo, 15 marzo 2015
in scena dal 14 al 29 marzo 2015

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