“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Mercoledì, 13 Febbraio 2013 04:30

L'avaro spiegato ai bambini

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L’idea di un teatro che possa avvicinare i più piccoli, come qualunque iniziativa presa nei confronti dei bambini, merita sempre stima e ammirazione. La scelta di coloro che hanno messo in scena l’adattamento è certamente opportuna. Attraverso il teatro i ragazzi non potranno apprendere tecniche o mestieri per un futuro lavoro, ma acquisiscono poco alla volta quelle impercettibili conoscenze sul carattere della natura umana, che possono essere fornite solo dall’esperienza e da una particolare sensibilità, sviluppata mediante l’arte.

Insomma il tema della commedia si sposa perfettamente con le finalità pedagogiche del gruppo che l’ha messo in essere. L’avaro è visto come elemento antisociale. Da questo gioco che è il teatro per bambini (e non solo) nasce quasi per magia nella soffitta di una vecchia e fastosa costruzione, il racconto svolto dai tre personaggi che dall’inizio alla fine saranno sulla scena.
Il palco poi non è separato dalla platea, per una pura questione di spazio, eppure ciò stimola ulteriormente l’idea che è alla base di questo lavoro. Si ottiene infatti, concretamente, l’invasione del piccolo pubblico nel campo scenico. I sorrisi dei bambini agli sbuffi dell’avara e alle sue pretese di materno amore per i figli e tutto il genere umano, non possono far altro che divertire chi oltre allo spettacolo osserva le reazioni di un simile pubblico.
Ritornando al tema centrale che è l’avarizia e alla sua valenza sociale che senza dubbio oggi è fortemente vissuta in maniera drammatica, date le condizioni economiche del Paese, si può affermare senza paura che l’avaro appartiene a quelle categorie, ben delineate da una precisa analisi psicologica, che il bambino farà bene a riconoscere il prima possibile. Questo perché dietro la figura fantasiosa e divertente dell’avaro, si nascondono nella realtà quotidiana i veri usurai. L’adattamento di Sparno deve essere stato molto complicato vista la combinazione del testo di Molière con l'Aulularia, ma data la continuità tra le due commedie – l’Aulularia e L’Avaro appunto – la sintesi operata dall’autore pare assai riuscita.
Questo elemento come ho già sottolineato mi sembra il punto di forza che dà maggior risalto al lavoro: fare del teatro ciò che nessun mestiere potrà fare. Educare i ragazzi e non solo alla conoscenza di quei tratti distintivi che appartengono ad una determinata umanità. Nel corso degli anni faranno esperienza essi stessi di questi tipi di uomini o nel migliore dei casi ne sentiranno parlare. Ciò che importa è che potranno distinguere simili personaggi per il solo fatto di averli incontrati in una soffitta di teatro.
Per quello che concerne ‘la scena’ si può dire che lo spettacolo si amalgama bene all’ambiente; bravi gli attori, tra cui emerge la figura esile e delicata della Coco e la bravura impalpabile della Schiano. Un solo accenno rivolto allo stile del lavoro: essendo la scena unita alla piccola tribuna dove i bambini sono seduti, diremo in prima fila, sarebbe stato ancora più divertente e d’impatto emotivo, ma credo anche rilevante sul piano pedagogico su cui ho posto l’accento, far interagire gli attori con i piccoli spettatori. Probabilmente ciò sarà fatto in altri spettacoli e questa considerazione è fatta solo nell’ipotesi futura che i ragazzi andranno a teatro anche da grandi.
Educarli quindi al teatro per farli gioire di ciò che tout l’art può regalarci.

 

L’avaro
libero adattamento da L'avaro di Molière e dall’Aulularia di Plauto
adattamento e regia Rosario Sparno
con Nunzia Schiano, Giorgia Coco, Stefano Ferraro
una coproduzione Le Nuvole e Teatro Stabile di Napoli/Teatro Mercadante  
paese Italia
lingua italiano
durata 1h
Napoli, La stanza blu/Teatro Mercadante, 10 Febbraio 2013
in scena dal 5 al 10 febbraio 2013

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