"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Martedì, 17 Marzo 2015 00:00

"Heroes" salentini

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Che cosa potevano fare dei giovani negli anni Ottanta che vivevano ad Erchie, provincia di Brindisi? E a Oria, a Latiano, sempre nella stessa provincia? Mentre il mondo in quegli anni sembrava stesse mordendo la vita consumandone tutti gli appetiti, in quei paesini del Salento, che più di una volta il protagonista definisce come il “buco del culo del mondo”, l’esistenza è piena di niente. Solitudine e il nulla. Con se stessi a fare i conti tutti i giorni.

Oscar De Summa ha scritto e interpretato un testo in cui si racconta in modo ironico e amaro una parte della sua adolescenza, mentre è seduto sulla cassa di un altoparlante poggiato sull’assito che è tutt’uno con il pavimento della platea. Solo lui, un microfono, un campanello a terra. I personaggi sono il protagonista-narratore e i suoi due migliori amici: Franco, un tipo un poco strano e Claudio che non si capisce quando parla. Quell’estate nella loro vita irrompe la bellissima Sandra da Zurigo, amica di Claudio, detto lo “zoo di Berlino” per motivi che poi saranno subito chiari. Eccola la vita di questi quattro ragazzi degli anni ’80 di Erchie, provincia di Brindisi. Corse in auto a San Pietro in Bevagna, a Torre Colimena, a Punta Prosciutto sul litorale ionico e una montagna, una valanga di canne da fumare e birre. Non avendo una vita da vivere, vivevano senza il senso del limite, anzi volendo provare “i confini della realtà”.
È esilarante la parte descrittiva sia dei personaggi, sia delle situazioni che vale più di molti trattati di sociologia e di antropologia. Squarci di dialetto brindisino si intrecciano a suoni prodotti dal campanello, dall’impianto di amplificazione che deforma e abbassa la voce del narratore quando usa il microfono per raccontare i dialoghi. La colonna sonora è fondamentale e non solo per creare l’atmosfera di un’epoca, ma per ricreare proprio quel mondo lì, in quell’istante. De Summa canta refrain, strofe di Road House Blues e Love Me Two Times di The Doors, The Passengers di Iggy Pop. La svolta che vira al dramma si ha quando lo spacciatore di cannabis Tonino Pregammorto passa all’eroina entrando nel giro della Sacra Corona Unita che si radica sul territorio fiutando l’affare più remunerativo dei traffici fino ad allora svolti dall’associazione criminale. La stessa svolta la seguono i quattro ragazzi che con l’eroina si sentono “al posto giusto”, non hanno la sensazione che la vita sia altrove ”e che te la stai perdendo”, no, è lì, nella “botta” che ricevono quando la droga entra in vena, dopo aver seguito tutto il rituale della “Santa Messa del tossico”. Attorno a loro ruota un microcosmo variegato di personaggi chiave: Pulicillo, manovale dello spaccio di Tonino, essere repellente pieno di croste e puzzolente, ultimo scarto della società che con la droga ha trovato il suo posto nel mondo; Mimino, amico del padre del protagonista che lo fa lavorare un giorno come carpentiere in un episodio dove predomina la nota comica. E poi il Professore di Latiano che coltiva con passione il suo orticello di marijuana, convinto che il drogarsi sia una scelta di vita filosofica; poi Fernando Plasmon che è l’ultimo spacciatore della storia, mentre sono scivolate le note di From Her to Eternity di Nick Cave, Heroes di David Bowie sulla una storia d’amore tra il protagonista e Sandra.
Il racconto si snoda adesso tra crisi di astinenza dovute alla merce che scarseggia per via delle retate e i sequestri della Polizia, i tentativi al di là dell’umano per procurarsi qualche grammo di eroina, tradimenti, perdita di ogni dignità che nemmeno l’amore salva, fino all’epilogo luttuoso: la morte di Giuseppe Sanguegiusto, loro amico figlio di un boss che il padre stava cercando di disintossicare, avvenuta per la dose che gli avevano procurato. Il protagonista riesce ad evitare la vendetta, ma la vita deve ritornare ad essere diversa per forza. Forse con lo studio, chissà, dopo Into My Arms di Nick Cave, Hey You dei Pink Floyd e la chiusura sulle note di Hallelujah di Jeff Buckley.
Oscar De Summa si conferma un artista d’ingegno sia come autore che come interprete, tenendo avvinto il pubblico come se al posto delle parole ci fosse davanti a lui uno schermo cinematografico. Nel suo testo i suoni amplificati del microfono, le canzoni, la modularità della voce prevalgono sul filo narrativo che si dispiega per flash e quadri. Sul finale il filo si spezza, lasciando spazio ad un tono più emozionale ed evocativo, facendo intravedere nelle ultime note, che, forse, già allora, molti giovani si sono perduti per sempre.

 

 

 

 

Stasera sono in vena
di e con
Oscar De Summa
produzione La Corte Ospitale
in collaborazione con Armunia – Festival Inequilibrio
lingua italiano
durata
1h
Napoli, Nest – Napoli Est Teatro, 13 marzo 2015
in scena 12 e 13 marzo 2015

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