“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Giovedì, 12 Marzo 2015 00:00

La voce dentro ogni bambino

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Voci racchiuse in piccole e fragili 'casette' che si trovano in fondo alla gola, voci da amare o da temere, dolci come lo zucchero a velo o dure come uno sparo; possono accarezzare o trafiggere un cuore utilizzando le parole come dardi. Ogni viaggio della durata di una vita è accompagnato dalla colonna sonora di tutte le voci che si incontrano, loro hanno il potere di creare l'ordine o disordine nel panorama dell'esistenza.

Voci, il nuovo spettacolo per bambini e ragazzi di Claudio Milani – vincitore del Festebà, Ferrara, 2012, e portato in scena al Teatro Galilei 104 – è un viaggio sensoriale che attraverso la voce mira ad acuire l'ascolto, agendo su di esso dilatandone progressivamente le potenzialità. Come con Lulù – il suo spettacolo precedente – l'attore/autore, si veste di una normalità minimalista che sottrae la sua persona ai lazzi dei dettagli visivi. Lo sguardo dello spettatore viene volutamente messo a riposo, il nero è il colore dominante e l'immobilità scenica invita al silenzio e all'ascolto religioso. Come già notai nel precedente spettacolo, in tempi dove l'intrattenimento dei bambini fa ricorso a tutti i mezzi possibili per calamitarne l'attenzione – intervenendo massicciamente su tutti i sensi a disposizione al fine di coinvolgerli simultaneamente – è veramente difficile riuscire ad ottenere analoghi e duraturi risultati servendosi esclusivamente della nuda voce. Ma ancora una volta, Claudio Milani, ha dimostrato che quando si sanno tenere ben saldi i geti della narrazione, non c'è bisogno di molto altro per fare di un racconto un gran bello spettacolo.
Una voce gentile e da subito familiare annulla ogni distanza col piccolo pubblico che, interrompendo anche la più piccola attività motoria, si prepara così a spiccare il volo.
La storia racconta di due principesse gemelle, identiche in bellezza e giovinezza, ma dotate di voci assai diverse; le loro voci sono il riflesso dei diversi caratteri e mentre una ha la soavità di un prato fiorito, l'altra evoca miasmi ittici in stato di decomposizione. L'equilibrio tra le due sorelle era, tuttavia, perfettamente bilanciato: il male e il bene avevano trovato un temporaneo compromesso. Ma nell'ordito fa il suo ingresso un bambino dai poteri magici, nessuno sapeva da dove venisse ma ogni cosa che evocava veniva esaudita. Quel bambino poteva governare il mondo! E la principessa cattiva si persuase che, mangiandolo, avrebbe posseduto la sua voce e, quindi, i suoi poteri. Quel pensiero passò presto all'azione, e quell'azione – anche se fallì nel suo intento principale – tolse la voce al bambino: il piccolo Pietro decise di non parlare mai più e di tenersi la voce rinchiusa – stretta, stretta – nella piccola 'casetta' in fondo alla gola.
Alla principessa buona non restò altra scelta che abbandonare reggia e privilegi, e iniziare una vita errabonda per salvare il bambino magico dalla determinata crudeltà della sorella.
Gemmano nuove storie, sono i racconti che la principessa inventa per accompagnare il piccolo Pietro verso l'età adulta, i racconti di una vita, della sua vita. Da questi il bambino impara a sopportare il dolore e a scoprire il suo cuore. Impara a sognare e a non smettere mai di farlo. E, infine, impara che non esiste una "normalità" ma tante "normalità" quante sono gli individui che abitano questa terra.
L'ultima favola della principessa è un congedo, il testamento di una madre a un figlio, nel quale viene fornita la chiave per aprire quella 'casetta' tenuta per anni serrata all'interno della gola.
Le molte storie raccontate sono le tappe di un viaggio, le transizioni che dall'infanzia portano all'adolescenza e all'età adulta. I bambini non si perdono nella narrazione e ne mantengono sempre il senso e la direzione – è il loro silenzio estatico a dirlo – il risultato sono stati cinquantacinque minuti di labbra semichiuse e occhi incollati sulla voce alloggiata nella 'casetta' di un uomo che – oltre a spalancare la porta – non ha avuto bisogno di ricorrere ad altri effetti speciali: "Per sapere le case dentro i bambini, bisogna sentire il silenzio che fanno, bisogna cantare la loro canzone".

 

 

 

 

Voci
di e con
Claudio Milani
testo Francesca Marchegiano
scenografie Elisabetta Viganò, Armando Milani
musiche Sulutumana, Andrea Bernasconi
luci Fulvio Melli
cantante lirica Beatrice Palumbo
fotografie Paolo Luppino
produzione Latoparlato Como
lingua italiano
durata
50'
Napoli, Teatro Galilei 104 – Teatro Le Nuvole, 8 marzo 2015
in scena 8 marzo 2015 (data unica)

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