“Tanto per incominciare, i fratelli De Rege erano napoletani di Caserta...”.

Nicola Fano

Lunedì, 11 Febbraio 2013 21:02

L'anima di un angelo "diverso"

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Sul filo del rasoio degli stereotipi combattuti in nome di un istinto naturale, scorre la vita di Domenica, meglio nota come “Peppino mani dell’Angelo".
Di scena al Théâtre de Poche di Napoli, Barbara Cerrato, in Peppino mani dell’Angelo, per la regia di Michele Pagano porta in scena le inquietudini di Domenica che sin da bambina sogna di diventare barbiere. Dietro il desiderio di una vita diversa, si cela un rifiuto verso tutto ciò che il suo ruolo di donna le imporrebbe.

Le mani di Mimma fremono di vita davanti ad un pennello da barba ed un rasoio, come un pittore dipinge sulla tela, così Mimma “fa la barba” con tutta l’arte e la maestria che possa esistere in un gesto talvolta così meccanico. E’ una magia quella di cui è capace la piccola Mimma, tutti in paese se ne accorgono quando fanno la fila davanti al barbiere in cui lavora. Ma per dare sfogo al suo talento, Mimma deve celarsi dietro i panni di Peppino: che non si venga mai a sapere in paese che è una donna a fare la barba ai virili barbuti clienti di turno.
Ma l’espediente non dura a lungo, di fronte la delusione paterna, la bomba del pregiudizio esplode senza esclusione di colpi.
“La gente pensa...” e di fronte ai pensieri della gente non c’è antidoto migliore che l’esclusione dalla società, per così dire, civile e partoriente di giudizi che feriscono di più di una lama affilata di rasoio.
E così Mimma viene deprivata della sua dignità di essere umano, prima ancora che questo sia uomo o donna.
La famiglia si chiude nella coltre della vergogna fino a che non subentra l’accettazione che, per via quasi obbligata, passa per il rifiuto e l’esclusione.
Non c’è dietrologia o commiserazione nella cifra registica di Pagano che colora il personaggio di Mimma di diverse sfumature. Ironia, intensità, fragile dolcezza di chi vive la sua diversità come normalità, di chi cerca solo la naturalezza di un’esistenza al pari degli altri: questo ci restituisce la lodevole prova interpretativa di Barbara Cerrato.
In un atto unico, la Cerrato porta in scena più personaggi: la Mimma bambina affascinata dalla schiuma nevosa della spuma da barba, la Mimma adulta che rigetta quella femminilità che invade il suo corpo ed infine la Mimma consapevole ed accettata da quella stessa comunità che giudica come Male qualcosa che semplicemente non le appartiene.
C’è molta fisicità nell’interpretazione dell’attrice che esprime attraverso il corpo tutta l’emotività che lo percorre. Emotività che prende vita nei gesti delle mani ora nervose, ora ansiose di mettersi all’opera, ora segnate dal dolore e dalla fatica.
I diversi momenti del monologo sono accompagnati dalle musiche che concorrono a delineare i momenti topici della rappresentazione.
Un pubblico intimo assiste con autentica partecipazione alle vicende di Peppino mani dell’Angelo ed alla fine ci si convince che davvero quelle mani appartengono ad un angelo, perché gli angeli non hanno sesso e quindi poco importa la loro identità di genere: quello che conta è l’anima, la stessa anima con cui la Cerrato si regala al pubblico senza sconti.

 

 

 

Peppino mani dell’Angelo
di Michele Pagano
regia Michele Pagano
aiuto regia Maria Macri
con Barbara Cerrato
produzione Officina Teatro
durata 45’
Napoli Théâtre de Poche, 10 febbraio
in scena 9 e 10 febbraio 2013

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