"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Sabato, 31 Gennaio 2015 00:00

Fumo e fantasmi

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È il 1939 sul palcoscenico. Due pezzi di alto reticolato spinato si trovano sui due lati, su uno di essi vi è una divisa a righe di un colore scuro sbiadito, a sinistra sono poggiate una sull’altra una serie di valigie. Un tedesco in divisa nazista accoglie l’arrivo di tre ebrei, due uomini e una donna, con la loro valigia e l’aria smarrita. La macchina del fumo sul palco funzionerà per tutta la durata dello spettacolo creando un’atmosfera tra il surreale e l’onirico producendo effetti inquietanti con il taglio delle lame di luce che partono dal basso verso l’alto proprio ai due lati del proscenio.

La scena in seguito diventa buia e altre luci illuminano la seconda metà del palco divisa dalla prima da una sorta di tendaggio fatto di fili spessi e fitti. Al di là di esso si vedono due sedie con i braccioli, un tavolino basso e una grossa svastica nazista dai contorni sfumati che campeggia sulla parete di fondo. Qui, in questa parte del palco, è il 9 ottobre 1974, il giorno della morte di Oskar Schindler, l’imprenditore ceco-tedesco che salvo la vita a melliduecento ebrei durante la follia nazista. Le due sedute sono occupate da Oskar ed un fantomatico neonazista che ha intenzione di riportare in auge un quarto Reich e, per poterlo fare, vuole che non ci siano errori e che uno come Schindler possa nuovamente sfuggire al controllo.
Da questo momento la storia procede su due binari temporali alternati, sul palco in fondo il tempo è fermo al 1974 con il confronto serrato tra il neonazista e Oskar, mentre sul proscenio l’arco temporale abbraccia Cracovia nel 1941 con la creazione del ghetto ebraico, la deportazione ad Auschwitz seguendo la storia di quei due uomini e della donna fino al 1945. Oskar, sollecitato dal nazista che non riesce a capire come un tedesco “puro” come Schindler abbia potuto tradire il Reich, ricorda quegli anni attraversando quel diaframma temporale fatto di fili scuri e spessi. Incontra il suo fedele aiutante Itzhak Stern che lo aiutò a compilare la lista di milleduecento ebrei che salvò fingendo di farli lavorare come schiavi nella sua fabbrica di prodotti smaltati. Schindler incontra anche Amon Göt, il comandante del campo di concentramento di Plaszow, bieco psicopatico con il quale Oskar contrattò il trasferimento di molti ebrei nella sua fabbrica fasulla. Anche Emilie, la moglie, amata un tempo e poi tradita, è di nuovo davanti a lui a ricordare quel tempo in cui le priorità di una vita erano altre. I personaggi del suo passato sono i fantasmi con cui Oskar si congeda prima di lasciare la vita, mentre nella parte anteriore del palco gli attori non pronunciano una battuta, ma mimano la loro storia, l’innamoramento di Joseph e Rebecca, il loro matrimonio, la loro vita quotidiana in quell’inferno, le docce venefiche e le camere a gas che porteranno via per sempre Rebecca. La musica, dove il malinconico violino regna sempre incontrastato, è come il fumo che continua ad uscire, che accompagna ogni gesto sulla scena fino all’epilogo finale, all’arrivo del 1945 anno della liberazione degli ebrei dai campi di concentramento ed anche alla morte di Schindler, riappacificato con il suo passato e con il rimorso di non aver potuto fare di più.
La regia di Francesco Giuffré ha suggerito un Oskar Schindler dai gesti lenti e misurati, dalla voce bassa e stanca anche nei momenti più impetuosi del racconto, quasi con un tono stupito per aver vissuto davvero quella parte tremenda, ma eroica, della sua vita. In fondo il regista voleva rappresentare la storia di un uomo che non è stato un eroe, ma un uomo normale, con una coscienza prima di tutto, che ha commesso tanti errori legati alla sua natura, ma che fatto ciò che recita il Talmud: ”Chi salva la vita di un solo uomo salva tutto il mondo”.
Era difficile dimenticare il celeberrimo film di Spielberg, ma non impossibile. La scena restituisce i contorni sfumati dal buio e dal fumo di una storia vera, raccolta per caso dal romanziere Thomas Keneally che ne ha scritto il libro che ora vive, non solo al cinema, ma anche a teatro.

 

 

 

La lista di Schindler
dal romanzo di
Thomas Keneally
drammaturgia Ivan Russo, Francesco Giuffré
regia Francesco Giuffré
con Carlo Giuffré, Valerio Amoruso, Caterina Corsi, Pietro Faiella, Riccardo Francia
musiche Gianluca Attanasio
scenografia Andrea Del Pinto
costumi Sabrina Chiocchio
disegno luci Giuseppe Filipponio
video Letizia D’Ubaldo 
produzione Diana OR.I.S.
durata 1h 40'
Napoli, Teatro Nuovo, 28 gennaio 2015
in scena dal 28 gennaio al 1° febbraio 2015

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