“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Lunedì, 12 Gennaio 2015 00:00

I belli addormentati

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Se il 2014 danzante a Napoli si conclude − oltre che con Picone principe del Regio − con La bella addormentata in versione salentina al Bellini firmata da Fredy Franzutti, il 2015 si apre con la risposta del Palapartenope che propone la versione romantica di Marius Petipa, vate del repertorio classico odierno.

La bella addormentata nel bosco è un balletto andato in scena per la prima volta il 3 gennaio 1890 sul palco del Mariinskij e suddiviso in un prologo e tre atti. Il libretto è firmato da Ivan Vsevolozhsky che fu principe e sovraintendente dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo.
Il soggetto si basa sull'omonima fiaba per bambini di Charles Perrault e vede come protagonista Aurora, bellissima figlia del re Floristano, che compiuto il suo sedicesimo compleanno, è vittima di una tremenda maledizione da parte della fata maligna del regno, la vecchia Carabosse. Aurora dopo essersi punta con un fuso di un arcolaio cadrà in un sonno eterno dal quale potrà svegliarsi solo con il bacio del vero amore. Grazie alla fata dei Lillà, che veglia sulla principessa fin dalla nascita, Aurora verrà risvegliata dopo cento anni dal principe Desiré che incontra la giovane in uno dei suoi sogni, innamorandosene perdutamente. Spezzato l'incantesimo i due amanti potranno sposarsi e festeggiare le nozze al castello in presenza di tutti i più celebri personaggi delle fiabe di Perrault.
È confortante osservare come un pubblico di età eterogenea, riempia i posti a sedere del palazzetto partenopeo aspettando l'apertura del sipario sulle note composte da Čajkovsky, espressione di un interesse verso la danza classica che in fin dei conti sembra diffuso anche all'esterno degli ambienti lirici.
La compagnia che si esibisce è il Moscow Ballet – National Russian Ballet, istituita nel 1998 dai coreografi russi Valery Anuchin e Alsou Kondraleevoy con l'approvazione della grande Maya Plisetskaya. Ogni anno la compagnia è invitata non solo in Italia ma nei teatri e sale da concerto d'Europa, USA, Cina, India, e per tale motivo ci si aspetta un'ostentazione del gusto e della tecnica tipici della scuola moscovita, oltre che un forte carisma tanto caro alla danza di carattere russa.
Ad apertura sipario (avvenuta con diverse difficoltà tecniche) la scenografia appare ricercata ma non del tutto soddisfacente, poiché risulta appiattita in seguito ad un uso poco sapiente dell'illuminazione; aboliti cambi di scena fra un atto e l'altro, essa ambienta l'intera rappresentazione della favola all'esterno di un giardino di corte appesantendone la visione. Lo spettatore fa fatica a mantenere sveglia l'attenzione, la concentrazione, ipnotizzato da una situazione che sostanzialmente rimane invariata a discapito del plot. I costumi, nonostante i particolari sicuramente curati nei minimi dettagli, sembrano non seguire uno stile preciso, un filo logico-temporale o una chiara unicità cromatica. Quando mancano tutù e calzamaglie, sono molto diversi fra loro, e lo si nota soprattutto in delle variazioni di insieme, il più delle volte sono grotteschi, forse abbondanti e poco adatti all'idea di danza dei nostri tempi, stonano con la semplicità dei movimenti. Rimandano certamente allo sfarzo barocco della Francia del Re Sole, ma anche a quella post-rivoluzionaria, con tanto di bustini e balze; ambiguo a volte il fatto che le mise delle danzatrici addirittura ricordino le flapper girls americane dei primi anni Venti.
Il corpo di ballo non possiede la forte tecnica promessa, quella che ha reso famosi numerosi ballerini provenienti dalle prestigiose accademie russe quali la scuola del Bolshoi e l'accademia Vaganova: gli elementi sono tutti dotati di bellissimi corpi ed ottima flessibilità, possiedono linee eleganti ma si nota una superficialità durante l'esecuzione dei passi come nelle preparazioni ai salti ed  alle pirouettes. I disegni coreografici vengono eseguiti con pulizia ma non sempre le posizioni sul palco sono ben centrate. Seppur convincenti in quanto a presenza scenica, il pubblico non percepisce nei ballerini quel coinvolgimento interpretativo totale necessario ad una rappresentazione teatrale di tipo narrativo e tende a distogliere l'attenzione da ciò che osserva. L'utilizzo scontato e meccanico del linguaggio gestuale è fine a se stesso e poco interessante.
Le musiche di Čajkovskij, registrate in un tempo leggermente accelerato, non sono di aiuto e non hanno un suono nitido, presentano alcune anomalie in sottofondo, rendono teso e veloce lo svolgersi della coreografia.
Lo spettacolo si anima maggiormente in alcuni punti del I e del II atto oltre che durante il gran pas de deux del finale grazie al talento dei due primi ballerini Aleksandr Stoyanov (sospesi ed energici i suoi grandi salti, precise le preparazioni e musicale nella conclusione degli assoli) ed Ekaterina Kukhar, i quali ricoprono i ruoli rispettivamente di Desiré ed Aurora. Già solisti del Teatro dell'Opera di Kiev, i due danzatori hanno ottenuto negli anni diversi premi e riconoscimenti, hanno studiato, lavorato e collaborato con insegnanti e danzatori del Mariinskij (fra questi Denis Matvienko) ed hanno ricoperto i principali ruoli di repertorio del balletto classico. Solari nelle espressioni del viso, giusti nella mimica, hanno risollevato il livello della compagnia e l'umore un po' spento del pubblico che ha riservato esclusivamente per loro i meritati applausi.
Rispetto alla pubblicità che si ritrova in Internet (website, immagini, video su YouTube), rispetto a lavori portati negli anni passati in giro per i teatri italiani e non solo, rispetto alla ricchezza e finezza degli elementi scenografici adottati nei suddetti, al virtuosismo tecnico di un più numeroso corpo di ballo, il Moscow Ballet la sera dell'8 gennaio 2015 sul palcoscenico del Palapartenope, si è presentato in un modo diverso da quello immaginato. Escludendo la performance dei due solisti principali, tutto il resto (allestimento, illuminazione e in primis il corpo di ballo) è apparso un po' demotivato e fiacco, come lo è stato forse il pubblico napoletano durante i ringraziamenti conclusivi, pubblico che, si sa, è tra i più calorosi e generosi a teatro.
Evidentemente la strega Carabosse ha esagerato con l'incantesimo questa volta...

 

 

 

 

La bella addormentata nel bosco
musiche
Pëtr Il'ič Čajkovskij
coreografie Marius Petipa
libretto Ivan Vsevolozhsky
produzione Balletto di Mosca – National Russian Ballet
direttore artistico Andrey Lyapin
solisti Aleksandr Stoyanov, Ekaterina Kukhar
Napoli, Teatro Palapartenope, 8 gennaio 2015
in scena  8 gennaio 2015 (data unica)

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