“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Mercoledì, 19 Novembre 2014 00:00

Archeologia delle passioni umane

Scritto da 

La danza di Sieni è umanità del corpo. Questo è il “principio” che ha tenuto insieme lo spettacolo che ha debuttato in prima regionale al Teatro Carlo Gesualdo di Avellino e che narra la vita delle passioni di un uomo. Sieni ha deciso di mettere in scena, liberamente, l’archeologia della passione di Cristo, non in senso religioso-spirituale ma in senso propriamente umano, limitato, sentito e dal punto di vista del gesto e del corpo.

Il titolo dello spettacolo è Dolce vita_archeologia della passione ed i danzatori ripropongono cinque quadri coreografici, dedicati ognuno ad uno dei cinque momenti del racconto evangelico scelti (Annuncio, Crocifissione, Deposizione, Sepoltura, Resurrezione).
Ogni quadro è un tentativo di creare e costruire uno spazio abitato, reso abitabile dalla presenza del gesto e dal continuo ritorno al corpo che si rispecchia in se stesso, come una legge divina. I corpi sono, ogni volta, pronti a mettersi a nudo ed a coprirsi, pronti al successivo cambiamento all’interno del quadro annunciato dalle lettere sulle tabelle che i danzatori mettono insieme per introdurre il quadro stesso.
Piccoli momenti di passaggio, di parole lette, momenti in cui le gambe dei danzatori ed i visi mascherati sono eccezionalmente espressivi.
Nel palco del teatro, straordinariamente grande, ampliato dall’apertura delle quinte, il punto centrale dello spazio è occupato dal contrabbassista Daniele Roccato, compositore, che suona in un continuo flusso vario e difficile, animando le passioni dei corpi senza che questi ne siano dipendenti.
La prima scena, l’annuncio, presenta un angelo sgomento che arranca per annunciare la nascita di Cristo, ma non ci riesce, è il silenzio che vince, perché l’annuncio è già stato consumato. Resta solo la nudità insieme alla speranza. La danzatrice, infatti, dopo la sua discesa verso il limite del palco con le ali appena visibili, si leva una maschera trasparente, una sorta di pellicola, dal corpo e dal viso.
Inizia così la crocifissione e qui i danzatori sono al completo, nella formazione che seguirà in tutto il resto dello spettacolo, ed in cui le danze degli incastri dei loro corpi guidano ad “abitare” il semplice gesto delle braccia aperte, in segno proprio di crocifissione.
Nella deposizione, i legni vengono messi vicendevolemente in punti del corpo, che assumono forme architettoniche di memoria storica, si costruiscono, abitano, per poi andare a costruire ed abitare in altri corpi ed in altro luogo. L’andamento è lento ma sempre dinamico, di una dinamicità che non tradisce mai la verità, la leggibilità, la trasparenza e, direi, la liquidità del movimento.
Intanto la musica è difficile, l’archetto gratta e poi si rilassa, in suoni più acuti, quasi come se il contrabbasso suonasse la melodia di un violino.
La sepoltura è un momento in cui le luci si fanno soffuse e calde ed un tappeto accoglie la ricerca del terreno e la reazione forte, reazionaria, quasi indisciplinata del corpo. Ma il segreto e lo scopo ultimo è che il corpo comprenda e giustifichi la sua presenza nel mondo e che si senta parte di una comunità in una direzione in cui le divergenze diventino comuni ed arricchenti e che, quindi, risorga a se stesso.
Le maschere, simbolo della passione, si avvicinano al pubblico nell’ultima scena dove i corpi, così nudi, si richiamano alla vita, si scuotono e si risvegliano quasi come affiorando da sott’acqua.
Intenso, il lavoro, ha lasciato a bocca aperta tutto il pubblico, compresi quelli che già conoscono le creazioni di Virgilio Sieni.
Sieni è un coreografo e danzatore tra i più importanti della scena tersicorea italiana. Dal 2013 è Direttore della Biennale di Venezia settore Danza ed è stato nominato Chevalier de l’ordres des arts et de lettres dal Ministro della cultura francese, proprio per il suo impegno in ambito culturale. Sieni, infatti, ha lavorato e lavora in collaborazione con filosofi, studiosi, critici, artisti visivi di rilievo internazionale ed in progetti in cui tutti possono danzare, persone di qualsiasi età e di qualsiasi esperienza. Questo il suo grande obiettivo che l’ha spinto a creare nel 2007, presso la sede di CANGO a Firenze, L’Accademia sull’arte del gesto, uno spazio affidato alla trasmissione delle pratiche artistiche.
Non c’è nulla di ideologico o di eccessivamente razionale da chiedersi quando si assiste ad uno spettacolo di Virgilio Sieni se non tutta l’umanità, lo studio, la precisione, la “sfida”, la missione, la cura e la delicatezza che ci sono dietro ed all’interno di ogni creazione coreografica.

 

 

 

 

Gesualdo danza
Dolce vita_archeologia della Passione
ideazione e coreografia
Virgilio Sieni
interpretazione e collaborazione Giulia Mureddu, Sara Sguotti, Jari Boldrini, Ramona Caia, Maurizio Giunti, Giulio Petrucci, Claudia Caldarano, Marjolein Vogels
musiche Daniele Roccato
luci Fabio Sajiz, Virgilio Sieni
costumi Giulia Bonaldi
maschera Giovanna Amoroso & Istvan Zimmermann, Plastikart Studio
allestimento Viviana Rella
produzione Compagnia Virgilio Sieni
collaborazione alla produzione Romaeuropa Festival, ERT Emilia Romagna Teatro, Associazione Teatrale Pistoiese
durata 1h 15’
Avellino, Teatro Carlo Gesualdo, 15 novembre 2014
in scena 15 novembre 2014 (data unica)

Lascia un commento

Sostieni


Facebook