“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Giovedì, 13 Novembre 2014 00:00

Lieve lieve

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Per il Forum Universale delle Culture diffuso, a latere del programma principale, il Teatro Cilea si apre alla cittadinanza. Un giovane autore, giovani attori, tre brevi racconti. Operazione Erode, La terza Maria, Tre magnifici scapoli.
Come sarebbe stato il mondo se personaggi come Hitler, Mussolini e Stalin fossero morti nella culla? Also sprach Zarathustra introduce uno scenario cibernetico da 2001 Odissea nello spazio. Tre personaggi in scena. Tre silhouettes si stagliano sul verde luminoso, quasi fluorescente, del fondale. Siamo nel 2423.

Tre astronauti in tuta blu e scarponcini argentati hanno una missione da portare a termine: uccidere nella culla il piccolo Adolf. “Un nuovo passato, per un futuro migliore”. La macchina del tempo li trasporta dunque nel 1889, ma i sicari stellari non ne avranno il coraggio e alla fine lo salveranno (bambolotto in tutina nera), come già accaduto per Benito e Josef (rispettivamente in tutina nera e rossa), sperando di crescerli lontano dall'odio, in un mondo che non li conosce. “Hitler, Stalin, Mussolini con noi diventeranno persone perbene”, perché nessuno è malvagio in sé, ma solo il prodotto dell'educazione... salvo ad estirpare i germi dell'odio nei padri adottivi. “Non ci dovrà essere violenza nelle loro vite” ingiunge il “padre” di Adolf afferrando per il bavero quello di Benito... Climax tragico e anticlimax demitizzante si alternano nel breve quadretto che strappa un sorriso mentre i tre personaggi escono di scena a passo di robot.
Cosa farebbe la Madonna in un casting per una produzione biblica? Il fondale neutro è illuminato da una luce calda, giallastra. Tre sgabelli vuoti campeggiano al centro della scena vuota. Due donne entrano in scena a disputarsi la parte di Maria. La produzione è europea. In ballo ci sono trentamila euro per il ruolo principale. Due caratteri diversi, ma identico lo spirito pragmatico e dissacrante. “Qui arrivano non dico le prescelte dal Signore, ma quelle che sanno a chi rivolgere le loro preghiere”. E poi arriva la terza, vestita di una tunica, col velo in testa. “Come ti chiami?" – "Maria" – "E se fosse stato il provino dei Promessi Sposi ti saresti chiamata Lucia?”. Sale in piedi sullo sgabello centrale, reclina devota il capo da un lato e sta, a contemplare l’infinito. “Guarda com’è stravaccata nella parte!”. Ma sarà davvero la Madonna? O è solo più furba o più brava delle altre? Col suo abituccio di tela, il suo velo, i sandali e quella fissa ed immobile grazia, quello sguardo irritantemente perso nell’infinito, indifferente ad offese e percosse. “Preghiamo insieme”. Chi vuole ingannare? “Per renderla credibile ci vorrebbe un miracolo in sala trucco!”. Il doppio colpo di scena (che non sveliamo, ove mai a qualcuno capitasse di imbattersi nel gustoso corto...) ribalta quello che sembrava un risultato già scritto, simpatico, ma banale.
E infine, esistono tre magnifici scapoli? La toccata e fuga in re minore di Bach introduce il quadro scenico delle tre sorelle inglesi alla ricerca di marito. Sul fondale neutro, in una surreale e rarefatta atmosfera british d’altri tempi sfilano a ritmo di valzer garbati quadretti di svagata umanità. Tre sorelle improbabili, gemelle eterozigote, alle prese con tre altrettanto improbabili pretendenti. Tra l’impotente e l’omosessuale il magnifico è sicuramente l’elemento stonato, l’angolo che renderebbe isoscele l’equilatero rapporto delle tre sorelle. Una perfezione bidimensionale è pensabile in natura? E soprattutto, passi per uno... ma tre?! Impossibile! La summa della serata unisce i cast dei primi due racconti. Ancora una volta a ciascuno è affidato un tipo, un carattere, non un personaggio. Non c’è profondità di scrittura e tutto si risolve nell’episodio, spesso riuscito, del singolo quadro scenico. Come lo splendido delirio della madre, che inguainando il braccio in una calza nera da magistrale prova delle sue doti di madre fagocitante.
Tre storie lievi lievi, sottili come l’umorismo di una delle sorelle, garbatamente ironiche, divertissements. Registri linguistici e accenti, anche dialettali, si intrecciano talvolta senza una evidente orditura, ma sembra, piuttosto, dettati dal caso o dalla scelta dell’attore. Personalità attoriali in crescita, corpi e voci consapevoli che danno soffio vitale ad una scrittura scarna e disadorna, episodicamente umoristica. Dei tre quadretti restano singoli episodi, trovate sceniche, (Benito messo a testa in giù mentre gli cantano Faccetta nera per farlo smettere di piangere, il cagnolino nero che risponde al nome di Apartheid...) ma nulla più. Dunque quale il senso dello spettacolo? Quale il messaggio affidato alle lievi risate? Quale il senso dell’esercizio? Forse tutto nel dono di questa serata. teatro pieno. Tanti ragazzi contenti della cultura per tutti. Tanti anziani che hanno goduto di una serata di svago.

 

 

 

Il Forum Universale delle Culture
Tre magnifici scapoli e altri racconti
di Claudio Buono
regia Giovanni Merano
con Fabio Balsamo, Viviana Cangiano, Riccardo Citro, Carlo Liccardo, Sara Missaglia, Serena Pisa, Gabriella Vitiello
assistente alla regia Fabio Balsamo
costumi Federica Del Gaudio
realizzazione scene Anna Seno
grafica Daniela Molisso
direzione tecnica Marco Serra
lingua italiano
durata 1h 15’
Napoli, Teatro Cilea, 10 novembre 2014
in scena 10 novembre 2014 (data unica)

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