“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Mercoledì, 12 Novembre 2014 00:00

L'amore si fa in quattro...

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“Come si può controllare un cuore innamorato? Quando si ama non è il cervello a guidare il nostro agire ma il cuore, perché il cuore è cervello di sé stesso”. R.M.G.
Amor Q è l'accattivante titolo dello spettacolo firmato dal giovane regista ed attore salernitano Roberto Matteo Giordano, andato in scena al Teatro La Ribalta di Salerno l'8 ed il 9 Novembre ed ancora in replica nei giorni 15 e 16.
Il palcoscenico come una macchina del tempo trasporta lo spettatore in quattro epoche diverse, narra e raffigura altrettante storie d'amore segnate da quella vena folle e passionale che, nonostante le rispettive circostanze, le accomuna e le rende tutte simili, confermando che tale sentimento è unico ed immutevole nel tempo.

Prodotto da Palco 11zero8, Amor Q è un esempio di perfetta fusione e di raffinato equilibro tra teatro e danza, un lavoro di sottile ricerca e sperimentazione che ben illustra gli obiettivi della giovane compagnia. La danza non è opzionale bensì onnipresente, soprattutto sotto forma di duetto (i danzatori della compagnia sono Gennaro Maione e Giada Maisto), sottolinea l'azione teatrale e il più delle volte la rafforza, la intensifica.
Partendo dalla mitologia greca, si narra dell'amore disperato di Orfeo, un amore eroico e coraggioso che lo porta ad affronatre le tenebre dell'Ade pur di riportare in vita la bellissima amadriade Euridice. Le coreografie di questo primo quadro richiamano le gestualità elleniche ed i danzatori eseguono un passo a due con vesti leggere ed essenziali, ispirate ai disegni che vi si ritrovano sulle tipiche ceramiche a “figure rosse” del V secolo a.C. Interessante che in alcuni momenti il ritmo del testo recitato dai due attori (Francesca Annunziata e lo stesso Giordano) diventi musica per i piccoli gesti dei due ballerini. Il disegno coreografico è ampio, le linee sono classiche, i movimenti lunghi e donano alla pièce un qualcosa di etereo ed elegante.
Ambientata nella Francia de XII secolo è la triste storia di Pietro Abelardo, chierico e celebre insegnante di teologia, e della colta Eloisa, sua adorata allieva e impetuosa amante. Un amore carnale, sacrilego, osato, che cede il passo con gli anni alla fede in Dio, alla vita monastica per ottenere la redenzione.
Sono lontani i giorni in cui quell'incontrollabile sentimento veniva consumato e i due sposi, ormai distanti, alla luce di un candelabro a tre braccia, intrattengono un “dialogo di penna”, un botta e risposta regolato dallo spegnersi di piccole fiamme.
Al centro i due danzatori improvvisano una danza in piedi sinuosa e spiraliforme. Intrecci di braccia e movimenti di mani simulano la plasticità dell'atto erotico acerbo che si figura continuo e dinamico, senza alcuna interruzione di contatto fisico: il desiderio sessuale appare così congelato nel tempo, come un ricordo irremovibile.
I due attori, in vesti ecclesiastiche, sono invece a terra, inginocchiati sul pavimento e rivolti di tre quarti in direzioni opposte e sembrano chiudere, accanto all'azione dei ballerini, una struttura piramidale che riempie e circoscrive la scena. L'opposizione che ne risulta evidenzia proprio questa dicotomia tra immaturità e maturità, tra passione e castità. La sequenza termina con il soffio dell'Abelardo danzante che spegne definitivamente la luce dell'ultima candela come ad obliterare fin l'ultimo ricordo di quegli ardori giovanili.
È un amore maledetto invece, quello romantico tra i due poeti decadenti Paul Verlaine ed Arthur Rimbaud. Un amore omosessuale vissuto all'ombra di due figure femminili che segnarono la vita di Verlaine: sua moglie Mathilde ed una prostituta. Le due attrici sono installazioni, per lo più presenze immobili o evanescenti, spettatrici di un legame che si annida e si snoda alternando momenti di attrazione e repulsione. Tutta la scena è incentrata sulla danza interpretativa dei due attori, una danza a tratti ossessiva ma che lascia ampio spazio a rincorse, abbracci, carezze e sguardi. Sul viso degli interpreti si legge il timore e l'incertezza per una situazione in bilico tra la possibilità e l'ostacolo. La coreografia (meno tecnica rispetto alle precedenti) cattura lo spettatore per più aspetti contrastanti come ad esempio quello ludico e tenero in risposta ad uno violento e scostante.
Verlaine, interpretato da Roberto Giordano, non riesce mai a liberarsi dei suoi fantasmi femminili ed affoga l'utopia amorosa nell'alcool e nell'atteggiamento depressivo, esternando il proprio dolore in una risata quasi inferica.
Nell'ultimo racconto i protagonisti sono due vittime della Shoah quali Anna Frank e Peter Van Daan. Il loro è un amore mai realizzato, rimasto immaginato tra le mura di un alloggio e le pagine di un diario segreto, separato sul nascere dal crudele corso degli eventi. Questa volta i due danzatori indossano i panni di ufficiali nazisti ed i movimenti appaiono rigidi, scattanti, stilizzati su ispirazione dell'Hitlergruß (in tedesco, “saluto di Hitler”), creando una sequenza credibile e di forte impatto.
Il registro coreografico e recitativo adoperato dagli attori di Palco 11zero8, ostenta la volontà di sfruttare a trecentosessanta gradi le possibilità espressive del teatro, avvalendosi proprio di una minuziosa attenzione ai particolari come si intuisce dalla scelta dei costumi, degli oggetti, delle acconciature e dal linguaggio: oltre che indice di professionalità ed impegno, è decisamente segno distintivo del profondo rispetto ed amore che si ha per quest'arte.
Lo spettacolo si conclude con un sincronicissimo tango di gruppo, pulito e curato nei dettagli dallo stesso regista, in cui ciascuno degli interpreti sceglie di essere un personaggio di una delle quattro storie, favorendo così un miscuglio di epoche grazie anche agli scambi di coppia previsti dal disegno dei passi. L'intenzione è decisa, coinvolgente, arde come le note di Libertango in sottofondo. È una scena dal non-significato e non importa in realtà dei protagonisti, della vicenda o del tempo narrativo, importa interpretare l'amore in sé. Sarà l'amore poi a parlare realmente dei vissuti, poiché “raccontare l'amore è raccontare la vita”.

 

 

 

Amor Q
ideazione e regia Roberto Matteo Giordano
coreografie Gennaro Maione, Roberto Matteo Giordano
interpreti Francesca Annunziata, Roberto Matteo Giordano, Gennaro Maione, Giada Maisto
foto, luci e suono Maria Elveni, Serena Scagliarini
produzione Palco 11zero8
Salerno, Teatro La Ribalta, 9 novembre 2014
in scena 8 e 9 novembre – 15 e 16 novembre 2014

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