“La storia è un profeta con lo sguardo rivolto all’indietro: da ciò che fu e contro ciò che fu annuncia ciò che sarà”

Eduardo Galeano

Martedì, 11 Novembre 2014 00:00

C'è Shakespeare in quest'acqua

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L'ingresso in sala offre allo sguardo un quadro liquido che toglie il fiato: la laguna pervade tutto lo spazio che riesce a prendersi oltrepassando i consueti confini dell'assito, l'acqua immobile e orizzontale è onnipresente, moltiplicandosi coi suoi riflessi su soffitto e pareti, e abbatte nel nostro immaginario ogni netta demarcazione. Il blu avvolge questo luogo, oltrepassa le caviglie innalzandosi fino ad un cielo di una fluidità onirica. Immersi in questo elemento gli attori presiedono la scena, seduti immobili per non alterare quella pace visiva.

L'assito è già predisposto all'alternanza tra le due trame gemelle che, per importanza, sono pronte a confrontarsi e rispecchiarsi l'una nell'altra. Sulla destra i cattolici veneziani: Bassanio, Antonio e i loro amici. Dalla parte opposta, seduti dalla parte del torto in una posa di castigo, ci sono il giudeo Shylock e sua figlia. Sul fondo − mollemente adagiate su di un opulento letto in ottone − la signora di Belmonte, Porzia, e la sua ancella Nerissa.
In questi primi minuti di silenzio e immobilità sono le immagini a parlare e a restituire tutta la potenza del mito di quest'opera.
Poi Antonio si alza e smuove la marea che, fino alla fine, accompagna la commedia (tragicommedia) in un sali/scendi di corpi e moti dell'animo. Assaporati fino all'ultimo quegli istanti di piacere visivo, ecco che fa il suo primo ingresso la parola, che si manifesta, da subito, diligentemente rispettosa del testo originale e capace di preservarne, grazie alle elevate qualità attoriali, tutta la forza drammatica.
Nel mondo mercantile di Venezia si svolgono le vicende di: Antonio, il virtuoso mercante che ha affidato al mare le sue fortune e che non esita a prestare danaro agli amici senza chiedere nulla in cambio; Bassanio, il gentiluomo squattrinato innamorato della bella signora di Belmonte, e legato ad Antonio da fraterna amicizia in virtù della quale quest'ultimo si offre di stipulare patti che prevedono come penale la stessa vita del contraente; Shylock l'ebreo usuraio che, per riscattarsi dalle umiliazioni subite dai cristiani, propone ed ottiene la firma di Antonio sull'immondo contratto; Jessica, figlia del giudeo, che rinuncia e tradisce il padre per amore di un cristiano.
A questo mondo pragmatico e 'moderno' si contrappone quello cortese e fiabesco di Belmonte, dove la bella e ricca Porzia deve scegliere marito seguendo le istruzioni dell'amato padre non più in vita: nonostante il suo cuore e i suoi occhi siano già caduti sul bel Bassanio, lei non vuole derogare a quanto stabilito dal genitore e affida, così, alla sorte il suo destino e la possibilità di un amore.
I due mondi si mescolano, tessendo intrecci indissolubili tanto da cancellare le differenze tra Belmonte e Venezia. I cristiani che condannano il giudeo dimostrano di non essere molto meglio di lui e, ciò che di giusto e buono emerge sulle miserie umane, non ha nulla a che fare con le scelte religiose o la struttura sociale dalla quale proviene. La Porzia dell'araldico mondo cavalleresco e l'Antonio di quello commerciale e capitalista trionfano su tutto e su tutti per le loro qualità morali, il cui valore ha una portata universale. I due grandi finali: il processo a Venezia e la festosa celebrazione dell'amore a Belmonte suggellano, in questa rappresentazione, il culmine di un'unione ricercata sin dall'inizio riducendo, l'apparente dualità, ad armonica unità.
L'adattamento di Laura Angiulli punta forte sul gioco attoriale e sebbene vi sia un perfetto equilibrio nell'alternanza dei due plot − tanto da rendere impossibile individuare una trama principale e una secondaria avendo entrambe, così come voluto dall'autore, pari dignità drammatica − non altrettanto equilibrio si riscontra tra gli attori.
A dominare la scena, non tanto per ruolo quanto per virtù recitative, sono: una magnifica Porzia (Alessandra D'Elia) capace di restituire tutte le sfumature disegnate per lei dall'inchiostro del grande Bardo e, nella cui persona, si fondono perfettamente la virtù e l'ambiguità, il rigore e la grande ironia; Shylock (Giovanni Battaglia) che è superbo nell'impersonare col corpo, oltre con la parola, la dualità del più noto degli usurai, la grettezza prosaica del suo attaccamento al vile denaro che si alterna a momenti in cui l'oratoria si fa aulica ed appassionata; Antonio (Stefano Jotti) ovvero il mercante, il nuovo cavaliere dell'industria, che trasferisce al suo personaggio tutte le qualità e la levatura morale di cui abbisogna e − infine − Lancillotto (Gianluca D'Agostino), in cui il tragico e il comico si fondono in una crasi perfetta.
Una rappresentazione munifica incastonata in una scenografia favolistica che ha ricordato, a chi scrive, il miglior Greenaway.
Non è facile di questi tempi, in cui il grande poeta viene spesso svilito e mortificato da poco epiche rappresentazioni, riuscire a toccare Shakespeare così nel vivo. Laura Angiulli lo ha fatto, scegliendo  lo scrigno giusto e ricevendo, così, il premio più ambito: tutta la riconoscenza di un pubblico estatico.

 

 

 

 

 

Il mercante di Venezia
da William Shakespeare
drammaturgia e regia Laura Angiulli
con Giovanni Battaglia, Gianluca D’Agostino, Michele Danubio, Alessandra D’Elia, Maria Grazia Di Maria, Stefano Jotti, Antonio Marfella, Fabiana Spinosa, Chiara Vitiello
impianto scenico Rosario Squillace
luci Cesare Accetta
assistente alla regia Flavia Francioso
foto di scena Renato Esposito
lingua italiano
durata 1h 10’
Napoli, Galleria Toledo, 9 novembre 2014
in scena dall'8 al 16 novembre 2014

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