"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Sabato, 08 Novembre 2014 00:00

Le voci della coscienza

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Le voci di dentro di Eduardo De Filippo è un vero capolavoro che permea vari modi e orientamenti del teatro. Dal solco del teatro napoletano e dell’intreccio comico-latino, che caratterizza le commedie di Eduardo, qui vige una certa puntina di teatro dell’assurdo, tipico di Samuel Beckett, in cui gli opposti, i sentimenti interni ed i mediani salgono in superficie con l’intento di essere analizzati e di diventare oggetti di denuncia alla coscienza di qualsiasi genere ed in qualsiasi campo.

Nella versione diretta da Toni Servillo ed in scena, di nuovo a Napoli, al Teatro San Ferdinando, i giochi del doppio, del sognare da svegli e dello svegliarsi nel sogno sono caratterizzati da una scelta mirata ad essenzializzare il testo teatrale.
Il sipario già aperto, con la prima scena scarna e ben preparata (le scene dello spettacolo sono state ideate da Lino Fiorito) inquadra il tema del disturbo nel sonno e della realtà nebulosa in cui i sogni sono al limite della ricerca della verità. Maria, cameriera della famiglia Cimmaruta, dà il via all’inizio della vicenda. È seduta in cucina intenta a sognare, quando Donna Rosa la sveglia bruscamente per intimarle di iniziare i lavori di casa. Maria, dopo poco, inizia a raccontare un sogno stranissimo che ha fatto, e di cui non riesce a comprendere il significato, ma aleggia come un grande presentimento. Presentimento che presagisce il focus dello spettacolo: l’incomprensione tra il vivere ed il sognare, non riuscire a dormire e non riuscire a vivere nella chiarezza, elementi che creano sovvertimenti interiori.
Quella mattina, infatti, a causa di un sogno, Alberto Saporito (Toni Servillo) procurerà l’arresto della famiglia Cimmaruta per l’omicidio nella persona di Aniello Amitrano. Nel momento in cui compie il gesto, si rimangia le parole: forse si tratta di un sogno, ma non lo sa, non ne è sicuro e non lo sarà fino alla fine in cui l’equivoco darà vita ad un tribunale delle coscienze per la famiglia dirimpettaia ai Saporito e per il rapporto tra i due fratelli. Alberto, infatti, ha un fratello minore, suo collaboratore nell’attività impresaria lasciatagli dal padre. Si chiama Carlo ed approfitta della situazione del possibile arresto di Alberto per ereditare tutti i beni del padre, ovvero una serie di sedie.
I fratelli Saporito, interpretati dai fratelli Servillo (Peppe e Toni) sono l’uno il riflesso dell’altro, o meglio l’uno l’ombra dell’altro. Carlo è più che altro l’ombra di Alberto, e di profilo i loro nasi non mentono.
E le voci? Le voci parlano all’interno ed all’esterno, mentre, invece, Zi’ Nicola Saporito, ha deciso di abbandonare la parola, vivendo l’ultima parte della sua vita senza dialogo, abbandonandosi a segnali di petardi artificiali e sospeso nel suo habitat extratemporale, al centro della scena.
La seconda scena, infatti, sempre molto interessante, presenta l’ambiente interno ed esterno della bottega-casa dei Saporito in cui le sedie appese e la palafitta dove vive Zi’ Nicola fanno pensare ad un mondo fiabesco e fantastico. Qui le voci agiscono, sfilando una alla volta. I vari familiari Cimmaruta, dopo la falsa colpa, si accusano tra di loro, confidandosi con Alberto riguardo al famoso omicidio di Aniello Amitrano.
Ma dove sta la coscienza dei valori umani? Questo è il grande interrogativo che si pone Eduardo nella sua tragi-commedia e lo farà dire chiaramente al personaggio di Alberto. Tutti che si affastellano a dare la colpa agli altri: ma perché l’uomo ha sempre la coscienza sporca? Perché non crede nella verità dei suoi valori?
Le voci e le azioni nascono nel sogno ed, invece, nella realtà, corrispondono solo a confusione e nebbia, situazione che, nell’ignoranza, potrebbe continuare all’infinito. L’ultima scena è quella in cui Carlo si adagia su una sedia ed inizia a dormire con il rischio di attivare le sue voci di dentro.
Allora la scelta drastica di Zi’ Nicola come si spiega?
Si spiega nel fatto che se la comunicazione ed il linguaggio non sono sullo stesso binario tra i comunicanti, è meglio che si esprima in altro modo, con altri segnali.
Dopo le ultime parole evocative di pace, Zi’ Nicola muore, lasciando ai nipoti soli il compito di decodificare la realtà.

 

 

 

 

Le voci di dentro
regia
Toni Servillo
con Chiara Baffi, Betti Pedrazzi, Marcello Romolo, Toni Servillo, Peppe Servillo, Gigio Morra, Lucia Mandarini, Vincenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Antonello Cossia, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Maria Angela Robustelli, Francesco Paglino

scene Lino Fiorito

costumi Ortensia De Francesco
luci Cesare Accetta

suono Daghi Rondanini
foto di scena Fabio Esposito

produzione Teatri Uniti di Napoli, Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, Teatro di Roma
lingua napoletano
durata
1h 50'
Napoli, Teatro San Ferdinando, 5 novembre 2014
in scena dal 29 ottobre al 9 novembre 2014

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