“La sua vita fu un gomitolo di illuminazioni e di sbagli”

Il'ja Grigor'evič Ėrenburg, su Marina Ivanovna Cvetaeva

Mercoledì, 29 Ottobre 2014 00:00

Tre corti alla corte del mondo

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È giunta alla sua decima edizione la rassegna di corti teatrali più antica del sud Italia. Mi riferisco a La corte della formica, rassegna in corso fino al 2 novembre al Piccolo Bellini di Napoli. Quest’anno ogni serata è strutturata su una tripletta di corti (in replica ciascuno per due giorni consecutivi) selezionati in tutta Italia grazie al contributo di registi già presenti nelle precedenti edizioni ed altri che, invece, vi sono approdati per la prima volta.

Il tema centrale scelto per quest’ edizione è “Vincitori e vinti”, nucleo attorno a cui è avvenuta la selezione dei lavori. La giuria è composta da coloro che hanno seguito gli esordi della rassegna, ovvero Lucio Allocca, Claudio Insegno, Carlo Cerciello, Gerardo D’Andrea, insieme ad altri registi, giornalisti, drammaturghi e musicisti che hanno seguito con buon gusto artistico e competenza tecnica gli sviluppi della manifestazione.
Le serate si articolano in un clima molto disteso, dove la curiosità di capire cosa c’è dietro ad ogni creazione artistica è messa in primo piano, permettendo al pubblico, ai singoli registi ed agli stessi attori di dialogare tra loro al termine di ogni visione, “creando” e definendo il tempo e lo spazio visivo-immaginativo e quello tecnico-discorsivo, nonché riflessivo.
Sabato 25 ottobre è toccato al progetto Vincitori evinti di Enrico Pittari e con Veronica Rega (Officine Meccanima), al monologo Nella sabbia e per la sabbia di Lina Maria Ugolini, interpretato da Tiziana Bellassai (Piccolo Teatro di Catania) ed al gruppo del laboratorio per Non-Attori e spettatori consapevoli diretto da Adriana Follieri (Manovalanza) con Histoire de rien.
Nel primo corto, i due attori erano burattini in mano alla ruota della vita, in cui quattro microstorie, indagatrici della natura umana, si sono susseguite alla ricerca di un senso da dare alle emozioni ed alle convenzioni sociali, spesso in contrasto nella vita dell’uomo contemporaneo.
I due interpreti sono riusciti a costruire, in maniera tragicomica, scene ruotanti intorno all’asse dell’inadeguatezza e del bisogno di affermazione, libertà e speranza, storie e situazioni, a volte al limite del reale, spesso, quindi, in scenari quasi fantastici. Mi è parsa buona la regia e la cura della costruzione scenica, sicuramente da poter essere ancora di più arricchita dalla sperimentazione, che già non è mancata.
Il secondo corto, invece, ha reso il pubblico partecipe della storia di una donna di Gela, una madre, che, in maniera struggente, forse troppo, nonostante le grandi doti attoriali dell’interprete, ha raccontato di un tragico sacrificio consumato in una notte d’estate. Tragico il destino di questa madre siciliana, sullo sfondo di una città divisa tra le bellezze naturali ed i limiti industriali, ma forse di un tragico che non sfocia nella necessaria catarsi, ma rimane troppo saldamente legato all’inconciliabilità tra destino predefinito e volontà umana di riscatto. Un tragico psico-drammatico che non è l’evoluzione teatrale della tragedia greca ma una sua forte interpolazione, in cui anche la stessa esecuzione recitata ne resta limitata. La tensione emotiva che l’attrice è riuscita a reggere è stata comunque lodevole ed anche la scelta scenografica, scarna ma essenziale, è riuscita a valorizzare ed a concentrare la presenza scenica della donna.
Restiamo in tema di isole, antichità classica e drammi, forse dal tratto volutamente inconsistente, con il lavoro di Adriana Follieri, attrice e regista nostrana. Il tema del viaggio, come avventura dell’io, nell’immaginazione o nella realtà, attraverso vizi – vecchi e nuovi – stasi, dinamica, coraggio, reticenza, mezzi e possibilità. I non-attori della Follieri hanno ricreato un universo mitico, poetico, evocativo, basato sull’accettazione del sé, sulla prova, sulla condivisione e soprattutto sull’ironia, momenti più alti smorzati dal canto, passaggi repentini di stati d’animo. L’uomo e la sua isola, ogni uomo che è un’isola, tematiche sottili e profonde, viaggiatori alla ricerca della conciliazione dei pezzi e delle tracce di sé e del mondo. Scrive la regista: "Quello con i Non Attori è un viaggio evolutivo dentro la propria casa, città, guscio di situazioni e di relazioni. È una rivoluzione statica, interinale, a gestione familiare. È una Odissea tradotta e ridotta da chi forse non si muove – non molto, non spesso – da casa, eppure intraprende mirabolanti viaggi e avventure dell’io: capitani coraggiosi e figure di sogno, mitologici e mostruosi esseri sospesi tra la virtù e il vizio, tra la santità e la stasi".
Il lavoro che la Follieri ha scelto di fare dal 2008 con non professionisti è molto arduo ed ha un risvolto sociale-pedagogico forte. Non solo l’attore deve formarsi, ma anche il presunto pubblico, che solo vivendo la costruzione di un testo può capire quello che c’è dietro una creazione artistica.
La scelta, inoltre, di presentare uno spettacolo nato all’interno di un laboratorio per una rassegna teatrale è stata anch’essa ammirevole, ma perfettamente in linea con la “politica” della sperimentazione e, soprattutto, della forma breve e sapientemente sintetica che anima tale rassegna.

 

 

 

 

 

La Corte della Formica
Vincitori e vinti
di
Enrico Pittari
con
Enrico Pittari, Veronica Rega
scene Efesto   
costumi Fil-antropo
produzione Officina Meccanima


Nella sabbia e per la sabbia

di Lina Maria Ugolini
regia Gianni Salvo
con
Tiziana Bellassai
costumi Oriana Sessa
produzione Piccolo Teatro di Catania
immagini di scena Giancarlo de Luca


Histoire de rien – Galleria semiseria di Ulisse mancati
drammaturgia originale liberamente ispirata a: Omero, Cesare Pavese, Eduardo De Filippo, Josè Saramago, Jorge Luis Borges
di Adriana Follieri
con Teresa Battista, Fabrizio Botta, Iole D’Antonio, Gennaro Lupone, Daniela Martusciello, Valerio Pietrovita, Massimo Renzetti, Fernando Tancredi
e con la preziosa collaborazione di Gabriella Carpinelli, Lucia Ciaramella, Pasquale Quaranta, Luca Ricciardi, Davide Scognamiglio, Salvatore Spinò
scene Gisella Farete
costumi Beatrice Scognamiglio
aiuto regia Fiorenzo Madonna
disegno luci Davide Scognamiglio
produzione Aps Manovalanza
immagini di scena Giancarlo de Luca

Napoli, Piccolo Bellini, 25 ottobre 2014
in scena 25 e 26 ottobre 2014

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