“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Lunedì, 27 Ottobre 2014 00:00

Il catalogo dell'in-felicità

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Le luci si spengono e un tetro carillon proietta al di sopra del sipario un inquietante corteo spettrale in cui fantasmi e morti viventi si alternano a figure di bambini messi in fuga dal terrore. Lo spettatore raccoglie quell'indizio come una promessa, predisponendosi ad una costruttiva inquietudine.

Il sipario si apre e un uomo, che pur vestendo abiti normali sembra essersi materializzato dal carosello ultraterreno di poco prima, si rivolge al pubblico invitando con gesti enfatici qualcuno seduto alle spalle di chi scrive a salire sul palcoscenico. Si tratta dei coniugi Portman, che dovevano essere già seduti lì quando il pubblico è entrato in sala a luci accese ma non sono stati notati, talmente 'comune' e 'normale' erano il loro aspetto e il loro modo di fare. Una comunissima coppia dei nostri tempi, sono la coppia che ti siede accanto al tavolo della pizzeria o alle spalle a teatro, li conosciamo bene i Portman, ci sono familiari, piuttosto è quell'altro sopra il palco che è decisamente 'strano' e sopra le righe. Il signor Law, è il nome del tipo strano, nell'accoglierli sull'assito si scusa con loro per lo stato fatiscente del suo ufficio, il fatto è che l'azienda in piena espansione sta traslocando in locali più spaziosi e moderni, insomma più adatti ad accogliere le coppie che costituiscono la pingue clientela in forte crescita. La coppia intimidita dalla cortesia affettata dell'uomo si raggomitola su se stessa sedendosi su di uno scatolone, è allora che il signor Low, lasciando inalterati i modi cerimoniosi, comincia a inserire tra sue parole potenti vergate. "Avete fatto bene a rivolgervi a noi", dice, "coi tempi che corrono a causa di Chernobyl 'meglio niente che storpi'. Ci pensate se alla fine vi fosse arrivato un figlio vostro? Magari storpio e deforme? Mica possiamo più fare come ai bei tempi del nazismo, eh! 'il Führer c'aveva visto lungo!'".
Nell'incalzare ha sempre ben presente il limite dei due individui seduti di fronte a lui, agisce quindi con una certa cautela ma con la determinazione di chi ha deciso di spostare quei limiti fino a dove gli sarà possibile arrivare, cioè nei territori dell'anomia oltre i confini dell'etica e della morale. La coppia subisce, quell'uomo potrebbe essere il diavolo in persona ma è l'unico che può eliminare ogni ostacolo che si frappone fra loro e il desiderio di un figlio. È quindi il caso di rincarare, gli insulti si fanno più espliciti e, anche se vestiti in smoking gergale, cominciano a incunearsi nella carne come grossi ami da pesca. Bene, chi dei due è il colpevole infecondo? Certamente lui! E rivolgendosi ammiccante alla donna le confessa di sentirsi un po' come il padreterno perché è in grado di distribuire 'pesci per tutti'. Le prede cominciano a dibattersi, e qualcuno vorrebbe scappare, si arrabbia, reagisce fisicamente, è il momento di lanciare l'esca bella grossa, quella per i pescecani. Il catalogo.
Il catalogo non è nient'altro e niente di meno che un book fotografico nel quale ogni coppia potrà trovare 'la merce', pardon, il bambino ideale. In tutti i sensi. Non solo si possono scegliere il colore della pelle, degli occhi, dei capelli, l'altezza, la bellezza, ma anche tutte le capacità intellettive, e persino, 'trattandosi di prodotti umani', le sue inclinazioni. Le coscienze sembrano avere un piccolo sussulto, ma il limite è già stato portato parecchi metri avanti e ciò che li disturba non è tanto la sostanza ma la spietata chiarezza del lessico utilizzato. Insistono nel dire che un bambino non è un 'prodotto', ma in realtà è esattamente ciò che loro vogliono, un 'prodotto' che li rispecchi e in qualche modo riscatti. Vogliono un bambino con i capelli rossi della nonna, e occhi azzurro cielo, un fisico forte e atletico che superi i limiti dei loro geni, una mente superiore, un matematico, un letterato, un campione di scacchi! Loro vogliono un prodotto perfetto, ma preferiscono chiamarlo bambino.
L'intento di questo lavoro teatrale è ambizioso: destrutturare, smascherare, scavare a fondo fino ad arrivare all'essenza delle cose privandole di tutti gli orpelli moraleggianti e buonisti, dentro, fino a far emergere l'infaticabile mostro interno affamato di felicità egoista: 'la felicità richiede un adattamento sfiancante'.
Come una falce lo spettacolo passa orizzontalmente sulle sommità di temi ambigui e conflittuali che sono figli dei nostri tempi moderni: le difficoltà procreative come vendetta di una natura violata e umiliata, il rilancio dell'uomo che affronta e vince la condanna alla sterilità con la procreazione biotecnologica dalle cui piaghe fuoriescono nuove percezioni e fantasie di perfezione che si proiettano sul futuro della specie, adozioni come luoghi di sodalizio tra interessi economici e desideri di maternità che si alimentano a vicenda, la ricerca della propria idea di felicità a tutti i costi. Il campo da mietere è molto vasto e la falce non sempre riesce nell'intento, e spesso accarezza con dileggioso umorismo ciò che vorrebbe colpire. Insomma si ride parecchio, ed è certamente un effetto voluto e ben riuscito grazie al cinismo ben rappresentato di Massimo Finelli, ma i colpi che si vorrebbero assestare molto spesso vanno a vuoto. Ironia e grevità, in questo piatto, non si alternano bilanciandosi e rafforzandosi a vicenda, a prevalere è chiaramente la celia, lasciando così, a spettacolo finito, non un turbamento su cui sarebbe opportuno riflettere ma una piacevole sensazione post-commedia ben riuscita.

 

 

Il Catalogo
drammaturgia e regia Angela Di Maso
con Massimo Finelli, Patrizia Eger, Giuseppe Cerrone
scenografia Armando Alovisi
consulenza al disegno luci Cesare Accetta
tecnico luci Cinzia Annunziata
costumi Alessandro Varriale
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Galleria Toledo, 24 ottobre 2014
in scena dal 21 al 26 ottobre 2014

 

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