“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Martedì, 07 Ottobre 2014 00:00

Quando il salotto diventa un castello

Scritto da 

Un modo per avvicinarsi al teatro e affezionarsi ad esso. È lo scopo della rassegna Il Teatro cerca Casa creata da Manlio Santanelli giunta alla terza stagione in un crescendo di pubblico e di successo. Il primo spettacolo di questa stagione si è svolto nell’accogliente salotto di casa Bonadies, trasformato in un castello inglese di fine Ottocento con le atmosfere gotiche del romanzo Giro di vite di Henry James.
Solo due luci: una lampada su un piccolo scrittoio e l’altra su un leggio posto al suo fianco. Solo una voce, quella calda e spessa di Margherita Di Rauso. Fogli di carta si trovano sullo scrittoio ed altri sono accartocciati a terra.

Giro di vite inizia in questa atmosfera creata ad arte da note musicali in calando sempre più basse che già delimitano lo spazio riservato all’angoscia. La Di Rauso avanza lentamente dal fondo della sala, indossando una lunga gonna nera ed una camicetta color crema. Si guarda intorno con aria spaventata e si reca allo scrittoio dando inizio a quella che sarà una vera e propria lettura scenica. L’angoscia della protagonista è segnata anche dalle battute iniziali sul senso del limite, sul confine così labile tra noi e il mondo. “Chi definisce l’anima?”. Questa donna tormentata inizia a scrivere una lunga lettera ad un misterioso destinatario, Douglas, al quale chiede un aiuto più morale che materiale. La donna gli vuole raccontare tutta l’orribile storia di cui è stata testimone e protagonista ed avere da Douglas la certezza di essere ascoltata e di non essere creduta folle. 
Dopo questa premessa che crea l’aspettativa di orrori futuri, ecco il primo giro di vite. Sentimento e ragione, pace e angoscia, Bene e forze del Male. Su queste dicotomie si sviluppa la storia di suspense di James che, il regista Luca Di Bei, presenta dal punto di vista di questa giovane governante che trova impiego a Blay, nel Sussex, in Inghilterra, in un castello che all’epoca chiamavano “case di campagna”. Per la ragazza questo lavoro significava l’indipendenza, l’affrancamento dalla famiglia, ma la sua inesperienza la fa rimanere soggiogata dal fascino dello zio, anche tutore di due fratellini orfani che le saranno affidati.
Giro di vite.
Quest’uomo le imporrà stranamente di non rivolgersi mai a lui per ogni problema che avrebbe incontrato, ma lei non coglie questa anomalia che interpreta invece come una forma di fiducia assoluta e che lei raccoglie come una sfida ad assolvere alla perfezione il suo ruolo. I due bambini sono Miles, di circa nove anni, e la sorellina più piccola Flora. La descrizione dei due è minuziosa, dettagliata, prolissa. Soprattutto Miles sembra un angelo, creato per “essere al mondo per l’amore”. La lungaggine descrittiva su ciò che appare prepara il terreno a ciò che Miles, ma anche la bambina, in realtà sono.
Altro giro di vite.
In una spirale di suspense sappiamo che il ragazzino è stato espulso da scuola, ma la governante è troppo intimorita da quello che sta accadendo per chiedere spiegazioni. La donna, che fantastica romanticamente su una visita che non avverrà mai del tutore (come la Jane Eyre della Brontë), entra in una dimensione misteriosa quando vede i fantasmi della coppia di governanti che l’hanno preceduta. Dalla domestica la donna viene a conoscenza della storia, torbida e lasciva, tra il segretario del padrone e la governate dei bimbi, probabilmente complici ed abusati dalla coppia diabolica. I due, morti in drammatiche circostanze, sembravano tornati sulla terra per continuare il loro rapporto malefico ed impossessarsi dei bambini.
Altro giro di vite.
La donna assume il ruolo salvifico delle anime dei fratellini, convinta che siano prede del Male. In un crescendo di tensione contrapposto alle apparizioni dei fantasmi e la negazione di esse operate dai bambini e dalla domestica, si arriva al momento di massima tensione, allo spannung letterario. La bimba, in preda ad una strana febbre, è mandata in città a Londra con la domestica e la donna, rimasta sola con Miles, tenta l’ultima mossa per salvarlo dall’apparizione del fantasma del segretario.
Giro di vite.
Il bimbo muore stranamente tra le braccia della donna che lo stringe sempre più stretto per difenderlo. Anche Flora morirà. Douglas, quindi, alla fine della lunga missiva, avrà il compito di testimone indiretto della storia orribile in cui la donna si è trovata coinvolta, ma il giro di vite non riguarda solo l’elaborato intreccio a spirale che fa sprofondare nelle atmosfere gotiche di questa storia maligna, ma anche la discesa in una dimensione ultraterrena che confonde i contorni tra fantasia e realtà.
Quanto vissuto dalla donna è vero o frutto di una fantasia malata? Vede davvero o crede di vedere? Lo spettatore non lo saprà mai, rimanendo sospeso nella penombra della sala, quando la musica scivola sulle note sempre più basse accompagnando l’uscita di scena della Di Rauso.
La lettura scenica porta sempre con sé il rischio di una riuscita pesante e distrattiva, ma questa volta è resa funzionale alla scelta del luogo in cui è rappresentata ed è affidata tutta alla bravura di Margherita Di Rauso. Il movimento scenico che sul palco avrebbe dato l‘effetto della tridimensionalità è reso dal passaggio che fa l’attrice dallo scrittoio al leggio, più volte, come se quei pochi passi fossero visivamente i “giri di vite” nella mente della giovane governante. Dopo lo spettacolo, l’incontro con l’attrice è reso godibilissimo e permette agli spettatori di chiedere spiegazioni e di entrare nelle pieghe di questa storia noir.

 

 

 

 

 

 

Il Teatro cerca Casa
Giro di vite
di
Henry James 
regia Luca De Bei
con Margherita Di Rauso
foto Carmine Luino 
produzione Ma.Di.Ra
lingua italiano
durata 1h 10'
Portici (NA), Interno privato, 3 ottobre 2014
in scena 3 ottobre 2014 (data unica)

Lascia un commento

Sostieni


Facebook